L’analisi di Mario Civetta, candidato presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili
Una leadership democratica per il futuro della professione
di Leonardo Ventura
In una fase storica segnata da profonde trasformazioni economiche, istituzionali e territoriali, il ruolo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili si conferma sempre più strategico per lo sviluppo del Paese.
Non solo professionisti della fiscalità e dei bilanci, ma veri e propri intermediari tra imprese, cittadini e istituzioni, capaci di interpretare i bisogni dei territori e tradurli in soluzioni concrete di crescita e sostenibilità.
È in questo contesto che si inserisce la candidatura di Mario Civetta (nella foto) alla Presidenza del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, fondata su un modello di leadership democratica, partecipata e orientata all’ascolto. Una leadership che mira a rafforzare il legame tra gli iscritti e gli enti territoriali, valorizzando il ruolo degli Ordini locali come presìdi economici e sociali.
«I commercialisti sono un’infrastruttura immateriale del Paese – afferma Civetta –. Siamo presenti in ogni territorio, conosciamo le dinamiche delle PMI, delle amministrazioni locali, del terzo settore. Per questo la governance della professione deve partire dall’ascolto degli Ordini e dal confronto costante con i territori».
La proposta di Civetta si fonda su un metodo inclusivo, che supera logiche verticistiche per promuovere una rappresentanza realmente condivisa. Un’impostazione che sta raccogliendo ampi consensi all’interno della categoria: oltre il 50 per cento, in termini elettorali, ha già aderito alla sua cordata, segnale evidente di una domanda diffusa di cambiamento e di maggiore partecipazione democratica.
«Questa adesione così ampia non è un dato numerico, ma un messaggio politico forte – sottolinea il candidato –. Significa che la professione chiede unità, dialogo e una visione strategica comune, capace di mettere a sistema le competenze diffuse sui territori».
Nella visione di Civetta, i commercialisti sono chiamati a svolgere un ruolo centrale anche nei processi di attuazione delle politiche pubbliche: dal PNRR alla transizione digitale ed ecologica, dal risanamento finanziario degli enti locali al supporto alle imprese nei percorsi di innovazione.
Per farlo, però, è necessario un Consiglio Nazionale che valorizzi gli ordini territoriali, supportandoli e non esautorandoli nella propria attività di ausilio per gli iscritti.
«Vogliamo, in altri termini, che nel parlare dei commercialisti non si parli prevalentemente, se non esclusivamente del Consiglio Nazionale, ma che le risorse di cui dispone il vertice del CN vengano utilizzate come cassa di risonanza delle molteplici iniziative che, già ora, costituiscono un’eccellenza nei territori, ma che pochi conoscono. Solo così l’autorevolezza diventa veramente reale per tutta la categoria.
La sfida che si apre, dunque, non riguarda solo una competizione elettorale, ma il modello di leadership e di rappresentanza che venga percepito come vicino a tutti. Il nostro futuro e la nostra sfida principale, infatti, è tornare a rendere gli iscritti consapevoli e orgogliosi del proprio ruolo sociale attraverso un concreto e, non formale, riconoscimento della funzione strategica che i 120mila commercialisti hanno con la loro presenza capillare in tutta Italia, nel sostenere l’economia anche nei momenti difficili, come hanno dimostrato nel periodo pandemico».
*Il Tempo
