Rubrica “PARI E DIS-PARI”
di Rosario Antonio Zammuto*
In questo secondo articolo vogliamo esplorare come il Divario di Genere non sia solo un tema di equità sociale, ma la vera “faglia sismica” che attraversa la crescita economica italiana.
Infatti, la Parità di Genere, uno dei 17 Sustainable Development Goals (SDGs) definiti dall’ONU che la CNPR ha inserito nei propri obiettivi di Sostenibilità, si interseca inestricabilmente con le fragilità dei nostri territori, la crisi demografica, la tenuta del sistema previdenziale e attraverso questi temi tocca direttamente altri Obiettivi ONU come il (3) “Salute e Benessere” e il (12) “Consumo e Produzione Responsabili” e si inserisce in un contesto più ampio del raggiungimento degli Obiettivi (8) Buona Occupazione e Crescita Economica e (10) Ridurre le Disuguaglianze.
Dal Gap Salariale al Gap Pensionistico: la media del pollo
Sappiamo che il Gender Pension Gap in Italia raggiunge il 34% ed è il risultato di un “compounding negativo”: 1) Salari più bassi (Pay Gap). 2) Carriere frammentate per i carichi di cura. 3) Minore adesione alla previdenza complementare (solo il 32,8% delle donne).
Per gli iscritti CNPR l’analisi 2024 (su redditi 2025) evidenzia un Gender Pay Gap (GPG) medio ponderato del 29,95%, e un Gender Pension Gap nazionale del -32,20%. I numeri sono allineati alle medie nazionali.
Le medie però non descrivono tutta la realtà come ci ricorda il poeta romano Trilussa con la “media del pollo”. Per esempio, l’apparente paradosso dell’analisi territoriale in CNPR rivela un panorama molto variegato in regioni molto diverse tra di loro come Bolzano (-52,58%), Trento (-48,14%), Umbria (-46,33%), Sardegna (43,98%) da un lato e Sicilia (21%) e Basilicata (3,98%) dall’altro.
Da qui la conferma che l’analisi statistica deve essere accompagnata ad indagini economiche e sociali approfondendo i singoli modelli territoriali.
Nel prossimo Bilancio di Genere cercheremo di andare più a fondo su questi aspetti.
Divari di Genere e Divari di Territorio: La Restanza come Presidio Etico
Come abbiamo visto sopra il Divario di Genere non si risolve solo riducendo il Gender Pay Gap altrimenti la condizione della donna in Sicilia sarebbe un modello da seguire! In realtà sappiamo che il Divario di Genere, inteso in senso allargato come condizione di benessere della donna, si aggrava quando incontra il Divario Territoriale.
Il viaggio di riflessione sui Divari Territoriali parte da Aragona, luogo famoso per le Miniere di Zolfo della famiglia Pirandello.
Oggi si percepisce chiaramente lo spopolamento e la perdita di quei valori autentici sostituiti dalle sirene di una modernità omologante. Le antiche “putie”, centri di relazioni non solo economiche ma anche umane, sono state rimpiazzate da centri commerciali anonimi: “non-luoghi” dove il rapporto umano svanisce davanti a una cassa automatica e dove si acquista cibo processato a scapito delle eccellenze locali, come i grani antichi di cui parleremo in uno dei prossimi approfondimenti in maniera molto concreta con una ricerca scientifica che si sta svolgendo tra Aragona, Roma e Belluno.
Ricordiamo per inciso che le donne giocano un ruolo centrale in questa dinamica di presidio del territorio. Nel settore agricolo, il 28% delle aziende italiane è oggi a conduzione femminile.
Queste imprese dimostrano una spiccata propensione all’innovazione e alla sostenibilità, coniugando la tradizione con la capacità di creare reti sociali e filiere resilienti. È un aspetto che vogliamo approfondire più in dettaglio. Il fatto è che, come vedremo meglio, scegliere il cibo locale e di qualità non è solo un gesto nostalgico, ma un atto politico di Restanza (termine coniato dall’antropologo Vito Teti) perché significa difendere la salute, tutelare l’ambiente e sostenere l’economia del proprio territorio.
Le truffe sull’olio d’oliva, solo per fare un esempio, illustrano come la logica del profitto prevalga ormai anche sulla salute dei consumatori e delle consumatrici. Riuscirà la tecnologia (Blockchain, IoT) a ricostruire quella fiducia che un tempo era basata sul rapporto umano e che oggi deve diventare digitale se vuole diventare scalabile?
Il fatto è che nelle aree interne la possibilità di praticare una “restanza” consapevole dipende strettamente dalla presenza di servizi di prossimità la cui mancanza trasforma la donna in un “ammortizzatore sociale naturale”. In questi contesti, la “Restanza” non è un’attesa passiva, ma un atto di resistenza: presidiare i territori significa curarli e sottrarli allo spopolamento.
Tuttavia, senza asili nido e infrastrutture (ferme al 17% di copertura nel Mezzogiorno con minimi al 5% in Calabria contro percentuali del 50% in Emilia-Romagna), il “diritto a restare” rimane un’utopia per troppe donne, costringendo giovani e famiglie verso i centri urbani anonimi e costosi del Nord e imponendo loro l’abbandono di un patrimonio immobiliare importante; questo impegno finanziario non fa che drenare risorse dal mondo previdenziale e dal risparmio in generale.
L’Educazione Finanziaria: un’Infrastruttura Sociale
Per scardinare questo sistema, l’educazione finanziaria deve smettere di essere un accessorio tecnico per diventare una vera infrastruttura sociale. Comprendere il valore del tempo nei contributi previdenziali e la necessità di diversificare gli investimenti è fondamentale.
Le donne tendono storicamente ad essere più avverse al rischio, optando per linee di investimento garantite o obbligazionarie (57,5% contro 45% degli uomini), che però garantiscono rendimenti inferiori nel lungo periodo rispetto al comparto azionario.
I dati dell’Edufin Index 2025 ci dicono che il gap di competenze tra uomini e donne è ancora di 5 punti. Il fatto è che il divario di genere non riguarda solo le nozioni tecniche, ma l’atteggiamento verso il denaro.
Non è solo una questione di competenze ma di abitudini culturali da cambiare. Non è semplice parlare di Educazione Finanziaria e per questo ci faremo aiutare da esperti Consulenti Finanziari.
Cambiare lo “sguardo” per valorizzare l’invisibile
Il futuro dell’Italia passa dalla capacità di valorizzare ciò che oggi è invisibile: il lavoro di cura, la restanza dei piccoli Comuni e, soprattutto, il potenziale inespresso di milioni di donne.
Per fare questo non bastano solo le leggi di cui tra l’altro in Italia esiste un ottimo corpo normativo. Occorre uno “sguardo” diverso che ridia alla donna dignità storica ed antropologica.
Per questo motivo, ci faremo guidare non solo dal già citato professor Vito Teti che ha trattato anche la Restanza delle Donne nella storia d’Italia e il loro ruolo nel mantenere importanti tradizioni locali e dalla regista Nella Condorelli che racconta nei suoi docufilm di donne coraggiose che hanno lottato per il diritto di restare e/o che hanno deciso di partire dopo essersi ribellate contro un sistema di disuguaglianze sociali locali.
*CNPR
