Povertà, bambini a rischio

Esclusione sociale per quasi un terzo dei giovanissimi

L’argomento al centro del webinar organizzato da Cassa ragionieri ed esperti contabili

di Filippo Rossi

L’Istat ha lanciato un allarme che riguarda il futuro del Paese, quasi un bambino su tre è a rischio povertà o esclusione sociale. Nel Sud e nelle Isole il dato tocca quasi il 44%, spesso mancano servizi sociali e reti di sostegno per l’infanzia e le famiglie.

Qual è la responsabilità più urgente delle istituzioni di fronte a questi numeri rispetto a un nuovo modello di intervento più vicino ai bisogni reali delle persone è il tema trattato nel corso del webinar promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha visto protagonisti: Ylenia Zambito (Pd), segretario della Commissione Affari sociali  e Lavoro a Palazzo Madama; Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Finanze a Montecitorio; Mauro Del Barba (Iv), segretario della Commissione Finanze della Camera dei Deputati; Laura Cavandoli, parlamentare della Lega Commissione Finanze a Montecitorio.

Il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Sabatino Broccolini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Teramo: “L’Istat ha lanciato un allarme sul futuro del Paese. Un bambino su tre è a rischio povertà o esclusione sociale. Numeri che non possiamo in alcun modo consentirci. Investire sul capitale umano significa combattere le diseguaglianze e offrire a tutti opportunità di studio, crescita e formazione adeguati ad affrontare le sfide del mercato del lavoro. In particolar modo il Sud e le isole vedono dati allarmanti con mancanza di reti per l’infanzia e le famiglie fondamentali”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “Promuovere l’inclusione significa abbattere le ‘barriere’ che impediscono a individui e gruppi di sentirsi accettati e valorizzati. Questi ostacoli possono essere di natura economica, etnica o culturale e negano a chi desidera integrarsi nella società la possibilità di accedere agli stessi diritti e opportunità di formazione e crescita degli altri. È importante distinguere inclusione e integrazione: l’integrazione implica l’inserimento di un soggetto all’interno di una comunità, richiedendo l’adattamento ai modelli culturali prevalenti; l’inclusione, invece, è un concetto più profondo e prevede che sia la società ad aprirsi a chi proviene da contesti e culture diverse. Non dobbiamo confondere i due concetti: sull’inclusione, infatti, permangono ancora molti pregiudizi, poiché nella nostra società manca una cultura pienamente radicata del rispetto e dell’accoglienza”.

* ItaliaOggi

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