Altolà in Unipol: non si fa smart working attaccato alle ferie

BOLOGNA- “Lavoratrici e lavoratori del Gruppo Unipol, insieme ai sindacati che li rappresentano, hanno continuato a dimostrare in questi ultimi anni responsabilità, serietà e riconoscenza, ma anche molta pazienza, e non possono in alcun modo accettare che l’azienda in cui hanno sempre creduto possa venir meno agli accordi presi: verrebbe meno la lealtà, la correttezza e la fiducia alla base di ogni rapporto di lavoro”. Per questo cinque sigle sindacali hanno chiesto “l’immediata rettifica” di una direttiva che ‘riscrive’ alcuni meccanismi dell’accordo sullo smart working; dietrofront necessario se si vuole “poter continuare il proficuo dialogo degli ultimi mesi, che ha permesso il ripristino delle corrette relazioni sindacali e la sottoscrizione di importanti accordi”. Firmato, First-Cisl, Fisac-Cgil, Fna, Snfia e Uilca-Uil. La loro presa di posizione è di qualche giorno fa, a seguito di una “comunicazione riservata ai Responsabili di risorse”, che andrebbe contro all’accordo sullo smart working.

L’INTESA SUL LAVORO AGILE: 4 GIORNI AL MESE (MA POSSONO ESSERE 8)

In Unipol è stata raggiunta -lo scorso 6 aprile- un’intesa sul lavoro agile da concretizzare con accordi individuali. Chi volesse usufruire di quattro giornate mensili di lavoro agile (diventano otto in situazioni particolari) deve firmare un apposito ‘contrattino’: e la campagna di accordi ‘uno per uno’ è partita a inizio maggio per portare in tutte le società del comparto assicurativo lo smart working per un periodo sperimentale di 12 mesi.

DOPO L’ACCORDO, LA ‘DIRETTIVA’: NO ‘SMART’ VICINO ALLE FERIE

Solo che, “contrariamente a quanto espressamente pattuito”, ora la comunicazione aziendale stabilisce, scrivono i sindacati, che “i giorni mensili dovranno essere ripartiti esclusivamente a settimana (uno o due giorni, a seconda dell’area di appartenenza)” e “i giorni di lavoro agile non potranno essere adiacenti a giorni di ferie pianificati“. Ecco allora che “ci corre l’obbligo di ribadire quanto sottoscritto anche dall’azienda nel Protocollo d’intesa e, soprattutto, nell’allegato con le istruzioni operative” per gli accordi sul lavoro agile, dicono First, Fisac, Fna, Snfia e Uilca. Ovvero, che nelle giornate di lavoro agile si godono “gli stessi diritti” e si hanno gli “stessi doveri” e si conserva lo stesso trattamento normativo ed economico del contratto nazionale Ania, del contratto integrativo e degli accordi in vigore. E “in caso di mancato utilizzo delle giornate di lavoro agile nel mese, le stesse non potranno essere recuperate nei mesi successivi, ferma restando la possibilità di usufruirne anche cumulativamente nel mese di riferimento”. Insomma, l’accordo prevede che i giorni prescelti “vadano concordati con il proprio responsabile, ma nulla più”.

SINDACATI: UNIPOL FACCIA DIETROFRONT, LO ‘SMART’ CONVIENE A TUTTI

Le “limitazioni” previste dalla comunicazione sono dunque “in contrasto con quanto pattuito e denotano un atteggiamento di chiusura del tutto incomprensibile. Una giornata di smart working è una normale giornata di lavoro che, come previsto dalla legge, dai contratti e dall’accordo, è soggetta allo stesso trattamento normativo delle giornate in presenza: non è una giornata di ferie, non è una giornata di malattia. È semplicemente uno strumento alternativo (e moderno) di svolgimento della prestazione lavorativa, grazie al quale questo gruppo ha continuato a macinare utili durante gli anni della pandemia”. Pertanto, avvertono infine i sindacati, “è interesse di tutti, in primis dell’azienda, far funzionare questo strumento, per continuare ad attrarre (e trattenere) nuovi talenti e per cercare di recuperare, in tutti gli altri, quel senso di appartenenza che ha fatto la fortuna di questo Gruppo, messo a dura prova negli ultimi anni”.

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