Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI
Che la normativa sull’ordinamento della professione debba essere aggiustata, non è da dubitare. SI tratta di una norma ormai datata, che risale ad oltre vent’anni fa.
Che alcune parti dell’ordinamento richiedano rettifiche (fra i tanti: le competenze degli iscritti a sezione A e sezione B; la sottoposizione dei bilanci del Consiglio Nazionale all’approvazione dell’assemblea dei presidenti; le norme disciplinari; il nome stesso degli iscritti a sezione B: “esperto contabile” è definizione di derivazione della professione francese, ma non è idoneo a dare al pubblico degli utenti la percezione chiara della professione) è fuor di dubbio.
Che sia necessario intervenire sulle competenze tecniche degli esercenti la professione arricchendole di caratteristiche esclusive che possono dare forza contrattuale nel mercato delle prestazioni professionali, è certo.
Che vadano previste norme specifiche a tutela delle pari opportunità, della parità di genere e delle minoranze, risulta ovvio.
A mio modo di vedere, per niente interessanti le modifiche ai regolamenti elettorali, che mi sembrano basate su un erroneo principio di assemblearismo, non previsto nel nostro ordinamento; le elezioni degli organismi rappresentativi si basano, nel nostro Paese, sulla delega: la base elegge i rappresentanti; questi ultimi E NON LA BASE! eleggono il governo.
Dare il “voto alla base” è tipico dei presidenzialismi, e non delle democrazie come la nostra.
Nulla si dice, nella proposta di riforma, sugli obblighi di iscrizione alle Casse; se la stesura originaria del D. Lgs. 139 prevedeva la unificazione delle Casse, ormai non attuata e non attuabile, si sarebbe potuto pensare di inserire nell’ordinamento professionale l’obbligo di versare i contributi alle Casse di Previdenza; mettendo così le Casse in condizione di richiedere provvedimenti disciplinari nei confronti di coloro che omettono il versamento e rendendo così più ardua la formazione di morosità da parte degli iscritti.
L’obbligo di versare i contributi è previsto già nell’ordinamento della professione forense, e dunque non sarebbe stata una innovazione al buio: ma nessun segnale è venuto in questo senso.
Mi sembra che si voglia procedere ad una accelerazione brusca del processo di approvazione, pur in presenza di tante perplessità e dubbi ed in mancanza di una completa condivisione.
Eppure, una modifica dell’ordinamento dovrebbe essere frutto di un dibattito ampio e condiviso, aperto a tutti, con spazi anche temporali sufficienti a meditare, mediare, digerire, migliorare.
E tutto questo mi pare non sia avvenuto.
