VIDEO | Arci, sos dall’Emilia-Romagna. Maisto: “La riforma Renzi è tutta burocrazia, volontari stufi”

BOLOGNA – Si terrà dopodomani a Roma la prima Giornata nazionale dell’associazionismo, promossa dalla Consulta Aps (le associazioni di promozione sociale) del Forum Terzo Settore. L’obiettivo è lanciare un appello di fronte alla riforma del settore (voluta dal Governo Renzi): tra burocrazia e possibile Iva, prevede ormai più rendicontazioni ai circoli rispetto al passato e in questo modo appesantisce tutto il sistema, che ancora non sta perdendo tessere ma potrebbe farlo presto, senza svolte all’orizzonte. Ne parla il presidente di Arci Emilia-Romagna, Massimo Maisto, il quale in un’intervista alla Dire si mostra preoccupato.

Nell’Aula Magna della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, giovedì, “ci sarà l’Arci così come ci saranno tante altre associazioni, quelle che le persone incrociano ogni giorno della loro vita. Associazioni culturali, sociali, creative, sportive. La riforma del Terzo settore, lanciata negli anni in cui il premier era Matteo Renzi, ha fortissime lacune, a partire proprio dal nostro mondo”, premette Maisto. Che continua: “È una riforma basata su un modello anglosassone, quello delle grandi Fondazioni, degli aspetti sanitari e sociali, senza tenere conto della nostra realtà nazionale, fitta di ex case del popolo, circoli, parrocchie, oratori, centri sociali, centri per anziani e così via. La verità è che facciamo fatica, perché la burocrazia si è appesantita molto. Approviamo le esigenze di trasparenza e rendicontazione, che consideriamo molto importanti, tanto che stiamo lavorando per realizzare i bilanci sociali. Ma abbiamo a che fare spesso con pratiche inutili, se non dannose. La volontaria o il volontario che vuole occuparsi di chi ha bisogno a o stilare un cartellone di appuntamenti culturali, ad esempio, rischia di dover dedicare più tempo allo statuto che all’attività da promuovere”.

Puntualizza però il presidente di Arci Emilia-Romagna: “Non sarà una giornata di lobbying, ma di racconto non scontato. Vorremmo spiegare cosa significherebbe, come effetto della riforma, dover chiudere o mandare in sofferenza i piccoli circoli, magari nelle aree interne o spopolate”. Quindi, rilancia Maisto, “chiediamo più semplificazione, soprattutto per le piccole e piccolissime associazioni, quelle che non arrivano a rendicontare 4.000 euro all’anno, non quelle da migliaia di iscritti o dai grossi contenitori, che è giusto abbiano certi obblighi e che operino poi a vantaggio delle loro colleghe più piccole, nel nostro mondo. E chiediamo più dialogo, per sostenere una rendicontazione puntuale ma non un controllo fine a se stesso, che sarebbe sbagliato”. Un’altra spina è quella dell’Iva, non da oggi in realtà.

“C’è una procedura di infrazione europea- riprende Maisto- con la richiesta di inserire l’Iva nelle nostre attività: non è una questione di costi, perché noi oggi già spendiamo di più di quello che spenderemmo, non potendo scaricare l’imposta, ma sarebbe un altro appesantimento burocratico e organizzativo”, il quale spingerebbe sempre di più le associazioni verso il professionismo. Spiega meglio il presidente regionale Arci: “Noi siamo contenti se creiamo posti di lavoro, ma la maggior parte delle associazioni non registra professionisti che lavorano al suo interno. In Emilia-Romagna abbiamo più di 800 associazioni affiliate, delle quali solo una minima parte strutturata economicamente per dare vita a rapporti di lavoro”. E la questione non è (solo) politica, assicura Maisto: “Come Arci siamo lontanissimi da questo Governo, lo sappiamo noi così come lo sanno loro. Ma il tema dell’associazionismo riguarda tutte le forze politiche: al momento abbiamo trovato a Roma soprattutto disinteresse, o scarsa conoscenza delle questioni di fondo, più che un Governo che boicotta. Ricordo che il 28 a Roma ci saranno anche associazioni di centrodestra, tanto per essere chiari. Spiegheremo di più, tutti quanti, che cosa siamo e cosa rappresentiamo”. Rimarca Maisto: “Le Aps sono le associazioni più diffuse, spaziando dalle ex case del popolo ai genitori di bimbi Scout, anche meno identificate. La riforma di cui stiamo parlando registra proprio alcuni passaggi sbagliati, lo stiamo dicendo ai tecnici dei ministeri con cui parliamo, anche se è difficile cambiarla. Sembra un tabù farlo, anche se si può fare”. Ecco quindi l’ultimo avviso del dirigente Arci: “C’è un enorme volontariato nel nostro mondo. Se si stufa, non lo recuperi più. Queste persone non possono occuparsi per tre quarti del loro tempo di ‘altro’, invece che di attività sociali o culturali. Il mondo Arci tiene perché noi in tutto questo, così come altre associazioni, stiamo facendo da cuscinetto”, ma non può durare per sempre.

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