Bibbiano, assolto Claudio Foti. Renzi: “Quando le scuse di Meloni?”

ROMA – "Parlateci di Bibbiano": c’è stato un momento, a cavallo tra il 2019 e il 2020, in cui la cittadina da 10mila abitanti in provincia di Reggio Emilia è stata al centro di una campagna politica permanente rivolta contro il Partito democratico. Erano gli anni dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, su affidi illeciti di bambini a Bibbiano e nella Val d’Enza, sotto l’amministrazione democratica. Ieri la corte d’Appello ha assolto il presunto dominus del sistema, lo psicoterapeuta Claudio Foti, titolare dello studio ‘Hansel e Gretel’. Sono cadute le accuse di lesioni gravissime (il fatto non sussiste) verso una bambina e abuso d’ufficio (l’imputato non ha commesso il fatto, sanciscono i giudici). Il processo è ancora in corso a Reggio Emilia per altri 17 imputati. Ciò che è da rimarcare è che ‘Bibbiano’ diventò subito uno slogan da agitare in politica, a colpi di hashtag, magliette e striscioni.

All’epoca, furono soprattutto i politici del Movimento 5 stelle e del centrodestra, tra cui anche l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a imbastire una narrazione pubblica in cui il Pd veniva definito ‘il partito di Bibbiano’, sottintendendo che ci fosse connivenza per gli affidi illeciti di minori.

RENZI A MELONI: "E LE SCUSE PER LO SCIACALLAGGIO SU BIBBIANO?"

Oggi è il leader di Italia Viva Matteo Renzi, tra i primi, a ricordare quella campagna mediatica. "Ho una domanda per la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: a che ora intende chiedere scusa per lo sciacallaggio di quattro anni fa su Bibbiano?", scrive su facebook, pubblicando una foto di Meloni sotto al certello di Bibbiano, con in mano un messaggio: "Siamo stati i primi ad arrivare. Saremo gli ultimi ad andarcene!", prometteva la leader di Fratelli d’Italia.

IL LIBRO ‘FANTASMA’ DI ALESSANDRO DI BATTISTA SU BIBBIANO

Erano anni in cui in tutta Italia proliferavano striscioni e adesivi- sui pali della luce, nei vagoni delle metropolitane, sui muri degli edifici- in cui si chiedeva: "Parlateci di Bibbiano", con un’inchiesta ancora in corso usata come ariete nel tentativo di screditare un partito. Tra i più accesi nemici del ‘sistema Bibbiano’ figurava l’ex ragazzo d’oro del M5s, Alessandro di Battista, che prometteva, via social, un libro in arrivo sull’"inferno di Bibbiano". "Vi annuncio che presto (vi terrò aggiornati) uscirà un libro sullo scandalo di Bibbiano. Ci è sembrato doveroso approfondire questo scandalo anche perchè abbiamo registrato un silenzio assordante da parte del 90% del sistema mediatico nazionale. Tuttavia il libro sull’inferno di Bibbiano sarà solo l’inizio. Vogliamo dare spazio a nuovi autori e a nuove idee". Del libro non se ne è mai saputo più nulla.

LUIGI DI MAIO E "IL PARTITO DI BIBBIANO"

Tra i più acerrimi oppositori del Pd, letto come ‘partito di Bibbiano’, si registrava la presenza dell’ex ministro degli Esteri e attuale inviato speciale della Ue per il Golfo Persico Luigi Di Maio. All’epoca vice presidente del Consiglio, partiva all’attacco del Pd, in particolare dopo l’arresto del sindaco Andrea Carletti, poi rilasciato. I toni dei suoi ripetuti post e video erano questi: "Quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello “Emilia” proposto dal Pd, si rivela oggi come un sistema da incubo: bambini ”selezionati” e sottratti illegittimamente alle famiglie, per poi venire consegnati in una sorta di “affido horror” a personaggi discutibili, tra i quali titolari di sexy shop, pedofili, gente con problemi mentali". In seguito, il Pd aveva querelato Di Maio.

LEGGI ANCHE: Renzi: “Di Maio mi attacca, ma dopo Bibbiano elemosina il seggio al Pd”

ANCHE SALVINI A BIBBIANO

Non solo Meloni e M5s. Bibbiano vide la presenza anche del leader del Carroccio Matteo Salvini, nel luglio 2019, che, però, si smarcò dall’attacco al Pd.

IL PROCESSO

Nel processo "Angeli e Demoni" sui presunti affidi illeciti di minori in provincia di Reggio Emilia sono nel frattempo cambiate le accuse mosse ai 17 imputati. La presidente della Corte Sarah Iusto, ha infatti accolto il 15 febbraio le aggravanti presentate lo scorso 9 gennaio dal pubblico ministero Valentina Salvi per alcune posizioni, in ordine ai capi di imputazione di falso (perché chi li avrebbe commessi ricopriva ruoli di pubblico ufficiale), abuso di potere e lesioni (che ora diventano "continuate").
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