Sale l’occupazione, mentre la produttività rimane al palo
L’argomento al centro del Forum organizzato da Cassa ragionieri ed esperti contabili
di Filippo Rossi
In Italia alla crescita occupazionale non corrisponde una adeguata crescita economica. È il tema affrontato nel corso del Cnpr forum “Più lavoro meno crescita: il paradosso italiano, come rilanciare il sistema?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha visto protagonisti Antonio Misiani (Partito Democratico), vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato, Andrea Mascaretti (Fratelli d’Italia), deputato nelle Commissioni Bilancio e Lavoro, Mauro Del Barba (Italia Viva), segretario della Commissione Finanze a Montecitorio e Luca Squeri (Forza Italia), segretario della Commissione Attività Produttive della Camera.
Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei commercialisti è stato espresso da Mario Chiappuella, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Massa Carrara: “L’occupazione cresce ma la produttività resta ferma. Bisogna capire dove si spezza il legame tra lavoro e crescita economica. La scuola e l’università formano ma lontano dalle esigenze delle imprese. Si deve creare un ponte reale tra istruzione, innovazione e produttività”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “La crescita economica e dell’occupazione è un tema complesso che richiede un approccio propositivo e interventi concreti. Negli ultimi due decenni, tuttavia, il costo del lavoro è stato considerato quasi esclusivamente come una variabile da comprimere per mantenere la competitività, perdendo di vista il valore del lavoro come fattore produttivo. Si è finito così per ridurre il lavoro a un costo da contenere o sostituire, anziché a una leva di crescita.
Tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, uno riguarda proprio la “buona occupazione e la crescita economica”, intesa come sviluppo inclusivo, piena occupazione e lavoro dignitoso per tutti. L’obiettivo prevede azioni concrete volte a creare nuovi posti di lavoro, promuovere la formazione professionale, ridurre le diseguaglianze di genere e migliorare le condizioni lavorative.
Purtroppo, la corsa alla competitività rischia di far perdere di vista la qualità e il significato profondo di questo traguardo. In Italia, più che di salario minimo, sarebbe opportuno parlare di salario d’ingresso: il vero problema riguarda infatti l’accesso dei giovani al mondo del lavoro, spesso accompagnato da retribuzioni troppo basse e non dignitose”.
* ItaliaOggi
