Maturità, la traccia su WhatsApp spopola. Perché vogliamo una risposta immediata? Parla lo psicologo

ROMA – “Oggi la connessione a internet viene vissuta dai ragazzi alla stregua dei 5 sensi. Tanto è vero che quando mi interfaccio con loro e, prendendo spunto da un sondaggio realizzato in America qualche anno fa, gli chiedo se, in caso fossero costretti, rinuncerebbero all’olfatto o alla connessione, le risposte sono metà e metà. I social, WhatsApp e gli altri strumenti di questo tipo, fanno ormai parte della loro quotidianità, sono sempre più integrati nelle loro modalità comunicative. Ecco perché, a mio parare, la maggior parte dei maturandi ha scelto di parlarne nel tema d’esame”. A dirlo è Luca Mazzucchelli, psicologo, psicoterapeuta, e autore del libro ‘L’era del cuore – come trovare il coraggio di essere felici’. La traccia dedicata al testo ‘Elogio dell’attesa nell’era di WhatsApp‘, di Marco Belpoliti, è stata svolta dal 43,4% degli studenti che ieri ha affrontato la prima prova dell’Esame di Stato. Il testo era la seconda proposta nell’ambito della ‘Tipologia C – Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità’. Una riflessione su un atteggiamento oggi molto comune: il non sapere attendere, il volere tutto e subito.

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GLI EFFETTI COLLATERALI DELL’IMMEDIATEZZA NELLA COMUNICAZIONE

“E’ l’altra faccia delle nuove tecnologie, di cui WhatsApp è un esempio- continua Mazzucchelli- se da una parte la velocità e l’immediatezza delle comunicazioni ci servono e ci aiutano, dall’altra si portano dietro anche degli effetti collaterali, nello specifico il non saper più aspettare. Una cosa che vale tanto per i ragazzi quanto per gli adulti. Se si uccide l’attesa, si uccide il desiderio– riflette lo psicoterapeuta- e una generazione senza desiderio è, tendenzialmente, una generazione nei guai. E’ nell’attesa, infatti, che si forma il desiderio ed è imparando a stare nelle emozioni che compongono l’attesa che ci forma emotivamente. Se si usano strumenti che filtrano la comunicazione, che non permettono di confrontarsi vis a vis con gli altri, si diventa degli analfabeti emotivi perché le emozioni si imparano vivendole”.

COME ALLENARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA

“WhatsApp, così come altri, è uno strumento che permette di bypassare il proprio stato emotivo, di leggere sul volto le emozioni degli altri. Da una parte ci si sente protetti dallo schermo e dire alcune cose, magari, diventa più semplice, ma dall’altra non si fa il sacrificio emotivo di andare dalla persona e affrontarla direttamente, guardarla negli occhi, parlare in maniera istantanea. Ed è proprio quel sacrificio emotivo che allena il muscolo dell’intelligenza emotiva. Leggere e riconoscere le emozioni sul volto dell’altro mentre gli si parla, insegna qualcosa anche sulla propria punteggiatura emotiva. Le emozioni si imparano vivendole in prima persona e parlare vis a vis aiuta a viverle più intensamente”, evidenzia Mazzucchelli.

“Ecco allora che le tecnologie sono sicuramente una cosa positiva ma se ci appoggiamo troppo rischiamo di delegare allo strumento delle funzioni che non dovremmo delegare, o comunque non del tutto, perché sono di nostra stretta competenza. La comunicazione immediata data da questi strumenti, favorisce l’agito impulsivo: prima faccio e poi penso a quello che ho fatto. Noi, però, abbiamo un metabolismo interiore che va a una velocità diversa, abbiamo bisogno di tempo per crescere e per capire. Abbiamo bisogno prima di pensare alle cose che dobbiamo fare e poi di farle. Oggi la velocità sta ribaltando questo concetto ma il buon esempio dovrebbe venire innanzitutto da noi adulti”, sottolinea Mazzucchelli.

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