BOLOGNA – Con la somministrazione a casa della pillola Ru486 introdotta alla Regione Emilia-Romagna, alla donna “si consente di abortire da sola nel bagno di casa, espellendo il feto e tirando lo sciacquone”. Sono le parole usate ieri dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Priamo Bocchi durante un dibattito in Assemblea legislativa sull’aborto. Parole che ovviamente hanno attirato le critiche del centrosinistra, che aveva proposto la risoluzione (poi rimandata alla prossima seduta del 22 novembre per mancanza di tempo) contro le preghiere dei pro-vita fuori dalle cliniche dove si pratica l’interruzione di gravidanza. E le scintille non sono mancate. “Oggi l’Emilia-Romagna consente l’aborto a domicilio, la seconda dose la donna la può prendere a casa e mi chiedo se si rende conto chi ha parlato di violenza o comunque di prevaricazione contro un diritto della donna”, dice Bocchi. Per il quale la violenza è ben altro: “Le si consente di abortire da sola nel bagno di casa, espellendo il feto e tirando lo sciacquone, perché questo è quello che succede, se si può dire. Questa è la verità”.
È “inaccettabile, a tutto c’è un limite e la pazienza poi si esaurisce”, insorge dai banchi della maggioranza il dem Francesco Critelli. “Si esaurisce- precisa il consigliere Pd- non perché non ci sia la libertà di dire quello che si pensa, ma perché alcuni temi che toccano la carne viva e la sofferenza di decine di migliaia di donne meritano di essere trattati con rispetto e non si può pensare di discutere politicamente in questa maniera così barbara e così violenta”. “Abbiamo sentito che la pillola del giorno dopo è tirare lo sciacquone col feto dentro, una serie di bestialità offensive”, aggiunge la capogruppo di Avs Simona Larghetti. La dem Alice Parma ha invece spiegato che per evitare le pressioni dei pro-vita davanti ai reparti “serve principalmente una normativa nazionale come quella già adottata in altri paesi europei per istituire zone di accesso sicuro intorno a ospedali e consultori, in modo che le donne, a prescindere dalla motivazione per cui si stanno recando in quei luoghi, possano farlo senza influenze esterne, spesso invadenti nei modi”. Servirebbero queste zone a tutela della libertà di scelta e della dignità di ogni donna”. Quella delle associazioni pro-vita “è violenza psicologica, è un attentato alla salute, è una grave violazione del diritto alla salute. Quelle sono molestie e intimidazioni”, dice il 5 stelle Lorenzo Casadei, primo firmatario della risoluzione. Per la meloniana Annalisa Arletti, però, va garantito anche il diritto a manifestare oltre a quello alla salute. “È inammissibile una gerarchia astratta dei diritti, deve esserci un bilanciamento”, sostiene.
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