L’improbabile Gaza a forma di Trump | VIDEO

ROMA – A Davos, nel cuore del Forum economico mondiale, Trump ha tolto il velo al progetto di un “Consiglio di pace” destinato – molto teoricamente – a supervisionare il futuro governo della Striscia di Gaza. Ma è andato oltre. Ha mostrato come vorrebbe che fosse la futura Gaza dei suoi sogni.

A illustrare la visione americana è stato Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, nonché imprenditore immobiliare. Davanti a giornalisti e delegazioni internazionali, Kushner ha mostrato il piano per la ricostruzione di Gaza, dove secondo le stime l’83 per cento degli edifici è stato distrutto dai bombardamenti israeliani degli ultimi anni.

Le immagini proiettate raccontano una Gaza irriconoscibile: quartieri avveniristici, skyline di grattacieli di lusso, aree urbane ridisegnate da zero al posto delle attuali città di Gaza e Rafah. Una vetrina patinata, però, priva di dettagli essenziali. Nessuna spiegazione su tempi, modalità o governance del processo di ricostruzione.

Kushner ha snocciolato cifre su investimenti futuri, crescita economica e nuovi posti di lavoro che il progetto sarebbe in grado di generare, senza fornire dati verificabili né indicare chi dovrebbe finanziare concretamente l’operazione. Ancora più evidente il vuoto su una questione centrale: il destino delle persone che oggi vivono nella Striscia.

Nel corso della presentazione non è stato chiarito che fine farebbero le comunità palestinesi residenti a Gaza, un silenzio che alimenta timori già diffusi. Molti temono che una ricostruzione imposta dall’esterno possa mettere a rischio le proprietà, ridefinire i diritti sulla terra e, nei fatti, aprire la strada a espulsioni o trasferimenti forzati.

Dietro la retorica della pace e dello sviluppo, il progetto americano si presenta così come una grande scommessa politica e immobiliare, ricca di rendering e povera di risposte. A Davos, il futuro di Gaza è stato raccontato come un affare da progettare. Resta da capire chi, e se, potrà davvero viverlo.
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