Compensi professionali e pressione fiscale: nodi irrisolti che incidono sulla previdenza

Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI

In una rubrica che si occupa di previdenza, non sembri fuori luogo dare spazio a considerazioni che riguardano temi professionali e non strettamente legati alla previdenza ed alla assistenza.

Le questioni che interessano la professione sono infatti strettamente connesse allo svolgimento di essa, alla sua evoluzione, alla produzione di redditi e volumi di affari: e dal reddito e dal volume degli affari dei professionisti dipende il gettito contributivo che alimenta le Casse e forma i montanti che saranno le prestazioni pensionistiche future.

E dunque, se la professione si sviluppa, cresce, gode di buona salute, le Casse e le prestazioni previdenziali ne traggono beneficio diretto.

Il Forum Nazionale di Italia Oggi, come ogni anno, ha lodevolmente messo a confronto una notevole platea di esponenti della politica, di tecnici dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, della Guardia di Finanza, con i commercialisti.

I temi trattati (La Riforma Fiscale e la Legge di Bilancio 2026) sono stati oggetto di diversi interventi; ed i professionisti che hanno partecipato hanno potuto formulare numerosissimi quesiti a cui gli esperti e gli esponenti dell’Agenzia e del Ministero hanno dato risposta.

Non è questa la sede per scendere nei tecnicismi né per commentare gli aspetti pratici della normativa che sono stati trattati; sembra però il caso di formulare alcune considerazioni, più di carattere generale:

1) La semplificazione degli adempimenti e della normativa in materia fiscale resta un miraggio: ogni anno, dal 2012, viene emanato un Decreto-legge, poi sempre convertito, che viene denominato “Decreto Semplificazioni”. Ed anche quest’anno sembra che il Consiglio dei Ministri abbia già licenziato la versione 2026.

Ma in realtà di semplificazioni vere e proprie i contribuenti ed i professionisti della materia fiscale non ne hanno viste; anzi, e senza paradossi, la materia continua ad essere complicata da ulteriori norme, modifiche, interpretazioni; ed ai contribuenti vengono richiesti sempre nuovi adempimenti.

Le semplificazioni vere, in verità, sono e sono state soprattutto (soltanto?) per l’Agenzia e per gli uffici: sempre più agevolati nel loro lavoro da oneri che vengono traslati sui contribuenti e sui professionisti.

Le norme, prodotte instancabilmente da un legislatore prolisso e inesauribile, modificano, aggiungono, confondono.

Si pensi, a solo titolo di esempio, all’assegnazione agevolata dei beni ai soci: inserita nella legge di bilancio di due anni fa; modificata lo scorso anno; ulteriormente modificata con la Legge di Bilancio 2026.

Per raggiungere l’obiettivo di una vera semplificazione sarebbe necessario concertare il lavoro fra i tecnici del Ministero e le categorie professionali, uscendo dalla visione attuale nella quale la Pubblica Amministrazione non parla agli utenti, ma parla per sé stessa. E comprendendo quali e quante questioni possono e devono essere sfrondate, eliminate, chiarite, riscritte in meglio.

2) La voce sindacale e di rappresentanza della professione ha sollevato correttamente la questione dell’aggiornamento dei compensi professionali; con il Decreto-legge “Cresci Italia” n. 1/2012 si è proceduto all’abrogazione delle Tariffe Professionali sul corretto presupposto che la libera contrattazione fra utente e professionista dovesse essere lo strumento principe per definire i livelli dei compensi professionali; il tutto in nome del “libero mercato”.

Ma si è poi reso necessario promulgare un Decreto Ministeriale, il 140 del 2012, che regolamentasse i parametri per la liquidazione degli onorari dei professionisti quando esse debbano essere oggetto di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale; il D.M. 140/2012 ha dunque – ma solo come elemento di parametro – sostituito le Tariffe professionali per la determinazione degli importi da pattuire.

Senonché, a distanza di quasi 14 anni, non si è ancora provveduto all’aggiornamento delle tabelle del D.M., che resta ancorato a valori ormai remoti.

Anche i compensi per i Revisori degli enti locali, che nella Legge istitutiva dovrebbero essere rivisti ogni cinque anni, sono stati aggiornati per la prima volta dopo 13 anni nel 2018; e dal 2018 sono già passati quasi 8 anni.

Ed i compensi per i curatori fallimentari, devoluti anch’essi alla decretazione ministeriale, sono fermi al D.M. 30/2012.

Giustamente, i professionisti reclamano aggiornamenti e revisioni di un sistema di liquidazione dei compensi troppo risalente nel tempo.

3) Ultimo tema: la politica e la pressione fiscale. Non è questa la sede per discutere di posizioni di tipo politico. È però certo che tutti, nessuno escluso, desiderano poter pagare meno tasse.

Quel che manca, nel dibattito politico, è la consapevolezza delle storture che sono originate dalla normativa stessa: le riduzioni di imposizione con manovre sulle aliquote e sulle detrazioni sono sempre di impatto pressoché nullo per i singoli contribuenti; ne è prova l’ultima revisione delle aliquote che ha soppresso quella intermedia. Il vantaggio per i titolari di reddito è veramente basso; e non poteva essere diversamente, tenuto conto dei vincoli di bilancio cui è costretto chi governa. Ma la vera questione sta nello squilibrio del gettito: non è vero che in Italia si pagano troppe tasse; è invece vero che pochi pagano troppo, e molti non pagano niente o pagano troppo poco. Nel quadro rientra l’evasione fiscale, che non trova sufficiente contrasto, ma anche una normativa sconnessa e scoordinata, per la quale ad esempio un lavoratore dipendente con un reddito di 80.000 euro sconta un’aliquota IRPEF media del 31%, che maggiorata delle addizionali arriva al 33%. Mentre un autonomo sconta un’aliquota del 15%, senza addizionali.

Il sistema va rimesso in equilibrio.

Ecco, si è voluto, con queste note e considerazioni, provare a sottolineare alcuni dei temi che emergono, affliggono, interessano i professionisti come tecnici della materia, come contribuenti e come cittadini.

Attendiamo ora Telefisco 2026 del Sole 24 Ore e il Forum Nazionale di Italia Oggi del prossimo anno; sperando che qualcosa cambi.

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