La crisi del potere d’acquisto

Stipendi fermi da anni, ma i prezzi continuano a salire

L’argomento al centro del Forum organizzato da Cassa Ragionieri ed esperti contabili

di Davide Mattei

Il potere d’acquisto degli stipendi italiani e l’aumento del costo della vita sono i temi che hanno caratterizzato  Cnpr forum “Salari bloccati e costi in salita: l’Italia che lavora è in difficoltà?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha visto protagonisti Chiara Tenerini, deputata di Forza Italia in Commissione Lavoro a Montecitorio; Paolo Ciani (Pd-Idp), segretario della commissione Affari sociali alla Camera dei deputati; Paola Mancini (FdI), segretario della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni del lavoro in Italia e Valentina Barzotti, deputata del M5s in Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni del lavoro in Italia.

Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “L’inflazione ha colpito diversi settori e l’impatto pesante è su bollette e beni alimentari. Il costo della vita è aumentato gli stipendi no. Lo Stato deve azionare leve concrete per rilanciare il potere d’acquisto delle famiglie.

Iniziamo col dire che la nostra Costituzione sancisce il diritto a una retribuzione sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa in alcuni programmi elettorali si è parlato di normare un salario minimo di nove euro lordi l’ora, c’è da chiedersi se l’importo che ne scaturisce possa essere in grado di garantire la dignità di un lavoratore e della sua famiglia. E’ sicuramente un passo per valorizzare erga omnes i trattamenti economici soprattutto per quei settori che subiscono il fenomeno del dumping contrattuale.

Di contro va considerato che le piccole e medie imprese potrebbero avere difficoltà a sostenere l’aumento del costo del lavoro. Quindi il raggio d’azione politico deve avere una visione molto più ampia. Oltre al tema dei bassi salari l’Italia fa i conti con una produttività che cresce troppo lentamente. Non è solo un problema di retribuzioni ma serve intervenire anche su innovazione, formazione e qualità del lavoro”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Quando si parla di cuneo fiscale in realtà si parla di un intervento sul cuneo previdenziale, perché lo sconto che viene fatto al lavoratore riguarda le trattenute Inps che vengono decurtate a seconda della fascia di retribuzione fino al 7,15 per cento. Tutto questo diventerà a lungo temine un minore accantonamento nel montante retributivo di tutti i lavoratori”.

* ItaliaOggi

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