In Italia ancora pochi laureati

Percentuali molto inferiori rispetto a quelle di Ocse e Ue

L’argomento al centro del forum organizzato da Cassa ragionieri ed esperti contabili

di Filippo Rossi

Il gap nella percentuale dei laureati tra Italia e il resto d’Europa con il corollario delle difficoltà di matching tra istruzione e mercato del lavoro è il tema affrontato nel corso del Cnpr forum “Scuola, istruzioni per crescere”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha visto protagonisti Guerino Testa (FdI), segretario della Commissione Finanze a Montecitorio, Ylenia Zambito, senatrice del Pd in Commissione Affari sociali e Lavoro a Palazzo Madama, Alessandro Colucci (Nm), segretario di presidenza della Camera e Rosaria Tassinari, deputata di Forza Italia in Commissione Cultura e Istruzione.

Nel corso del dibattito moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari: “Secondo il rapporto Ocse la media dei laureati sfiora il 41%, nell’UE al 35% in Italia non arriva al 21%. Questi numeri hanno un peso determinante per la crescita dell’Italia.

Occorrono misure urgenti e consistenti per colmare queste differenze che rischiano di pesare come un macigno sul futuro del nostro Paese. Investire nel capitale umano non solo è un dovere ma è anche una necessità se davvero vogliamo restare al passo con gli altri Paesi in termini di innovazione e sviluppo tecnologico”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Il fatto che l’Italia ‘produce’ pochi laureati è un problema strutturale che si trascina dal dopoguerra. Siamo molto indietro rispetto alla media europea, mentre l’Ue ha fissato come obiettivo il 45% di laureati entro il 2030.

Le cause di questa arretratezza sono molteplici: dalla fuga di cervelli alla carenza di orientamento per gli studenti, fino a un sistema produttivo che non dialoga a sufficienza con quello formativo, creando un disallineamento tra istruzione e mercato del lavoro. La mancanza di competenze è un problema serio: molti giovani scelgono di andare all’estero, dove trovano prospettive di carriera migliori e retribuzioni più adeguate.

È indispensabile incentivare la formazione e renderla più aderente alle esigenze occupazionali, favorendo un corretto inserimento nel mondo del lavoro. Allo stesso tempo, è fondamentale ridurre le disuguaglianze di ricchezza e di genere in tutti gli ambiti: pubblici, economici e politici, per colmare i divari di accesso ai servizi, attraverso strumenti e programmi capaci di cambiare concretamente la situazione”.

* ItaliaOggi

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