Incentivi al posticipo del pensionamento

Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI

La legge di bilancio 2025 ha prorogato per i lavoratori dipendenti iscritti alla gestione INPS il c.d. “bonus Maroni”.

L’incentivo, operativo da alcuni anni, è diretto a quei lavoratori che, maturando i requisiti per la pensione, scelgano di non pensionarsi e di proseguire l’attività lavorativa.

Il lavoratore che intenda beneficiare dell’incentivo può, continuando a lavorare, fare richiesta all’INPS di rinuncia al pagamento della quota di contribuzione previdenziale a suo carico, vedendo così aumentata la sua retribuzione netta di un importo pari alla mancata trattenuta per gli oneri previdenziali.

La legge di bilancio 2025 ha – ulteriormente – stabilito che la somma derivante dal bonus venga accreditata al lavoratore in regime di totale esenzione fiscale.

Il datore di lavoro viene sollevato dall’obbligo di versamento dei contributi a carico del lavoratore che ha esercitato la facoltà di incentivo al posticipo, ed ha l’obbligo di corrispondere la quota direttamente in busta paga, restando obbligato al versamento dei contributi a proprio carico.

L’esonero contributivo a favore dei lavoratori non può avere decorrenza antecedente il 1° agosto 2025 per i lavoratori dipendenti di aziende private, ed il 1° ottobre 2025 per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

La decorrenza della pensione per i lavoratori che intendano beneficiare dell’incentivo è posposta a tre mesi dalla maturazione del requisito (quattro mesi per i dipendenti pubblici); il lavoratore può recedere dal bonus e chiedere il pensionamento in qualunque momento, revocando la richiesta di beneficio.

Dai dati forniti dall’INPS sembra che l’adesione alla misura abbia avuto numeri importanti: circa 53.000 lavoratori ogni anno chiedono di utilizzare il beneficio.

Si tratta, come appare evidente di una decontribuzione che – in cambio del rinvio del pensionamento – consente ai lavoratori di ottenere un vantaggio economico.

La misura, per come è strutturata, è utilizzabile soltanto da chi è iscritto al Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti gestito dall’INPS; ma potrebbe anche diventare uno strumento che debitamente adattato potrebbe rivelarsi utile alle Casse previdenziali dei professionisti.

Pensando, ad esempio, all’accredito per chi esercita l’opzione di rinvio dei contributi integrativi o parte di essi sul montante contributivo; ovvero ad un premio sull’aliquota di computo: maggiorando l’accredito del soggettivo di alcuni punti rispetto al versato per chi rinvia il pensionamento.

Naturalmente la misura dovrebbe essere oggetto di opportuno studio attuariale per verificarne la sostenibilità; ma in un’epoca nella quale il valore del rapporto iscritti/pensionati assume sempre più livelli preoccupanti, potrebbe essere uno strumento da valutare.

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