Mariastella Gelmini: “Siamo all’opposizione del governo, non del paese”

Mariastell a Gelmini, vicesegretario e portavoce di Azione, è la protagonista dell’intervista con Francesco Vito, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Messina.

Senatrice Gelmini, partiamo dalla giustizia. Azione voterà la riforma del ministro Nordio?
Il governo batte finalmente un colpo sul tema della giustizia. Le anticipazioni della riforma proposta dal ministro Nordio sono per noi condivisibili. Dalla cancellazione dell’abuso d’ufficio al voler confinare entro limiti più precisi un reato vago e indeterminato come il traffico d’influenze illecite, fino al limitare l’uso distorto delle intercettazioni. La direzione pare essere quella giusta e non delude le aspettative dei liberali e dei garantisti. I presupposti per votare questa riforma ci sono, proveremo a dare il nostro contributo per migliorarla ulteriormente.

Non pensa che un fronte comune delle opposizioni possa invece rafforzarvi su molte battaglie? Noi siamo un’altra cosa.
Azione non ha nulla a che fare con il Partito Democratico di Schlein né con il Movimento 5 Stelle di Conte e Grillo. La nostra opposizione in Parlamento non è pregiudiziale ne ideologica, ma costruttiva, responsabile. Non abbiamo condiviso gran parte dei provvedimenti del governo, ma abbiamo apprezzato per esempio sulla guerra in Ucraina la posizione coerente tenuta in questi mesi da Giorgia Meloni rispetto all’impostazione atlantista del governo Draghi. Siamo all’opposizione del governo, non del Paese.

Sul Pnrr crede che il governo stia facendo dei passi indietro?
Sul Piano nazionale di Ripresa e Resilienza non sono ammesse incertezze. Il governo completi al più presto la revisione del Piano, a riguardo abbiamo più volte chiesto di tener conto di due esigenze del Paese: ripristinare Industria 4.0 e Italia Sicura, l’unità di missione contro il dissesto idrogeologico. La maggioranza ha deciso inoltre di rivedere tutta la governance del Piano: ne abbiamo preso atto e non ci siamo opposti, ma adesso l’esecutivo non ha più alibi, rispetti le scadenze e metta a terra le risorse. Ce in gioco la credibilità dell’Italia.

Dopo il tragico incidente stradale avvenuto a Roma, si toma a parlare di giovani e social network.
Per la generazione dei cosiddetti “nativi digitali”, abituati fin dalla più tenera età a utilizzare le nuove tecnologie, insieme alle grandi potenzialità offerte dal web ci sono purtroppo sempre più rischi in termini di sicurezza. Di fronte a fenomeni come cyberbullismo, revenge porn, sexting, social challenge, autolesionismo, disturbi alimentari e fake news abbiamo il compito e il dovere di fornire ai nostri ragazzi gli strumenti giusti per poter navigare sul web in sicurezza. In Parlamento, grazie a una proposta di legge di Carlo Calenda, vogliamo regolamentare l’accesso dei giovanissimi ai social media, ma occorre puntare anche sull’educazione digitale da fare in classe con docenti, psicologi ed esperti. È una sfida che ci vede tutti coinvolti: istituzioni, scuola e famiglie.

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