Agire su rinnovi più rapidi, salario minimo e cuneo fiscale
L’argomento al centro del Forum organizzato da Cassa ragionieri ed esperti contabili
di Davide Mattei
Dignità del lavoro e tutela del potere d’acquisto delle famiglie, insieme alla necessità di sostenere le piccole e medie imprese nella sfida della conversione tecnologica, sono i temi discussi nel corso del Cnpr forum “Retribuzioni basse e imprese fragili: il nodo tra innovazione e crescita”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha visto protagonisti Andrea Mascaretti parlamentare di Fratelli d’Italia nelle Commissioni Bilancio e Lavoro della Camera; Valentina Barzotti esponente del M5s nella commissione Lavoro a Montecitorio; Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia nella Commissione Cultura e Istruzione della Camera ed Elisabetta Piccolotti, parlamentare di Avs in Commissione Cultura e Istruzione a Montecitorio.
Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari: “Con il potere d’acquisto in calo, bisogna individuare bene le priorità: riduzione del cuneo fiscale, salario minimo, rinnovi contrattuali più rapidi.
Tutti interventi che possono incidere davvero sui redditi senza squilibrare i conti. Il nostro sistema è composto soprattutto da piccole imprese che investono meno in innovazione rispetto ai grandi gruppi europei.
Senza innovazione la produttività resta bassa e i salari non crescono. Occorre sostenere la transizione tecnologica delle Pmi. I salari possono crescere stabilmente solo se cresce la produttività. Puntiamo su leve come la formazione, digitalizzazione, incentivi fiscali, attrazione di investimenti, che possono rafforzare la competitività senza scaricare i costi sul lavoro”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “La riduzione del cuneo fiscale è certamente una priorità perché la differenza tra la retribuzione che il datore sopporta come costo e la cifra che entra effettivamente nelle tasche del lavoratore quanto più piccola è meglio è per tutti.
Il salario minimo è altrettanto una priorità in un Paese civile dove non è possibile pensare che si lavori sotto le soglie minime della dignità del lavoro stesso. Rinnovi contrattuali più rapidi? Sono auspicabili, ma se siamo in ritardo costantemente di due anni si rischia di restare sempre indietro.
Il nostro Paese non sembra avere la capacità di mantenere i giovani che vanno via perché il nostro sistema non corrisponde adeguate retribuzioni. Dipende dalla scarsa crescita ma anche dalle piccole dimensioni delle imprese”.
* ItaliaOggi
