Francia, arrestata la reporter degli ‘Egypt papers’

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ROMA – È sotto stato di fermo la giornalista francese Arianne Lavrilleux autrice degli ‘Egypt papers’, raggiunta all’alba dagli agenti della Direzione generale per i servizi interni (Dgsi) che, in presenza di un giudice istruttorio, hanno perquisito il suo appartamento nell’ambito di un’indagine aperta nel 2022 per violazione del segreto di Stato sulla sicurezza nazionale e rivelazione dell’identità di agenti sotto copertura. A darne notizia è Disclose, un collettivo indipendente di giornalisti d’inchiesta, di cui Lavrilleux è parte.

L’organizzazione fa sapere che, partire dalle 6 del mattino, i poliziotti hanno analizzato gli effetti personali e il materiale di lavoro della cronista, in particolare il laptop, altri dispositivi elettronici e documenti, in relazione al suo lavoro ai cosiddetti “Egypt Papers”, un’inchiesta pubblicata a puntate da Disclose nel 2021 che denunciava l’operazione Sirli, ossia una missione segreta francese condotta in collaborazione con le autorità egiziane tra il 2016 e il 2018 che avrebbe reso la Francia complice dell’uccisione di diverse persone.

Il lavoro giornalistico si è basato su centinaia di documenti ottenuti dalla presidenza e dall’Eliseo, dal Ministero delle Forze Armate e dai servizi di intelligence francesi. Tali documenti avrebbero dimostrato che Parigi mise a disposizione del governo guidato dal generale Abdel Fattah Al-Sisi mezzi di intelligence e armamenti, motivati con la necessità di sostenere “operazioni anti-terrorismo” nel Sahel, ma che Il Cairo avrebbe invece impiegato per condurre almeno 19 attacchi lungo la frontiera occidentale che separa l’Egitto dalla Libia contro obiettivi civili. Secondo il collettivo, sebbene non esistano cifre ufficiali, “diverse centinaia di persone” avrebbero perso la vita.

Negli “Egypt Papers” i reporter hanno inoltre dato notizia di una presunta collaborazione con agenzie esterne con sede in Europa, tramite cui la Francia avrebbe permesso alle autorità egiziane di “spiare” i propri cittadini a partire da un sistema di raccolta dati, forse col fine di bloccare la dissidenza sorta dopo il colpo di Stato con cui Al-Sisi depose il presidente eletto Mohammed Morsi, nel 2013. Il collettivo, riferendo di una serie di incontri e scambi tra gli esponenti dei due Paesi, sostiene che il governo allora guidato da Fançois Hollande avrebbe così sostenuto l’ascesa di Al-Sisi e del suo governo autoritario, intravedendo interessanti opportunità per l’industria delle armi e della sicurezza francese.

Il fermo di Lavrilleux e la perquisizione dei suoi documenti secondo Disclose sarebbe “un nuovo episodio di intimidazione inaccettabile contro i nostri giornalisti” con un “chiaro intento: identificare le fonti che ci hanno permesso di rivelare l’operazione militare Sirli in Egitto”. Anche l’ong Reporter senza frontiere (Rsf) sul social X ha condannato l’azione della magistratura giudiziaria: “Temiamo che le azioni della Dgsi possano compromettere la segretezza delle fonti”.

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