Un benefit anche per le aziende, ma serve più cultura
L’argomento al centro del Forum organizzato da Cassa ragionieri ed esperti contabili
di Davide Mattei
Lo smart working come strumento per migliorare la qualità di vita dei lavoratori e, al tempo stesso, per incrementare la produttività delle aziende, è il tema discusso nel corso del Cnpr forum “Smart working, opportunità oppure ostacolo?” promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca che ha visto protagonisti Ylenia Zambito (Pd) segretaria della commissione Lavoro del Senato, Andrea Mascaretti, deputato di Fratelli d’Italia nelle Commissioni Lavoro e Bilancio della Camera dei deputati, Valentina Barzotti, parlamentare del M5s in Commissione Lavoro a Montecitorio e Rosaria Tassinari, esponente di Forza Italia in Commissione Lavoro alla Camera.
Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Mario Chiappuella, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Massa Carrara: “Lo smart working sta cambiando il modo di lavorare nel nostro Paese. Bisogna prima di tutto orientarlo affinché diventi un’evoluzione positiva del modello organizzativo, senza rischiare di indebolire produttività, responsabilità e cultura del lavoro.
Tuttavia, da un lato la legge, riconosce lo smart working come strumento di conciliazione vita-lavoro; dall’altro alcune prassi amministrative sembrano andare in direzione opposta. Occorre, dunque, un intervento politico per garantire coerenza tra lo spirito del legislatore e la sua applicazione concreta”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “Tutti sono concordi con il fatto che lo smart working ha contribuito a portare una grande innovazione. Per cui non si può non essere favorevoli. Più che un intervento politico servirebbe un passaggio culturale su questo tema.
Nello smart working per la legge 81 il lavoratore è focalizzato sugli obiettivi, rispettando alcune fasce di reperibilità. In diverse amministrazioni sono stati posti dei limiti come quello di non estendere oltre otto giorni al mese questa possibilità.
Quello che bisogna capire è che lo smart working non è un benefit concesso e lo confermano tanti studi che sottolineano come ai vantaggi dei lavoratori ne corrispondano altrettanti alle aziende. È dunque un processo che va ottimizzato a patto che vi sia parallelamente un cambio culturale e di visione dell’impresa”.
*ItaliaOggi
