BOLOGNA – Si è fatto una gran parlare in questi giorni dei caschi indossati dagli atleti dello skeleton alle Olimpiadi di Milano-Cortina, soprattutto per la vicenda dello skeletonista ucraino, Vladyslav Heraskevych, squalificato dal Cio perché non ha voluto rinunciare a indossare un casco commemorativo sul quale aveva fatto imprimere le fotografie degli atleti di Kiev uccisi nel conflitto con la Russia. La personalizzazione dei caschi, del resto, è una pratica molto diffusa tra i campioni che praticano questo sport, anche perché scendendo sullo slittino con la testa in avanti e il casco è il primo elemento che si nota. Non tutti sanno, però, che la produzione di questi accessori così importanti per la sicurezza degli sportivi è un’eccellenza quasi tutta italiana, con produzioni di nicchia in Piemonte e in Emilia.
I caschi di quasi tutti gli atleti della squadra azzurra (ma anche quelli di altre nazionali in gara) sono prodotti da uno storico marchio italiano degli sport di velocità, Suomy Italia, che ha sede in provincia di Alessandria. Dalla Raleri di Bologna, invece, arrivano gli inserti anti-appannamento montati all’interno della visiera per garantire una visibilità ottimale durante la discesa. Gli atleti, poi, ci mettono del loro, sbizzarrendosi in personalizzazioni e grafiche che stanno spopolando in rete. I colori della bandiera italiana campeggiano sul casco di Matteo Bagnis, rosso e verde con un in mezzo una striscia di ghiaccio bianco. Particolare la scelta della skeletonista Valentina Margaglio, con le grafiche del suo casco Suomy che richiamano le fantasie dei maglioni nordici con inseriti tricolore
Mattia Gaspari (che indossa un elmetto di un altro produttore) ha optato per uno stile particolare, con una banda tricolore al centro, ma soprattutto, con ai due lati del casco il simbolo della ribellione in Star Wars. Al di là della bellezza dei motivi che decorano gli elmetti, il caso per lo skeleton è frutto della maestria italiana applicato ad una produzione che più di nicchia non si può: Suomy ne produce e ne vende una cinquantina all’anno. Numeri piccoli, qualità alta. “Fino a poco tempo fa chi praticava questa disciplina utilizzava caschi non certificati, più aerodinamici, ma con meno garanzie. Noi, in collaborazione con la Federazione internazionale (International Bobsleigh & Skeleton Federation, ndr), siamo arrivati ad avere quattro certificazioni”, spiega l’amministratore delegato, Maurizio Monti.
“La creazione di un casco apposito per lo Skeleton, disciplina olimpica, ha rappresentato una grande sfida per il team work di Suomy”, sottolinea Monti parlando alla ‘Dire’. Il casco, realizzato in materiali compositi, è provvisto di interni realizzati in tessuto anallergico, la visiera è realizzata in policarbonato antiurto ed anti-cratch, alla quale viene applicata una speciale pellicola anti-fog testata alle basse temperature che ne garantisce l’uso anche in condizioni estreme. “Dal prossimo anno sarà obbligatorio utilizzare solo caschi certificati. La Federazione italiana lo fa già. Il nostro è leggermente più grande, proprio perché realizzato per garantire maggiore sicurezza”, conclude Monti.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
