Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI
La legge di Bilancio per l’anno 2026 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025, con il n. 199.
L’iter di approvazione è stato assai articolato e sofferto: ed infine la Legge presenta, in materia pensionistica, alcune rilevanti novità di impatto immediato per i cittadini iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria presso l’INPS.
Sono di fatto assai ridotte le possibilità di anticipo pensionistico speciale, con l’eliminazione delle misure di “Quota 103” e “Opzione Donna”; anche se le due misure avevano avuto negli ultimi due anni utilizzo poco rilevante, l’eliminazione definitiva preclude l’accesso alla pensione anticipata per chi aveva almeno 64 anni e 39 anni di anzianità contributiva, e impedisce alle donne di accedere alla pensione anticipata a 61 anni, riducibili a 59 se con due o più figli, e 35 anni di anzianità contributiva.
Viene eliminata all’ultimo momento la norma che portava la riduzione del valore del riscatto degli anni di laurea, che – si ricorda – prevedeva la riduzione del conteggio degli anni ai fini del requisito per il pensionamento; la misura proposta, fortemente contestata in sede parlamentare, prevedeva, per i soggetti che avevano riscattato la laurea, l’annullamento di anzianità pari a 6 mesi per chi avesse maturato i requisiti nel 2031, di 12 mesi per chi avesse maturato i requisiti nel 2032, di 18 mesi per chi avesse maturato i requisiti nel 2033, di 24 mesi per che li avesse maturati nel 2034 e di 30 mesi a regime a partire dal 2035.
È invece confermata la misura “APE Sociale” per i lavoratori in situazione di svantaggio (disabili, caregiver), con la previsione di uscita anticipata a 63 anni.
Assai importante per l’intera platea dei lavoratori dipendenti è la norma che amplia l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS: nel biennio 2026/2027 l’obbligo scatta per i datori di lavoro con una medi annua di almeno 60 dipendenti; successivamente la norma coinvolgerà i datori di lavoro con almeno 40 addetti.
A partire invece dal 1° luglio 2026 per i lavoratori di prima assunzione si prevede l’adesione automatica del versamento TFR nei fondi pensione contrattuali, fatta salva la possibilità del lavoratore di rinunciare chiedendo espressamente il mantenimento degli importi presso il datore di lavoro.
Quanto all’incremento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso al pensionamento in base all’adeguamento alla speranza di vita rilevata dall’ISTAT, la Legge di bilancio prevede un raffreddamento di quanto previsto dalla Legge Fornero (3 mesi), disponendo un incremento solo a partire dal 2027 di 1 mese (e dunque l’età pensionabile sarà di 67 anni e 1 mese) e dal 2028 di 3 mesi, portando l’età pensionabile a 67 anni e 3 mesi.
L’incentivo per la prosecuzione dell’attività lavorativa (Bonus Maroni) è confermato anche per il 2026: e quindi i lavoratori dipendenti pubblici e privati che pur avendo maturato il diritto a pensione anticipata sceglieranno di continuare a lavorare vedranno la corresponsione in busta paga della quota di contribuzione che sarebbe normalmente a carico; il beneficio va espressamente richiesto al datore di lavoro e decorre dal momento in cui scatta la possibilità di pensionamento.
A partire dal 2026 diventa strutturale l’incremento delle pensioni per chi si trova in condizioni di disagio; il trattamento aumenta di 20 euro mensili per i pensionati di anzianità o di vecchiaia e per i titolari di assegni sociali o di pensioni di invalidità civile.
È da ricordare che la maggiorazione spetta ai soggetti che hanno reddito personale inferiore a 9.721 euro, o alle coppie coniugate che hanno reddito inferiore a 16.724 euro.
La pensione maggiorata sarà al massimo di 747,84 euro.
Le disposizioni contenute nella Legge di Bilancio non fanno che confermare che il sistema pensionistico è ancora stretto in una morsa formata dall’invecchiamento della popolazione e dalla denatalità; e che le misure adottate sono dirette ad incrementare i flussi di cassa verso l’INPS: l’obbligo per i neo assunti di devolvere il TFR al Fondo di Tesoreria, infatti, pur se definito come una norma che vuole tutelare il futuro tasso di sostituzione delle pensioni interamente contributive, nel breve e medio periodo non farà altro che produrre maggiori entrate per l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale, limitandone il disavanzo di cassa.
La Ragioneria Generale dello Stato, nella relazione sulla Legge di Bilancio, indica una riduzione prospettica, fino al 2060, della spesa pensionistica in rapporto al PIL di sessanta punti cumulati, e quindi mediamente di 1,7 punti all’anno. Ma dimentica di dire – glissando sul tema – che la riduzione è determinata soprattutto (o soltanto) dall’applicazione generalizzata del calcolo contributivo.
E va anche detto che le velleitarie affermazioni di soppressione dei requisiti portati dalla Legge Fornero si sono arenate sull’altare del rapporto spesa pensionistica/PIL che è ancora oltre il 17%.
