Più diritti negli slum di Nairobi con Ishtar, la dea dell’amore

ROMA – “Non difendiamo solo la comunità Lgbtq ma tutti i keniani, perché in gioco c’è il diritto alla salute”: Kelly Kigera Njokah, animatore del centro Ishtar, comincia da qui per raccontare una proposta di legge che se approvata criminalizzerebbe l’omosessualità in Kenya. L’intervista con l’agenzia Dire si tiene in locali dalle pareti rosa. Luci al neon verde fanno invece brillare le lettere di “Ishtar”: il centro è intitolato alla divinità dell’amore, della fertilità e della guerra venerata da assiri e babilonesi.

TEST, FARMACI E CONSULENZE CONTRO L’HIV

“Se la legge dovesse essere approvata si rischierebbe di bloccare perfino i finanziamenti del Fondo globale, essenziali perché possiamo continuare a garantire servizi di salute pubblica” sottolinea Njokah. “Negli ultimi tre mesi abbiamo offerto test per l’Hiv, medicine e consulenze a 768 persone, molte delle quali residenti a Kibera o in altri slum della città“.

Tra gli impegni c’è la fornitura di farmaci antiretrovirali, necessari per la terapia contro il virus all’origine dell’Aids, la Sindrome da immunodeficienza acquisita. Secondo Njokah, che ha 32 anni e da dieci lavora all’Ishtar, quelli offerti dal centro sono servizi di base con vocazione territoriale. Un ruolo lo hanno i “peer educator”, attivisti di età compresa tra i 18 e i 30 anni che conoscono i quartieri e sensibilizzano rispetto alle problematiche sanitarie.

TUTTI I RISCHI DELLA PROPOSTA DI LEGGE

Un lavoro del genere, rivolto a persone Lgbtq, sarebbe però vietato nel caso la proposta di legge fosse approvata. Il testo è firmato da Peter Kaluma, un deputato dell’alleanza di opposizione Orange Democratic Movement. L’idea è proibire tutto ciò che abbia a che fare con l’omosessualità, sulla falsariga di quanto già accaduto in Uganda. Con la Dire ne parla anche Toyo Wayua, 24 anni, transgender. “Il rischio”, denuncia, “è che anche in Kenya si possa andare in carcere per il solo fatto di ‘essere’ e non per aver commesso un crimine”.

SUPPORTO DAL FONDO GLOBALE

Wayua è coordinatrice degli attivisti che informano nei quartieri. Sono più di 120 e sono retribuiti con l’equivalente di 60 dollari al mese grazie al supporto del Fondo mondiale, un meccanismo internazionale che aiuta i Paesi più fragili nella lotta contro Aids, tubercolosi e malaria. “Se la proposta di legge fosse approvata” sottolinea ancora Njokah, “i progetti rivolti alle persone Lgbtq non sarebbero più finanziabili”. La coalizione di governo Kenya Kwanza non ha preso posizione sul testo, lasciando liberi i propri deputati di esprimersi secondo coscienza quando sarà calendarizzata. Nessun intervento specifico neanche dal capo dello Stato, William Ruto. Il presidente ha però avvertito come la “cultura” e la “religione” del Kenya non permettano “matrimoni tra persone dello stesso sesso”.

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