Meno fisco, semplificazioni e affitti a lungo termine. Ma anche più sicurezza
Sfide e soluzioni nel corso di un convegno di Cassa previdenza ragionieri ed esperti contabili
Bruno Marrone
L’emergenza abitativa non può più essere affrontata come una questione contingente. Prima ancora di discutere di affitti e canoni fuori controllo, occorre fotografare con realismo lo stato del patrimonio edilizio italiano, tra immobili vetusti, manutenzioni mancate e un mercato sempre più squilibrato. È da questa premessa che ha preso le mosse il Cnpr forum “Emergenza abitativa: giovani e famiglie in difficoltà, sfide e soluzioni”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
«Quando si parla di emergenza abitativa sarebbe bene fare in primo luogo il punto sulla situazione esistente», ha dichiarato Gianfranco Rotondi (FdI), vicepresidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea. «In Italia, a differenza del resto d’Europa, il patrimonio edilizio non si rinnova perché la proprietà è estremamente parcellizzata. Questa emergenza – ha aggiunto – richiede un intervento dirigistico dello Stato, non bastano iniziative locali».
Rotondi ha posto l’accento su un tema spesso sottovalutato: la sicurezza degli edifici costruiti tra gli anni ’40 e ’60 con materiali di qualità scadente. «Si registrano crolli che non dipendono da interventi recenti, ma da ragioni strutturali: non c’è più ferro nel cemento. Non possiamo verificare sulla pelle delle persone – ha concluso l’ex ministro – se la durata del cemento armato sia davvero di cento anni».

Un’analisi pragmatica è arrivata da Fabrizio Sala (Forza Italia): «Per rendere il mercato accessibile bisogna muoversi su due direttrici: incentivare gli affitti a lungo termine, semplificando i contratti senza aumentare la pressione fiscale, e razionalizzare gli incentivi dopo le distorsioni del Bonus 110».
Secondo Sala, occorre favorire il rientro sul mercato degli immobili oggi destinati agli affitti brevi e recuperare quelli sfitti. «L’aumento dei canoni, come accade a Milano, rischia di trasformarsi in esclusione sociale. Quartieri degradati offrono affitti più bassi, ma in condizioni spesso inaccettabili per carenze di servizi e infrastrutture».

Ylenia Zambito (PD), segretario della Commissione Affari sociali e Lavoro a Palazzo Madama, ha indicato come priorità l’aumento dell’offerta di alloggi a canone sostenibile. «Serve un piano pubblico strutturale, con risorse stabili per i Comuni. La casa è un diritto e non può essere lasciata alle sole dinamiche speculative del mercato».
Zambito ha ricordato le circa 100mila case popolari oggi inutilizzate per mancanza di fondi destinati alla manutenzione: «È come avere una città intera vuota. Questa è l’urgenza delle urgenze». Tra le proposte, il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica e sociale, la stabilizzazione di strumenti come il PINQuA e il rifinanziamento del fondo per il sostegno all’affitto.

Agostino Santillo (M5s), vicepresidente della Commissione Ambiente e Lavori pubblici a Montecitorio, ha richiamato l’attenzione sui numeri: «Una famiglia su quattro in affitto vive in povertà assoluta. Il costo della casa assorbe il 44% dello stipendio medio di un operaio, fino al 65% nell’area milanese».
Santillo propone un censimento degli immobili inutilizzati, la revisione delle liste d’attesa e un forte rilancio dell’edilizia pubblica e sociale. «Bisogna garantire qualità dell’abitare servizi di prossimità e contrastare lo spopolamento delle aree interne. Le risorse vadano al disagio abitativo – ha concluso -, non agli armamenti».

Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista tecnico è stato espresso da Mario Chiappuella (commercialista e revisore legale dell’Odcec di Massa Carrara), che ha sottolineato come l’emergenza abitativa incida su lavoro, studio e natalità, alimentando esclusione sociale. «Dopo le riforme degli anni 60 e70, il social housing non è più stato oggetto di una riforma organica. Dall’ultima legge nazionale del 2001 il settore è stato affidato soprattutto al mercato e a iniziative locali, senza una strategia complessiva».
In chiusura, Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, ha ribadito la necessità di un riequilibrio tra pubblico e privato: «Le politiche di social housing sono indispensabili per garantire canoni sostenibili. Lasciare tutto al mercato ha prodotto un aumento dei prezzi e una progressiva riduzione dell’accessibilità. Serve un intervento pubblico capace di assicurare stabilità e regolazione».
Dal forum emerge un quadro chiaro: l’emergenza abitativa non è solo questione di affitti troppo alti, ma riguarda sicurezza degli edifici, programmazione urbanistica, offerta insufficiente e mancanza di una strategia nazionale di lungo periodo. Senza un piano strutturale e condiviso, il rischio è che la casa diventi sempre più un privilegio e non un diritto.
* Il Tempo
