Presidenziali in Sierra Leone tra tensioni e speranze di ripresa economica

ROMA – La Sierra Leone si prepara alle presidenziali di domani tra le tensioni, dopo che mercoledì un manifestante è rimasto ucciso da colpi sparati presumibilmente dalle forze dell’ordine. E’ successo nella capitale Freetown, e ad organizzare la protesta è stato il principale partito d’opposizione, l’All People Congress (Apc), che denuncia favoritismi da parte della Commissione elettorale verso il presidente uscente, Julius Maada Bio, e il suo partito. Per questo l’Apc ha chiesto le dimissioni del direttore generale Mohamed Konneh, e quindi il rinvio dell’appuntamento elettorale di domani, che vede sfidarsi 13 candidati nonché il capo di Stato uscente, che aspira a un secondo mandato. Se nessun candidato supererà il 50% dei voti, i primi due classificati andranno al ballottaggio.

Samura Kamara, il leader dell’Apc ha così convocato una protesta che però non ha ottenuto il via libera della polizia. Prima che raggiungessero la sede della Commissione elettorale, quindi, gli agenti hanno raggiunto il corteo di dimostranti, con l’ordine di sparare anche pallottole reali, come riporta il Sierra Leone Telegraph. La polizia avrebbe effettivamente aperto il fuoco per disperdere i dimostranti e un giovane, raggiunto al petto da un proiettile, ha perso al vita. Sempre secondo la testata locale, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Sierra Leone, David Reimer, ha dichiarato: “Siamo preoccupati per i recenti incidenti avvenuti prima delle elezioni e ricordiamo a tutte le parti il loro impegno a favore della nonviolenza”.

Ieri sera, intervenendo a una trasmissione televisiva, il presidente Bio ha respinto l’appello a rinviare le elezioni sostenendo che “la nostra forza è nella diversità”, poi ha ricordato l’impegno del suo governo per rafforzare la democrazia e la riconciliazione, nel Paese afflitto da 13 anni di guerra civile. Quindi ha invitato a un confronto pacifico, e affermato che le fake news che corrono sui social media sono la principale “minaccia” per il Paese.

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BIO POTREBBE PAGARE IL PESO DELLA CRISI ECONOMICA

Il presidente Bio dovrà sperare che non peseranno troppo le tante critiche ricevute in questi ultimi mesi per la gestione dell’economia, che non ha fatto che peggiorare. Dopo lo shock della crisi economica globale determinata dalla pandemia, la Sierra Leone ha risentito degli effetti della guerra in Ucraina, che si è tradotta in un aumento dell’inflazione del 43% ad aprile scorso. Il piccolo Paese dell’Africa occidentale è uno dei più fragili del continente: su sette milioni di abitanti, il 60% vive in povertà, mentre i giovani sono tra i più colpiti dalla disoccupazione. Nell’agosto scorso il malcontento ha scatenato manifestazioni contro il governo che si sono concluse in scontri con le forze di sicurezza e 27 morti.

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Cortei si sono svolti anche il 19 giugno a Freetown. Ad animarli, sempre i sostenitori dell’All People’s Congress (Apc), che corre per la presidenza con Samura Kamara. Alcune testate africane considerano questo candidato il più rischioso per Bio, ex militare dell’esercito, che pure vinse le elezioni del 2018 presentandosi come voce fresca dell’opposizione. Dalla sua, il presidente uscente avrebbe alcuni miglioramenti nell’istruzione – che ancora risente degli anni della guerra civile, che causò l’arruolamento di migliaia di bambini tra il 1996 e il 2001 – e nella lotta alla corruzione. Secondo Transparency International, il Paese con Bio sarebbe migliorato, passando dalla 129a alla 110a posizione nella classifica globale.

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L’AVVERSARIO DI MAADA BIO: SAMURA KAMARA

Kamara, ex ministro degli Esteri, potrebbe invece capitalizzare la lunga esperienza politica, sebbene su di lui pesi l’ombra di un processo per corruzione, che dovrebbe concludersi a luglio.
Jamie Hitchen, analista politico esperto di Sierra Leone e ricercatore presso l’Università di Birmingham ad Africa News si dice in ogni caso ottimista: “Negli ultimi tempi abbiamo assistito a un regresso democratico nella regione. Quindi, se le elezioni in Sierra Leone saranno libere, eque e credibili, il Paese potrebbe diventare un punto di riferimento“.
Rukmini Sanyal, analista dell’Economist Group, guarda al dopo: “indipendentemente da chi vincerà” le elezioni, il nuovo presidente si troverà a fare i conti con le stesse sfide economiche, che non sono risolvibili nell’immediato. Pertanto “il rischio di disordini sociali” perdurerà.

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