PiĂš peso al welfare. Ecco come cambiano gli Istituti privatizzati

Ernesto Piccoli

Oggi, il welfare delle professioni si presenta disomogeneo, frammentario e “a macchia di leopardo”. Da una ricognizione fatta dal ministero del Lavoro (i risultati sono riportati sul sito del Sole 24 Ore, che ha curato l’indagine) emerge come l’attuale impianto delle Casse di previdenza private (circa un milione e centomila iscritti) preveda l’erogazione di diverse tipologie di prestazioni previdenziali e assistenziali, alcune temporanee – per far fronte a situazioni contingenti – altre permanenti. Il tutto però in modo piuttosto disaggregato. Certo, il problema riguarda solo alcune Casse (la Cnpr, ad esempio, ha lavorato molto bene in questo campo), ma la questione esiste.
Il quadro, però, potrebbe cambiare. L’attenzione politica sul tema welfare e professioni trova conferma nelle parole di Francesco Verbaro, segretario nazionale del ministero del Lavoro: “Ora abbiamo fatto una ricognizione generale – spiega – ma ne faremo una puntuale nel prossimo futuro. L’idea che si pone alla base di questo lavoro – spiega Verbaro – è far diventare il welfare delle professioni un pilastro nel sistema. Come primo passo lavoriamo sulle riforme dei singoli enti per favorire gli interventi dedicati all’assistenza; il secondo passaggio riguarderĂ  l’aumento del contributo integrativo che potrebbe sostenere iniziative di aiuto e sostegno alle categorie”. Si sta anche studiando la fattibilitĂ  di un sistema di welfare con prestazioni omogenee per tutti. “Sappiamo che esistono tratti comuni e tratti specifici che dipendono dall’andamento demografico e professionale delle singole Casse – dice ancora Verbaro – esistono però problematiche oggi condivise: l’instabilitĂ , la fluiditĂ  e la ciclicitĂ  del mondo del lavoro anche professionale. Le forme di aiuto condivise, quindi, dovrebbero riguardare la fase d’ingresso, e quindi i giovani, e le fasi di transizione”, che comprendono la necessitĂ  di formazione continua e i momenti di crisi.

La leva fiscale.
La leva fiscale è certamente “dirimente” per il welfare delle professioni. Da tempo si parla di una tassazione delle rendite delle Casse, oggi al 12,5%, allineata a quella dei fondi di previdenza complementare (pari all’11%), in questo modo si libererebbero risorse da investire nell’assistenza, quantificate in circa 300 milioni l’anno. “Data la complessa fase economico-finanziaria, però – afferma Verbaro – il tema sarà trattato al tavolo della riforma fiscale”.
Dalle singole Casse, intanto, arrivano segnalazioni diverse. Per Paolo Saltarelli, presidente della Cassa ragionieri, “la creazione di una struttura che possa fungere da cassa sanitaria intercategoriale per i professionisti non deve essere più considerata come un’utopia, ma come un obiettivo perseguibile e raggiungibile”.
Sia in Epap (ente pluricategoriale) sia nella Cassa geometri, per esempio, è forte la richiesta di agevolazioni per l’accesso a finanziamenti e per la tutela sanitaria. L’Inpgi (giornalisti) evidenzia la necessità di offrire coperture assistenziali ai liberi professionisti e di alzare le coperture per i co.co.co. L’Enpapi (infermieri) da tempo porta avanti un’operazione “culturale” per invitare a considerare la previdenza una forma di risparmio, e tra le conseguenze di questa politica c’è una crescente richiesta da parte degli iscritti di aumentare gli interventi di tipo assistenziale da affiancare alla previdenza tradizionale. è da sottolineare come l’allungamento della vita renda necessario rivedere le tutele attuali e analizzare nuove forme di copertura assistenziale volte a garantire la copertura di spese correlate a situazioni di non auto sufficienza (il cosiddetto long term care).
Un altro fenomeno che incide e inciderà sempre di più sulle prestazioni richieste e che caratterizza diversi ordini è la femminilizzazione delle professioni. Le donne superano il 50% degli iscritti tra psicologi, infermieri, biologi e farmacisti, e stanno aumentando velocemente tra consulenti del lavoro, avvocati, veterinari, medici e commercialisti. Il fenomeno, quindi, non può e non deve essere ignorato. La sola previdenza, oggi, non basta. Serve un sistema di assistenza che garantisca ai professionisti prestazioni base. L’obiettivo, dunque, è chiaro. Ora bisogna trovare il modo di centrarlo.

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