Dalle lacrime di Parolisi e zio Michele al gelo di Impagnatiello: ecco come mentono i colpevoli

di Silvia Mari e Marcella Piretti

ROMA – Pianti a dirotto, voci tremanti, disperazione. Prima che la legge arrivi a bussare. Sono tanti in questi ultimi anni i ‘colpevoli’ che prima di essere riconosciuti come tali hanno mostrato (o tentato di mostrare) un lato innocente, spesso pieno di lacrime e disperazione, per la vittima di turno che magari erano stati proprio loro a uccidere. Da Salvatore Parolisi (a cui potrebbe andare il ‘record’ delle lacrime di coccodrillo) a zio Michele o alla stessa Sabrina Misseri. Piangenti e poi, di lì a un certo lasso di tempo, finiti sotto accusa.

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I ‘GLACIALI’

Altri ‘colpevoli’, invece, hanno sempre mantenuto un aplomb distaccato, mostrandosi freddi o talvolta del tutto glaciali. È il caso di Antonio Logli, che non ha mai fatto trapelare un’emozione per la morte della moglie Roberta Ragusa (la giustizia italiana lo ha condannato, lui non ha mai ammesso nè ha fatto ritrovare il corpo). Oppure in questi giorni l’approccio glaciale è quello mostrato da Alessandro Impagnatiello, assassino reo confesso (ma senza emozione alcuna) della sua compagna Giulia Tramontano, incinta al settimo mese di gravidanza, che ha ucciso impedendole di diventare madre e di far nascere il loro bambino che si sarebbe chiamato Thiago. Nei minuti subito precedenti all’arresto ha camminato in totale silenzio, incappucciato, attorniato da decine di giornalisti. La sua confessione, hanno raccontato i magistrati, è stata fredda, pacata, senza una lacrima. Il suo primo avvocato, che ha poi deciso di rinunciare al mandato, ha detto che Impagnatiello avrebbe detto che “l’unica forma di pentimento che avrebbe un senso sarebbe quella di togliersi la vita“. In carcere a San Vittore, dove si trova dal primo giugno, è tenuto in un’ala particolare dove viene sorvegliato proprio per sventare la possibilità di un suicidio.

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SALVATORE PAROLISI

È il 18 aprile del 2011 quando Salvatore Parolisi denuncia la scomparsa di Melania Rea. Piange, sospira, si ferma con lo sguardo affranto e smarrito mentre racconta in tv quei momenti in cui la piccola figlia di 18 mesi indicò l’altalena e lui e la moglie iniziarono a dondolarla insieme. Poi racconta di Melania che si allontana per cercare un bagno. Tutto nei verdi boschi di Colle San Marco a 7 km da Ascoli Piceno. Lì dove Melania viene trovata con i pantaloni abbassati e il corpo straziato. L’ex militare è stato condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie e ha già scontato metà della pena. Nel carcere di Bollate studia giurisprudenza e può usufruire dei permessi premio. Ha pianto ancora nel tribunale di Napoli nel 2016 chiedendo di vedere la figlia. All’uomo è stata poi tolta in via definitiva l’autorità genitoriale e la piccola ha deciso di togliersi il cognome Parolisi e prendere quello della mamma.

ZIO MICHELE E SABRINA MISSERI

Piangeva Michele Misseri, per tutti zio Michele, in quel siparietto di confessioni e smentite sull’assassinio della giovanissima nipote Sarah Scazzi, uccisa il 26 agosto 2010 e ritrovata in un pozzo. Per il delitto di Avetrana sono state condannate all’ergastolo la cugina della giovane Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano, moglie di Michele. Ha pianto a dirotto anche Sabrina davanti alle telecamere di Franca Leosini che ha titolato la sua ultima puntata di Storie Maledette sull’inferno di Sabrina dietro alle sbarre del carcere di Taranto. E piangeva disperata nelle primissime ore della scomparsa, lanciando appelli in mondovisione davanti a qualunque telecamere le capitasse a tiro.

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MARCO VANNINI E LA FAMIGLIA CIONTOLI

Piange Federico Ciontoli quando a Fanpage sull’omicidio di Marco Vannini, fidanzato di sua sorella Martina e assassinato in casa dopo una cena e misteri mai chiariti in aula, racconta di quella sera. Si definisce ingenuo e dice che il padre, l’omicida secondo sentenza, deve pagare. Ma in Cassazione pagheranno anche lui e sua sorella una pena a 9 anni e 4 mesi (così come la madre Maria Pezzillo) per concorso semplice nell’omicidio volontario. Tuttora in tanti sospettano che Antonio Ciontoli si sia addossato la responsabilità per coprire altro.

