Riscoprire la Professione: come ricostruire identità, attrattività e comunità

Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI

Questa settimana non parliamo specificamente di previdenza, dedicando la nostra attenzione alla professione, anzi alla Professione con la “P” maiuscola come mi piace definirla.

Sull’ovvio presupposto che se la Professione cresce e si sviluppa, anche la previdenza, che è ad essa strettamente connessa, cresce a sua volta e conferma la sua sostenibilità futura.

È indubbio che negli ultimi anni la proliferazione di numerosi albi, elenchi, registri abbia frammentato la Professione; oltretutto si tratta di una proliferazione che è passata quasi nel silenzio dei nostri organismi direttivi.

E lo spezzettamento delle attribuzioni professionali è stato sicuramente parte della riduzione di attrattiva per i giovani ad entrare nella Professione.

Mancanza di vocazioni, difficoltà a trovare nei giovani la sacra componente di passione, di impegno e di responsabilità; quella che ha caratterizzato il passato periodo di esponenziale crescita degli iscritti.

Ci si chiede come sia possibile oggi riportare i giovani, quelli che entrano nel mondo del lavoro, a sentire il richiamo di una Professione che non è solo tecnico – contabile o solo di contenuto fiscale: è una Professione che ha importanti contenuti giuridici, ed ha un profondo valore etico, umano, di utilità sociale.

In anni passati il mondo delle professioni era elitario, ma oggi non può esserlo più: se la Professione è già di per sé riservata a soggetti che hanno compiuto un corso di studi e superato un esame di stato, deve però essere percepita come una comunità che accoglie, difende e valorizza ogni iscritto. Anche e soprattutto chi opera nelle periferie e nei piccoli studi.

Una comunità che si dedica alla propria mission con impegno, dedizione, competenza e passione; dobbiamo contribuire a costruire professionisti consapevoli, capaci di svolgere il proprio lavoro con entusiasmo e umanità; unendo e combinando il rigore delle conoscenze, delle esperienze acquisite alla sensibilità umana e sociale.

Dobbiamo riuscire a costruire una Professione inclusiva, nella quale gli organi direttivi rappresentino davvero ogni singolo iscritto, grande o piccolo, giovane o anziano, esperto o alle prime armi; residente nei grandi centri e nelle piccole realtà comunali.

E credo che ognuno di noi porti la responsabilità di contribuire alla Professione con la propria integrità e la propria capacità di motivare e far crescere i più giovani.

In questi mesi stanno partendo le campagne elettorali per l’elezione dei consigli degli ordini e la successiva elezione del consiglio nazionale: facciamo sì che questi principi siano quelli che ispirano ed ispireranno i colleghi che si candidano alla guida della Professione; solo così essa potrà essere ancora rispettata, amata, riconosciuta come parte fondante della classe dirigente e della società civile.

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