Economia forte con salari più alti

Esperti e politici concordi sulla necessità di aumentare i redditi in busta

Il Cnpr Forum su «Retribuzioni basse e imprese fragili: il nodo tra innovazione e crescita»
Bruno Marrone

Salari, potere d’acquisto e competitività delle imprese sono stati al centro del confronto durante il Cnpr Forum dal titolo “Retribuzioni basse e imprese fragili: il nodo tra innovazione e crescita”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca. Nel corso dell’incontro, esponenti politici e professionisti hanno analizzato le dinamiche del mercato del lavoro italiano.

Secondo Andrea Mascaretti (Fratelli d’Italia), la linea seguita dal governo sulle retribuzioni è stata chiara fin dall’inizio della legislatura. “Il primo intervento ha riguardato il taglio del cuneo fiscale, una misura che è stata resa strutturale proprio per restituire risorse ai lavoratori e sostenere il loro potere d’acquisto in una fase economica complessa”, ha spiegato.

Mascaretti ha sottolineato come il mercato del lavoro stia mostrando segnali positivi nonostante le difficoltà internazionali, segnate da conflitti e da un forte aumento dei costi energetici. “Il fatto che l’Italia continui ad aumentare il numero degli occupati e a ridurre la disoccupazione in un contesto così difficile è un risultato significativo”, ha aggiunto.

“Nel terzo trimestre del 2025 la pressione fiscale si è attestata al 40%, in diminuzione di 0,8 punti rispetto all’anno precedente, mentre il potere d’acquisto delle famiglie ha raggiunto livelli che non si registravano dal 2009. Parallelamente è cresciuta anche la propensione al risparmio. Sono segnali che indicano come le scelte adottate dal governo Meloni stiano iniziando a produrre effetti concreti”, ha affermato Mascaretti, evidenziando inoltre l’importanza degli interventi per sostenere la transizione tecnologica delle piccole e medie imprese, per le quali l’esecutivo ha messo a disposizione circa 6 miliardi di euro.

Andrea Mascaretti

Sul tema è intervenuto anche Pino Bicchielli (Forza Italia), che ha richiamato il contesto internazionale complesso che incide sull’economia italiana. “Gli interventi adottati dal governo rappresentano un sostegno concreto al potere d’acquisto delle famiglie”, ha dichiarato, indicando nella riduzione del cuneo fiscale la misura più rilevante. Secondo Bicchielli, ridurre il costo del lavoro significa garantire maggiori risorse ai lavoratori e allo stesso tempo liberare fondi per le imprese, che possono così investire e sostenere la propria attività. Il deputato ha espresso invece una posizione critica sul salario minimo, definendolo una misura che rischierebbe di comprimere ulteriormente i salari. “Il vero obiettivo deve essere il salario giusto, da costruire attraverso una contrattazione collettiva forte e il riconoscimento del ruolo dei sindacati nella tutela dei lavoratori”, ha affermato.

Pino Bicchielli

Un punto di vista diverso è stato espresso da Valentina Barzotti (M5s), che ha posto l’attenzione sul fenomeno dell’economia sommersa. “Non possiamo affrontare il tema dei salari senza considerare il peso dell’economia informale, che nel nostro Paese supera i 200 miliardi di euro. Si tratta di una vera e propria piaga che sottrae risorse allo Stato e penalizza i cittadini”, ha affermato. Per Barzotti, ogni ragionamento su salari e benessere deve partire da questo nodo strutturale e ha inoltre ribadito la posizione a favore dell’introduzione di un salario minimo legale, già adottato in 22 Paesi dell’Unione europea. “Non è una misura in contrasto con la contrattazione collettiva, ma uno strumento per garantire una soglia minima di tutela”, ha spiegato, criticando al contempo gli interventi sul cuneo fiscale.

Valentina Barzotti

Secondo Elisabetta Piccolotti (Avs) i salari bassi rappresentano una vera emergenza per il Paese e incidono anche sulla crescita economica complessiva. “La domanda interna dipende dal potere d’acquisto delle famiglie e oggi molte persone fanno fatica ad accedere a un lavoro dignitoso”, ha osservato, ricordando come l’aumento del costo della vita abbia aggravato la situazione. La deputata ha proposto una strategia articolata che includa salario minimo, meccanismi di adeguamento automatico delle retribuzioni all’inflazione e una riforma del mercato del lavoro orientata alla riduzione della precarietà e alla diffusione di contratti stabili. Secondo Piccolotti, l’Italia avrebbe inoltre bisogno di una vera politica industriale capace di sostenere l’innovazione delle PMI e valorizzare il capitale umano.

Elisabetta Piccolotti

Durante il forum, moderato da Anna Maria Belforte, è stato presentato anche il punto di vista dei professionisti. Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari, ha sottolineato come “la riduzione del potere d’acquisto richiede interventi mirati come il taglio del cuneo fiscale, il salario minimo e rinnovi contrattuali più rapidi, misure capaci di sostenere i redditi senza compromettere i conti pubblici. Tuttavia, per far crescere stabilmente i salari è necessario aumentare la produttività, sostenendo innovazione, digitalizzazione, formazione e incentivi alle imprese”.

A chiudere i lavori è stato Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, che ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra costo del lavoro e retribuzioni effettive. “Ridurre il cuneo fiscale è fondamentale per avvicinare il costo del lavoro sostenuto dalle imprese al reddito effettivamente percepito dai lavoratori. Accanto a questo, è necessario garantire salari dignitosi, accelerare i rinnovi contrattuali e affrontare il problema della fuga dei giovani talenti, legato alla bassa crescita economica e alle dimensioni ridotte del sistema produttivo italiano”.

* Il Tempo

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