Pioggia di aiuti ai professionisti

Un welfare «multiforme», del valore globale di 530 milioni nel 2022, che da sollievo in caso di discesa del reddito, ma aiuta anche i giovani (ad allestire lo studio, nella fase di avvio della professione) e le donne (madri che devono curare la prole, o figlie di genitori in età avanzata e non autosuffìcienti), affinché possano lavorare, contando su un contributo economico: è quello allestito dalle Casse previdenziali, «attivo, di prevenzione delle crisi di varia natura», nonché «rapido nell’intervenire, quando si manifestano le emergenze». E «ritagliato» sui bisogni delle differenti platee, giacché se ne conoscono «le sofferenze e le potenzialità». È così che la vicepresidente dell’Adepp (Associazione degli Enti pensionistici privati) Tiziana Stallone ha tratteggiato il panorama delle iniziative di supporto agli iscritti alla presentazione del XII Rapporto dell’organismo, giorni fa, a Roma, nel quale si pone della famiglia multigenerazionaie, da sempre rete primaria di protezione sociale» per gli abitanti del Paese; nel documento si rammenta come l’Emapi (Ente di mutua assistenza per i professionisti italiani), «associazione senza finalità di lucro e Fondo sanitario riconosciuto dal ministero della Salute», forte dell’adesione di 12 Casse, coinvolga circa un milione di autonomi, cui eroga prestazioni di assistenza sanitaria integrativa, «Long term care», assistenza temporanea in caso di morte e copertura contro gli infortuni. Com’è possibile osservare nelle tabelle, il «ventaglio» dei provvedimenti di welfare è articolato, tuttavia in testa alle preferenze degli associati ci sono le agevolazioni per l’accesso al credito e gli incentivi all’occupazione delle «nuove leve», insieme alla chance di rinnovare, grazie ad una quota di denaro distribuita dall’Ente di categoria, il «parco» degli strumenti tecnologici ed incrementare la digitalizzazione delle attività che vengono quotidianamente praticate; inoltre, la quasi totalità degli Istituti previdenziali ha promosso e patrocinato iniziative di formazione obbligatoria e/o specialistica, stanziando risorse per erogare borse di studio ed offrire somme utili a far sì che si possano frequenta re corsi di alta formazione (incentrati su temi come la consulenza previdenziale, la sicurezza sul lavoro, gestione dello studio, il marketing, la risoluzione dei conflitti aziendali e così via) e seguire lezioni per accrescere il proprio «bagaglio» di competenze. E, terminato l’iter di apprendimento, si è agito per consentire agli iscritti di accedere a tirocini presso aziende, strutture pubbliche, o private, nelle quali affinare le abilità acquisite. A quasi 500.000 professionisti sono stati accreditati sui conti correnti i «bonus» trimestrali da 600/1.000 euro nell’ambito del Fondo per il Reddito di ultima istanza CRui) istituito dal decreto 18/2020 allo scoppio della pandemia da Covid-19: le Casse, esercitando un «ruolo sussidiario» nei confronti dello Stato, ha scandito Stallone, han no anticipato risorse pubbliche per più di un miliardo e 71,5 milioni per corrispondere i sussidi. Ad oggi, però, apprende ItaliaOggi, il rimborso delle somme erogate è ancora incompleto: mancano, infatti, all’appello un milione 175.800 euro per Cassa forense e 830.360 euro per Inarcassa, Enti i cui associati (avvocati, ingegneri e architetti) hanno ricevuto il maggior numero di indennità.

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