Petrolio, operatori temono che Opec+ non riesca ad aumentare l’offerta

Analisi Financial Times su deludente reazione mercati a mosse cartello
Roma, 7 giu. (askanews) – La reazione deludente dei mercati alla decisione dell’Opec allargata di aumentare l’offerta, più di quanto inizialmente programmato, deriva dal fatto che si teme che i cali da Russia e altri paesi superino queste extra forniture. E’ la tesi del Financial Times, in una analisi sull’andamento delle quotazioni di ieri. Ad avvio settimana, infatti, i prezzi dell’oro nero non solo non hanno mostrato cali significativi rispetto ai livelli della settimana precedente, ma anzi inizialmente hanno mostrato nuovi aumenti, con un picco del Brent poco sotto i 122 dollari. Successivamente le quotazioni si sono limate. E nel primo pomeriggio di oggi il barile di Brent perde un altro mezzo punto percentuale circa, a 118,83 dollari. Negli scambi dell’after hours il West Texas Intermediate cala sua volta di uno 0,49% a 117,90 dollari. La scorsa settimana l’Opec+, il cartello allargato a diversi produttori non allineati, tra cui la Russia, ha deciso di procedere ad un aumento dell’offerta da luglio da 650.000 barili al giorno, a fronte dei circa 432.000 precedentemente concordati. Ma secondo una società di consulenze citata dal quotidiano, la Rapidan Energy Group, in realtà l’Opec+ sarà in grado di aumentare l’offerta solo di circa 355.000 barili. Mentre molti tra i produttori più piccoli già non sono stati in grado negli ultimi mesi di centrare le rispettive quote di aumento previste. Buona parte delle problematiche, poi, derivano dalle sanzioni che Usa e Ue hanno imposto contro la Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Oltre a bloccare l’import di greggio russo (su questo l’Ue ha raggiunto un articolato accordo che prevede di ridurre drasticamente le importazioni entro fine anno) le sanzioni colpiscono anche le esportazioni di attrezzature necessarie all’estrazione verso Mosca, inficiandone le capacità produttive. Il tutto mentre il caro energia sta continuando a far galoppare l’inflazione anche nei paesi avanzati. A maggio nell’area euro ha segnato un nuovo record all’8,1% su base annua, con i rincari sull’energia che sono tornati ad accelerare sfiorando un più 40%.

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