Alessandra Matteuzzi uccisa a martellate, la difesa dell’ex fidanzato insiste: “È malato, serve risonanza”

BOLOGNA – Mentre le paginate dei giornali di questi giorni sono tutte per Giulia Cecchettin, la 22enne uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta a una settimana di distanza dalla laurea, a Bologna c’è una madre che ha perso sua figlia poco più di un anno fa. Anche in questo caso per mano dell’ex fidanzato Giovanni Padovani. La donna che non c’è più è Alessandra Matteuzzi, 56 anni, uccisa a martellate il 23 agosto del 2022 in casa sua e la donna che non la può più riabbracciare è Stefania, sua sorella, che proprio in questi giorni sta affrontando il processo per questo omicidio in Corte d’Assise, conosciuto come ‘il delitto Matteuzzi‘. Il legale che assiste la famiglia di Alessandra Matteuzzi, l’avvocato Chiara Rinaldi, ha dichiarato ieri a margine dell’udienza: “I femminicidi si ripetono come se nulla fosse, e si ripete lo stesso cliché: lui era un bravo ragazzo, che le faceva i biscotti, e quindi non può essere assolutamente considerato capace di gesti tremendi. Siamo nello stesso binario della povera Alessandra, quindi anche la povera Giulia e la sua famiglia probabilmente dovranno sopportare quello che Stefania ha sopportato in questi mesi”.

Da parte sua, Stefania Matteuzzi dichiara, come ha già fatto in passato, di aspettarsi “solo giustizia” dal processo in corso, perché “mi è rimasta solo quella, mia sorella non la riporta più in vita nessuno”.

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DIFESA PADOVANI CHIEDE INTEGRAZIONE PERIZIA

Giovanni Padovani, 28 anni, è un ex calciatore dilettante: è imputato di omicidio aggravato da stalking, premeditazione, futili motivi e legame affettivo con la vittima. La perizia psichiatrica che i giudici hanno affidato a tre esperti per capire se fosse lucido al momento del delitto, il 22 agosto 2022, è stata presentata nelle scorse settimane. E ha detto che sì, Padovani era in sè, era capace di intendere e di volere e ha ucciso in modo cosciente. E hanno valutato “poco credibili” i sintomi psicopatologici presentati dall’imputato. I periti hanno scritto: “Giovanni Padovani non presentava alcuna condizione di infermità di mente tale da incidere in maniera significativa sulla sua capacità di intendere o di volere”. Ieri, la difesa del 28enne, ha chiesto un’integrazione della perizia, perchè ritiene che la condizione di Padovani non sia stata sufficientemente indagata. La richiesta, spiega l’avvocato Gabriele Bordoni, sarà formalizzata nella prossima udienza, fissata per le 10.30 del 4 dicembre.

In sostanza, il legale chiederà di sottoporre Padovani a una risonanza magnetica (che doveva essere fatta il mese scorso, ma è saltata per il rifiuto dello stesso Padovani) e di provare a fare “almeno un colloquio” con l’imputato, visto che il 28enne ha rifiutato di sostenere quelli che erano stati fissati per il 22 e 26 settembre e per il 10 ottobre. Per stendere la loro relazione, i periti Pietro Pietrini e Giuseppe Sartori, coadiuvati da Cristina Scarpazza, si sono basati sui due colloqui avuti con Padovani in occasione di una precedente perizia disposta dalla Corte d’Assise per verificare la sua capacità di stare in giudizio: per i consulenti sono stati sufficienti, ma la difesa crede di no. Nella prossima udienza i periti Pietrini e Sartori, secondo cui la risonanza magnetica sarebbe “utile, ma non indispensabile”, dovranno tornare in aula per fornire chiarimenti su alcune osservazioni fatte oggi dai consulenti delle parti, in particolare quelli della difesa Alessandro Meluzzi e Cinzia Gimelli, mentre l’udienza successiva, già fissata per le 9.30 dell’8 gennaio, dovrebbe essere dedicata alla requisitoria delle pm Lucia Russo e Francesca Rago.

L’udienza di ieri è stata invece riservata alla discussione della perizia psichiatrica su Padovani. Pietrini e Sartori hanno ovviamente confermato quanto scritto nella loro relazione, vale a dire che l’imputato fosse pienamente capace di intendere e di volere al momento dell’omicidio. I due periti hanno inoltre ribadito che, stando ai risultati dei test svolti nel corso delle operazioni peritali, i sintomi psicopatologici e neurocognitivi manifestati da Padovani siano scarsamente credibili, opinione condivisa anche dal consulente della Procura Alessio Picello. Di tutt’altro avviso Meluzzi, che pur ammettendo di avere pochi elementi su cui basare le sue conclusioni (“la perizia- afferma- è stata un ‘coitus interruptus’, visto il rifiuto dell’imputato di sostenere i colloqui”) si dice convinto che il 28enne sia gravemente malato. “Quello di Padovani è il comportamento di un matto pericoloso, e mi scuso per questa espressione arcaica e orribile”, sintetizza Meluzzi, che quindi conferma la sua diagnosi, nonostante i periti abbiano scritto nella loro relazione che “nessuna delle molteplici ipotesi” proposte dai consulenti della difesa- come disturbo delirante, un disturbo psicotico breve, schizofrenia o disturbo di personalità- “trova riscontro nei dati documentali, come pure dalle risultanze dell’esame diretto” dell’imputato.

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