ROMA – Si stima che siano 199mila i migranti con disabilitàin Italia e 726mila quelli affetti da malattie croniche. La percentuale di persone con disabilitàtra i migranti cresce al crescere dell’etàe raggiunge il 9,1% tra coloro che hanno più di 65 anni. A metterlo in evidenza è il rapporto 2022 dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) su ‘Lavoro e formazione: l’Italia di fronte alle sfide del futuro’ in un capitolo appositamente dedicato alle persone con disabilitànella popolazione immigrata, un fenomeno che viene definito “in crescita”.
Il rapporto evidenzia come nel nostro paese siano circa 274mila i migranti con un’etàsuperiore ai 64 anni, rappresentando il 5,4% dei cittadini di altri Paesi. Il numero dei migranti anziani è sette volte superiore a quello di vent’anni fa. “Con un tale aumento del numero di anziani- scrive l’Inapp- la prevalenza della disabilitào di malattie croniche si configura come un problema rilevante tra la popolazione migrante”. Sebbene “le popolazioni che migrano al momento dell’accesso nei Paesi di destinazione siano generalmente giovani, invecchieranno esse stesse- spiega il rapporto- se gli saràpermesso di rimanere nel Paese di destinazione. L’invecchiamento della popolazione migrante sta diventando un problema rilevante da affrontare anche nei Paesi di recente immigrazione”.
L’indagine mette poi in evidenza come la quota di persone con disabilitàe affette da malattie croniche sia più bassa tra i migranti rispetto ai nativi, anche tenendo conto della diversa struttura per etàdella popolazione. La possibile ragione, spiega l’Inapp, è il noto ‘effetto migrante sano’, ossia le persone che godono di una salute migliore hanno maggiori probabilitàdi scegliere di migrare. La maggioranza delle persone sperimenta la maggior parte degli anni trascorsi in condizioni di salute precarie dopo i 65 anni e, in media, può aspettarsi di trascorrere circa la metàdegli anni successivi a tale soglia di etàvivendo con una condizione di salute o disabilitàche limita la vita. Il fenomeno dell’invecchiamento dei migranti in Europa pone dunque “questioni ineludibili- si legge nel rapporto- rispetto all’accesso ai servizi sanitari e sociali ad esso connessi, per i quali le popolazioni migranti scontano uno svantaggio mai del tutto superato anche nei Paesi con una storia più datata di immigrazione”.
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