Pugliatti (ad della Id Technology): c’è assenza di motivazione nella nostra esclusione. La piattaforma Eligo ha presentato ricorso al Tar per verificare la correttezza dell’affidamento
Il ricorso sul voto telematico per le elezioni dei commercialisti apre un confronto delicato su trasparenza e correttezza delle procedure di affidamento. Al centro della vicenda ci sono le modalità con cui il Consiglio Nazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha assegnato il servizio di voto da remoto.
Irene Pugliatti (nella foto), amministratrice di ID Technology srl, chiarisce le ragioni del ricorso, le criticità emerse e perché il caso assume rilievo anche oltre la singola gara, toccando temi centrali come concorrenza, motivazione degli atti e fiducia nelle istituzioni.

Per quale motivo avete presentato un ricorso sulle procedure adottate dal CNDCEC per l’affidamento del voto telematico?
ID Technology, che eroga la piattaforma Eligo, ha presentato ricorso perché, dopo aver partecipato alla manifestazione di interesse e aver depositato la propria offerta il 23 ottobre 2025 (€ 60.035 + IVA), il 30 ottobre 2025 ha ricevuto una comunicazione di non ammissione priva di motivazioni. Nello stesso giorno è stata presentata un’istanza di accesso agli atti, rimasta senza riscontro. L’affidamento è stato appreso solo il 10/12/2025, mentre l’atto risulta datato 04/11/2025 per un importo di € 119.300. In questo quadro è stato chiesto al Tribunale Amministrativo Regionale di verificare la correttezza della procedura, inclusi i profili legati alla rotazione.
Quali sono le principali criticità riscontrate e quali garanzie sarebbero mancate?
Le criticità riguardano l’assenza di motivazione nella comunicazione di esclusione e la mancata effettività dell’accesso agli atti. Senza poter esaminare verbali, criteri e valutazioni, non è possibile ricostruire il percorso decisionale, anche considerando che negli atti successivi viene richiamata una comparazione delle offerte. In questo contesto risultano indebolite le garanzie di trasparenza e verificabilità, particolarmente rilevanti per un servizio elettorale.
In che modo è venuto meno un reale confronto competitivo nella scelta del fornitore?
La non ammissione priva di motivazione e l’assenza di accesso alla documentazione hanno impedito di comprendere come siano stati applicati i criteri di valutazione. L’affidamento è stato conosciuto solo a distanza di oltre un mese. In assenza di motivazioni conoscibili nei tempi, la comparazione tra le offerte non è verificabile e il confronto competitivo non risulta effettivo.
Con due soli operatori partecipanti, la fase preliminare è stata gestita correttamente?
Con soli due operatori è necessario il massimo rigore. Se una delle due offerte viene ritenuta non ammissibile e l’atto finale conduce a un affidamento diretto al fornitore uscente, è essenziale che motivazioni, verbali e criteri siano conoscibili, anche in relazione alla rotazione. Questo è ancora più rilevante in presenza di una marcata differenza economica tra l’offerta presentata (€ 60.035 + IVA) e l’importo dell’affidamento (€ 119.300).
Perché questa vicenda è rilevante anche al di là del singolo caso?
Perché riguarda una modalità di spesa pubblica molto diffusa. In Italia, nel 2023, quasi il 50% degli appalti sopra i 40.000 euro è avvenuto tramite affidamento diretto e, includendo le procedure negoziate senza bando, si arriva a oltre il 78%. Su un mercato che vale poco più di 280 miliardi di euro l’anno, trasparenza, motivazione e tracciabilità delle scelte diventano elementi centrali per garantire concorrenza e fiducia nelle istituzioni.
*Il Tempo
