Busta paga un po’ piĂą alta se si rinuncia a quota 103

Con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di quota 103, il Governo ha confermato per quest’anno il relativo incentivo al posticipo del pensionamento introdotto nel 2023. I lavoratori che maturano i requisiti ovviamente possono decidere di non andare in pensione ma, in aggiunta, possono attivare l’opzione che consente di non versare all’Inps la quota di contributi a loro carico e di riceverli in busta paga. Come precisato dall’istituto di previdenza nel messaggio 4558/2023, l’esonero dal versamento include l’eventuale contributo aggiuntivo Ivs dell’1% che è dovuto, sulla quota di retribuzione eccedente la prima fascia pensionabile, dai lavoratori a cui si applica una aliquota contributiva inferiore al 10 per cento. L’opzione può essere attivata dai dipendenti del settore privato e di quello pubblico. La scelta può essere effettuata una volta sola e ha effetto fino al conseguimento di una pensione diretta (eccetto l’assegno ordinario di invaliditĂ ) o fino alla maturazione dei requisiti per il trattamento di vecchiaia. Inoltre è valida per tutti i rapporti di lavoro, sia quello in essere al momento della decisione sia quelli eventualmente successivi. Comunque l’interessato, una volta attivata l’opzione, può decidere di ritornare alla condizione standard e quindi riprendere a versare i contributi. Tuttavia anche questa scelta può essere compiuta una volta sola e ha effetto dal primo giorno del mese di paga successivo alla data in cui viene presa. Se il lavoratore ha attivato l’opzione prima della decorrenza utile di quota 103, essa ha effetto dalla decorrenza della stessa; diversamente esplica gli effetti dal primo giorno del mese seguente la decisione.

Conseguenze.
L’opzione di ricevere in busta paga i contributi ha due conseguenze:

  • si riduce l’importo di quanto versato all’Inps, incidendo sulla futura quota di pensione contributiva (tutte le pensioni hanno almeno una quota contributiva per le annualitĂ  dal 2012 in poi). Come precisato dall’istituto di previdenza nella circolare 82/2023, la scelta non ha conseguenze sulla retribuzione pensionabile e quindi sulla quota di pensione calcolata con il sistema retributivo;
  • gli importi inseriti in busta paga sono soggetti a tassazione.

Di conseguenza si maturerà un assegno pensionistico più basso e gli importi netti incassati sono inferiori a quelli lordi (cioè ai contributi non versati) quale conseguenza del prelievo fiscale.

Intreccio con l’esonero contributivo.
Gli effetti concreti devono essere verificati caso per caso, ma in genere sono contenuti sia in termini di aumento della busta paga sia di riduzione della pensione. Peraltro questa agevolazione, almeno per chi ha stipendi contenuti, si intreccia con l’esonero parziale dei contributi regolato dall’articolo 1, comma 15, della legge di Bilancio 2024, che riproduce quanto già previsto nel recente passato. Quest’ultimo è pari al 6% se la retribuzione lorda mensile imponibile a fini previdenziali non supera 2.692 euro, e al 7% se non supera i 1.923 euro. A differenza dell’opzione alternativa a quota 103, però, questo esonero non ha effetti sulla pensione futura, cioè il lavoratore non versa il 6 o il 7%, ma l’assegno sarà calcolato come se la contribuzione fosse stata conferita interamente. Quindi:

  • chi ha una retribuzione mensile imponibile lorda superiore a 2.692 euro e attiva l’opzione, ha un incremento della busta paga e una riduzione della pensione;
  • chi ha una retribuzione fino a 2.692 e non attiva l’opzione, ha un esonero del 6 o del 7%, con relativo incremento della busta paga e pensione invariata;
  • chi ha una retribuzione fino a 2.692 e attiva l’opzione, ha un aumento della retribuzione netta e una riduzione della pensione derivante dalla differenza tra i contributi a suo carico (ad esempio il 9,19% nel settore privato) e l’esonero contributivo (del 6 o 7 per cento) e quindi per la quota corrispondente al 3,19 o al 2,19% di contributi non versati.

Tenuto conto che l’esonero consente di ricevere un netto maggiore della condizione ord
inaria, senza penalizzazione sulla pensione, attivare anche l’opzione di rinuncia a quota 103 comporta conseguenze ridotte sia in termini di maggior netto in busta paga, sia sulla riduzione del futuro assegno previdenziale.

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