Caso Verona, Tosi difende gli agenti: “Reato di tortura? Questa non lo è”. È polemica

BOLOGNA – "Tortura? Dipende cosa si intende per tortura: se tortura è quella che si vede nei film della Cia…". Ma se, invece, è il caso di "uno che fermi in stazione, ubriaco marcio, magari strafatto, che viene in caserma e piscia in ufficio per maleducazione e sfregio, e magari insulta i poliziotti e gli sputa contro e si prende uno sberlone, questa non è tortura. Il problema è che il reato di tortura è stato concepito per cose che tortura non sono". Lo ha detto Flavio Tosi (un passato nella Lega e oggi parlamentare di Forza Italia) durante un’intervista a Radio Anch’io commentando l’indagine per abusi a carico dei poliziotti di Verona, l’ex sindaco della città scaligera e invitando a non dare per definitive le valutazioni emerse nell’inchiesta. Queste parole hanno subito fatto scattare una pioggia di messaggi di sdegno e critiche nei confronti dell’ex leghista, che sono arrivati alla redazione della radio.

In trasmissione, anche sull’onda di questa ondata di sdegno, viene fatto osservare all’ex sindaco che lo Stato dovrebbe garantire la incolumità anche di un arrestato, ma Tosi dice: "Francamente, però, se mi metto nei panni di un poliziotto che prende 1.200-1.300 euro al mese, che deve avere a che fare con gente di quel tipo lì che insulta, sputa e fa resistenza… Se gli dà uno sberlone… A casa mia, mi hanno educato che se mi comportavo male uno scapaccione lo prendevo. Quindi si deve vivere quel contesto lì", ricordandosi anche che gli agenti "difendono i nostri diritti e la nostra sicurezza".

"IL RISPETTO SI DEVE IN BASE A COME CI SI COMPORTA"

Lo stesso Questore di Verona, viene però fatto notare a Tosi, ha detto che anche ad un arrestato va portato rispetto. "Ma gli si deve rispetto in base a come si comporta: se piscia per terra e ti sputa in faccia… Cosa che accade…". E poi ancora sul tema ‘incolumità’: "Compito dello Stato è difendere anche gli agenti di pubblica sicurezza che lavorano per lo Stato. Invece qui siamo nelle parti invertite, che se la cava meglio chi delique e chi fa il suo dovere e ci mette del suo e rischia finisce pure a processo".

"SIAMO ANCORA IN FASE DI INDAGINE"

In ogni caso, è presto per le sentenze. "Stiamo parlando di una indagine, non è neanche cominciato il processo, le cronache sono piene di notizie e vicende giudiziare con persone arrestate quando poi vengono archiviate le indagini o assolte". Dunque attenzione a dare per "fatti certi quello che scrive un giudice che sta portando avanti l’indagine: ci sarà un primo, un secondo, e un terzo grado di giudizio perchè così prevede la Costituzione. Se dopo il terzo grado di giudizio ci sarà qualcuno condannato", allora, dice Tosi, "potremo dire che qui i fatti sono così come sono descritti. Per adesso è la parola di uno contro l’altro. Prima di tirare la croce addosso a decine di agenti aspetterei che si arrivi a sentenza, parliamo di fatti tutti da verificare". Insomma, adesso ci sono più di venti agenti indagati, ma "vediamo poi alla fine del processo se e quante condanne ci saranno", rimarca Tosi.
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