ROMA – Dalla mezzanotte di domani, martedì 10 febbraio, il traffico aereo da e verso Cuba potrebbe paralizzarsi: a riferirlo media internazionali, che citano un funzionario di una compagnia aerea europea che ha parlato in condizione di anonimato.
Secondo la fonte, l’autorità civile per l’aviazione cubana starebbe avvisando i vettori che il Paese non è più in grado di fornire cherosene per gli aeromobili. All’origine di tale crisi energetica ci sono le pressioni di Washington sul Venezuela. Dopo il bombardamento di Caracas e il sequestro del presidente Nicolas Maduro del 3 gennaio, gli Stati Uniti hanno costretto il Paese a interrompere le esportazioni di petrolio all’isola di Cuba. Dopo qualche giorno, il presidente Donald Trump ha definito Cuba come “una minaccia alla sicurezza nazionale” e minacciato di dazi gli Stati che avessero osato rompere il blocco energetico, fornendo carburante e petrolio a Cuba, che ad oggi riesce a produrre solo il 40% del proprio fabbisogno energetico.
Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha condannato con forza la politica di Washington, definendola “fascista, criminale e genocida” contro uno Stato che conta 11 milioni di abitanti. Dopo aver proposto, senza successo, all’omologo Trump di dialogare “senza pressioni né precondizioni”, Diaz-Canel ha avvertito che Cuba sarebbe “vicina al fallimento”, annunciando razionamenti energetici. Così, ai blackout quotidiani della corrente elettrica si è aggiunta anche la carenza di cibo e prodotti di base, mentre le famiglie stanno tornando a usare legno e carbone per cucinare.
La politica statunitense su Cuba e Venezuela ha come obiettivo quello di indurre dei “regime change”, ossia dei cambiamenti ai governi attuali, che guardano con sospetto alla Casa Bianca e ne denunciano “mire imperialiste” verso i Paesi dell’America Latina.
All’emittente Deutsche Welle Bert Hoffamnn, ricercatore del Giga Institute for Latin American Studies, ha spiegato che dall’aggressione statunitense del 3 gennaio contro il Venezuela, anche il Messico ha interrotto le forniture di petrolio a Cuba, mentre una petroliera dall’Angola il cui arrivo sarebbe stato previsto per febbraio, ha infine deviato verso la Repubblica Dominicana. Lo stesso potrebbe accadere per altre navi in arrivo dall’Algeria, dalla Cina o dal Vietnam. “Questo significa- ha osservato l’analista- che anche se Cuba è in grado di acquistare petrolio, questo non arriverà. A oggi deduco che gli Stati Uniti stanno investendo molto per evitarlo ed è probabile che Cuba non riuscirà a ricevere petrolio. E questo è brutale”.
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