ANTONIO LOGLI E ROBERTA RAGUSA

Un volto che sembra di sfinge è invece quello di Antonio Logli, l’elettricista condannato a 20 anni per avere ucciso e distrutto il cadavere della moglie Roberta Ragusa. I figli gli sono rimasti sempre vicini e il cadavere della povera donna non è mai stato trovato. L’uomo, tuttora in carcere, si è poi sposato con Sara Calzolaio, la donna con cui già all’epoca della scomparsa di Roberta Ragusa aveva una relazione (lei era la baby sitter dei figli).

IL MARITO DI ELENA CESTE

Michele Buoninconti, l’assassino di Elena Ceste, è un altro che appare molto ‘freddo’ e che sembra all’inizio non aver sbagliato un colpo, anche lui condannato a 30 anni. Suo cognato a “Quarto Grado” aveva descritto la grande sofferenza dell’uomo quando aveva ricevuto l’avviso di garanzia. Si diceva “sconvolto”.

IL GIALLO DI CARONIA

Non è stato condannato per la morte della moglie, che si è suicidata in circostanze misteriose insieme al loro bambino di 4 anni, ma ora quando c’è da parlarne va in cerca di soldi. Molti soldi. O almeno così risulterebbe dalle intercettazioni: parliamo di Davide Mondello, il marito di Viviana Parisi, la deejay che nell’estate del 2020 si sarebbe suicidata gettandosi da un traliccio sull’autostrada nelle campagne di Caronia, in provincia di Messina in Sicilia, dopo aver ucciso suo figlio, il piccolo Gioele. Di questo si è convinta la procura di Messina e si va verso l’archiviazione del fascicolo. E il marito, parlando con il cognato, si esprime così a proposito di una apparizione in televisione per parlare del caso: “Ma quale mille euro Roberto. Sì, ‘mille euro’, ma non esiste. Almeno.. ma.. il più scarso dev’essere cinquemila euro. Se no non ci vado, non mi interessa non mi sbatto”. Insomma, per meno di 5.000 euro lui non ci va in televisione a parlare (e magari a piangere) per ricordare Viviana e Goiele e parlare del ‘giallo di Caronia’.

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L’INTERVISTA DELLA MAMMA DI IMPAGNATIELLO

Tornando ai giorni nostri, ha colpito tutti l’intervista fatta ai microfoni de La vita in diretta da Sabrina Pulis, la mamma di Alessandro Impagnatiello, reo confesso dell’omicidio di Giulia Tramontano, da lui uccisa incinta la sera di sabato 27 maggio con 37 coltellate. Sabrina Paulis ha pianto singhiozzante e detto cose terribili sul proprio figlio chiamandolo “mostro”. Ha chiesto scusa alla madre di Giulia “per aver fatto un figlio così”. Sono frasi che hanno colpito tutti. Ma nei giorni immediatamente successivi al delitto questa mamma ha trascorso molto tempo con il figlio. Ed è notizia dei giorni scorsi il fatto che insieme a lui, lunedì 29 maggio, sia andata in un bar di Senago a chiedere informazioni sulla presenza i telecamere. Il barista che ha riferito tutto ai Carabinieri (ma anche in un video a Repubblica Tv), ha parlato di una richiesta fredda, asettica, tanto che lui non avrebbe mai immaginato, ha detto, si trattasse del compagno (e della ‘nuora) della ragazza scomparsa. Ha detto di essersene reso conto dopo l’arresto che erano loro. Se gli inquirenti sono portati a escludere la presenza di un complice che abbia aiutato Impagnatiello a pulire e liberarsi del cadavere (soprattutto dopo che si è scoperta l’esistenza di un carrello con cui ha spostato il cadavere), certo questo dettaglio della richiesta sulle telecamere ha lasciato tutti stupiti, ripensando alla cascata di lacrime televisive, e fatto sorgere qualche domanda. La donna in ogni caso non è indagata. Ha detto in Tv che forse non sarebbe mai andata a trovare il figlio in carcere. Chissà se c’è poi andata.

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