Appello per il Sud del mondo: “Impegnarsi subito per riportare le bambine a scuola”

ROMA – Il diritto all’istruzione è un’emergenza, non raccontata e però sempre più grave a causa dell’impatto della pandemia di Covid-19 e della guerra in Ucraina che sta colpendo, in modo forse paradossale, anche e soprattutto il Sud del mondo. “Con questo conflitto molti fondi sono stati deviati dall’aiuto pubblico allo sviluppo” denuncia Laura Frigenti, ceo di Global Partnership for Education (Gpe).

DOPO L’ASSALTO IN UGANDA

L’intervista con l’agenzia Dire si tiene nei giorni dell’assalto di un commando ribelle a una scuola dell’Uganda, al confine con la Repubblica democratica del Congo. Oltre 40 morti, un dormitorio dato alle fiamme, con la conta delle vittime anche quella degli scomparsi. A conferma che proprio le alunne e gli alunni, non solo in alcune regioni della Nigeria e della Somalia dove operano gruppi armati come Boko Haram o Al-Shabaab, rischiano di pagare due volte la carenza di investimenti nell’istruzione, nello sviluppo e dunque nella pace.

OLTRE 240 MILIONI DI BAMBINI “OUT OF SCHOOL”

Frigenti ne è convinta, come è convinta del fatto che l’orizzonte temporale entro il quale l’emergenza va affrontata non possa allungarsi all’infinito. Tra qualche mese comincia la presidenza italiana del G7 e poi arriverà presto il 2030, quando bisognerà già fare i conti con ciò che dell’Agenda dell’Onu per lo sviluppo sostenibile è stato raggiunto e ciò che invece non lo è.

“Negli oltre 90 Paesi dove lavoriamo ci sono più di 240 milioni di bambini e soprattutto bambine rimasti fuori dalle classi scolastiche” scandisce Frigenti, in un’intervista con l’agenzia Dire. Da oltre 30 anni manager della sostenibilità, alla Banca mondiale e poi anche in Italia come prima direttrice dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), da alcuni mesi guida come ceo un fondo multilaterale costituito nel 2002 proprio nella cornice del G7. Global Partnership for Education gestisce, cura e indirizza contributi offerti da istituzioni pubbliche e donatori privati, dalla Commissione europea alla Rockefeller Foundation, da Lego a Open Society.

LE RESPONSABILITA’ DEL G7

In Italia Frigenti fa tappa in vista delle prossime responsabilità del governo di Roma, che da gennaio assumerà la presidenza del G7 prendendo il testimone dal Giappone. Una delle domande riguarda la ripartenza post-Covid. “L’impatto della pandemia è stato abbastanza drammatico per tantissimi Paesi, soprattutto quelli a basso e medio reddito dove erano stati fatti progressi sul piano dell’accesso ma non abbastanza su quello della qualità, decisiva perché i giovani possano inserirsi nel mercato del lavoro” sottolinea Frigenti. “Abbiamo visto nei Paesi industrializzati quante difficoltà ha incontrato l’istruzione a distanza per i nostri figli; dove non c’era questa opportunità le scuole sono state chiuse anche per due anni o più, con un taglio netto, particolarmente drammatico per le bambine, che stanno tornando nelle classi in numero molto minore”. Secondo la ceo, frequentare la scuola può vuol dire “essere protette da matrimoni e maternità precoci e da una serie di malattie” che ne derivano. “Il settore dell’istruzione”, calcola Frigenti, “è andato indietro forse di una ventina d’anni rispetto a com’era in tempi pre-Covid”.

L’IMPATTO DELLA GUERRA IN UCRAINA

Questi i problemi preesistenti all’aggravarsi del conflitto in Ucraina, con l’offensiva russa del febbraio 2022 e le forniture militari della Nato. “Purtroppo c’è stata una grande diversione di fondi dall’aiuto pubblico allo sviluppo, per quanto riguarda l’istruzione e non solo” dice Frigenti. “Questa è però una conversazione difficile da affrontare: l’Ucraina e le popolazioni colpite dalla guerra devono essere senz’altro sostenute, anche se non così tanto a spese del Sud del mondo”.

APPELLO AI LEADER GLOBALI

Quella di Frigenti è allora una richiesta: “I leader globali devono cercare di capire quali risorse devono essere utilizzate a sostegno dell’Ucraina in modo che ciò non avvenga alle spese dell’Agenda 2030, che per il mondo è molto importante. E dalla prossima presidenza del G7, allora, cosa ci si potrà aspettare? “L’Italia”, risponde Frigenti, “ha l’opportunità di mettere sul tavolo temi di rilevanza globale”. Nel 2022 Global Partnership for Education ha riferito di aver erogato “grant” e contributi per oltre tre miliardi di dollari.

MISSIONE IN ETIOPIA, (EX) PAESE MODELLO

La prima missione della ceo nel suo nuovo ruolo, nel gennaio scorso, è stata in Etiopia. Nel Paese del Corno d’Africa, con oltre cento milioni di abitanti il secondo più popoloso del continente, si calcola che durante la pandemia e il parallelo conflitto armato nella regione del Tigray la spesa del bilancio statale per l’istruzione sia calata dal 26 per cento, un dato particolarmente alto, al 15 per cento. Sono numeri che aiutano a capire ma che non dicono tutto, secondo Frigenti: “Bisogna continuare la discussione sul fatto che l’istruzione è centrale non solo per l’apprendimento da parte delle persone ma perché crea crescita economica, uguaglianza, istituzioni più forti, processi democratici, governi migliori, pace e stabilità nel mondo”.

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