In Iran proteste anche nelle scuole, Khamenei accusa Usa e Israele

ROMA – La morte di Mahsa Amini ha “spezzato i nostri cuori” ma non giustifica il fatto che “alcuni senza prove né sulla base di un’inchiesta abbiano reso le strade pericolose, bruciato il Corano, tolto hijab a donne velate e dato alle fiamme moschee e automobili”: lo ha detto l’ayatollah Ali Khameinei, guida suprema della repubblica islamica d’Iran.

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Un primo intervento, il suo, sulle proteste di piazza seguite al decesso della giovane il 16 settembre. L’occasione è stata una cerimonia di diploma di cadetti dell’esercito e della polizia.

KHAMANEI: “LE PROTESTE SONO STATE ISTIGATE DALLE POTENZE STRANIERE”

Secondo Khamenei, le “rivolte” sono state istigate da potenze straniere, in particolare dagli Stati Uniti e dal “regime sionista” di Israele, che non tollererebbero il rafforzamento di Teheran “in tutti gli ambiti”.Secondo i media di Stato della repubblica islamica, in scontri tra dimostranti e forze di sicurezza sono rimaste uccise finora 40 persone. Iran Human Rights, una ong con base in Norvegia, ha invece sostenuto che i manifestanti uccisi sono stati già almeno 133.

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Ancora oggi, nel diciottesimo giorno di proteste, studentesse di scuola si sono tolte l’hijab e hanno intonato canti contro i “mullah”, simbolo della repubblica islamica. Video delle dimostrazioni che sarebbero stati girati nella città di Shiraz sono stati diffusi sui social network anche da corrispondenti della stampa estera in Iran.

Iranian schoolgirls remove their head coverings and chant "mullahs must go away" today, on day 18 of protests over the death of #MahsaAmini in morality police custody for "improper hijab" amid mass arrests of activists and an internet shutdown.#مهسا_امینیpic.twitter.com/a01ILrgOlS— Shayan Sardarizadeh (@Shayan86) October 3, 2022

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