Il motore di Wall Street: L’impatto sul mercato azionario

Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI

La settimana scorsa abbiamo esaminato per linee generali il sistema previdenziale negli Stati Uniti.

Merita un approfondimento l’aspetto patrimoniale dei fondi pensione, che hanno una rilevantissima influenza sui mercati degli investimenti ed addirittura con l’economia globale.

I 24,4 trilioni di dollari (sì, 24 miliardi di miliardi, una cifra enorme) presenti nei Fondi 401(k) e nei Fondi IRA non restano fermi in un caveau, ma sono un vero e proprio carburante per il mercato azionario americano. Questa immensa mole di denaro influenza i mercati in tre modi principali:

  • Il flusso continuo di liquidità (L’effetto “Payday”): Negli Stati Uniti, la maggior parte dei lavoratori viene pagata ogni due settimane. Ad ogni busta paga, una percentuale viene trattenuta automaticamente e versata nel piano 401(k), che a sua volta acquista immediatamente azioni o fondi. Questo significa che, ogni due settimane, miliardi di dollari vengono iniettati nel mercato, indipendentemente dal fatto che la borsa stia salendo o scendendo. Questo meccanismo (chiamato Dollar-Cost Averaging) fornisce un supporto strutturale costante ai prezzi delle azioni.
  • L’ascesa dei fondi passivi e dei “Big Three”: La maggior parte dei soldi dei 401(k) viene investita in fondi comuni o ETF che replicano indici di mercato come lo S&P 500. Questa immensa domanda ha reso i gestori di questi fondi – in particolare BlackRock, Vanguard e State Street – i principali azionisti di quasi tutte le grandi aziende americane, da Apple a Microsoft, fino alle banche. Ad esempio, il Fondo Black Rock, il più grande del mondo, detiene il 7,8% del capitale sociale di Apple. Di fatto, i risparmi previdenziali dei cittadini hanno concentrato un potere di voto enorme nelle mani di poche società di gestione.
  • L’ascesa dei “Target Date Funds” (Fondi a scadenza): Oggi, se un lavoratore non sceglie attivamente come investire il suo 401(k), i soldi finiscono in automatico in un “Target Date Fund”. Si tratta di fondi calibrati sull’anno di pensionamento (es. “Fondo 2055”). Quando il lavoratore è giovane, il fondo investe quasi tutto in azioni (più rischio, più crescita); man mano che si avvicina la pensione, si sposta in automatico su obbligazioni più sicure. Questo sposta enormi blocchi di capitale dal mercato azionario a quello obbligazionario in modo del tutto automatizzato.

Cosa succede al montante del dipendente se l’azienda fallisce?

Va detto anzi tutto che la protezione dei fondi accantonati non dipende da disposizioni di legge, ma soltanto da norme statutarie dei Fondi e da accordi negoziali con le organizzazioni dei lavoratori, redatti sulla base delle linee guida emanate dal Ministero del Lavoro (U.S. Department of Labor).

La protezione dei fondi dipende dal tipo di piano:

Nei piani 401(k), a contribuzione definita

Se l’azienda per cui si lavora dichiara bancarotta, gli investimenti che il lavoratore ha fatto con il 401(k) sono generalmente al sicuro e non possono essere toccati, grazie a una legge federale del 1974 chiamata ERISA (Employee Retirement Income Security Act), che stabilisce che il denaro versato nel 401(k) deve essere segregato in un trust separato gestito da una terza parte indipendente.

I creditori sono bloccati: I beni del 401(k) non appartengono all’azienda, ma ai dipendenti. Quindi, se l’azienda fallisce, i creditori non possono aggredire quei fondi per ripagare i debiti aziendali.

C’è stata, tuttavia, in passato un’eccezione pericolosa (Il caso Enron): Poiché il 401 (k) dei lavoratori di Enron aveva investito quasi soltanto nelle azioni della stessa Enron, con la Bancarotta dichiarata nel 2001 i dipendenti hanno perso in un colpo solo sia il lavoro che i risparmi pensionistici. Dopo quello scandalo, le regole sono diventate molto più rigide e oggi i datori di lavoro sono fortemente incoraggiati a diversificare i portafogli dei dipendenti.

Nelle Pensioni Tradizionali (Beneficio definito)

Se un’azienda privata che offre una pensione tradizionale fallisce e il fondo non ha i soldi necessari per pagare le pensioni promesse, è prevista una rete di sicurezza statale:

  • Il salvagente PBGC: Esiste un’agenzia federale chiamata Pension Benefit Guaranty Corporation (PBGC) che funziona come un’assicurazione: le aziende pagano dei premi a questa agenzia e, in caso di fallimento aziendale, la PBGC subentra e paga le pensioni ai lavoratori.
  • C’è un limite: La PBGC però non garantisce sempre il 100% dell’assegno promesso. C’è un tetto massimo legale (che varia a seconda dell’età in cui si va in pensione), quindi i dirigenti o chi si aspettava pensioni altissime subiranno comunque un taglio significativo.

In sintesi, il sistema americano espone i lavoratori alla volatilità e al rischio dei mercati finanziari, ma le leggi offrono uno scudo molto forte contro le frodi aziendali e i fallimenti dei datori di lavoro. I veri nemici della pensione americana, oggi, non sono i fallimenti aziendali, ma l’inflazione e i crolli prolungati delle borse subito prima di smettere di lavorare.

Va ricordato, infatti, che il sistema è fondato sulla capitalizzazione pura: e se al momento del pensionamento si sono registrate perdite sui mercati, il lavoratore vedrà decurtato il proprio trattamento, che è sempre calcolato sul valore di mercato del giorno di ritiro dal lavoro.

Il confronto con il nostro sistema è impossibile: la previdenza pubblica (INPS) si regge sulla ripartizione: le pensioni vengono pagate con i proventi dei contributi dei lavoratori attivi; la previdenza privata – che ha in sé il sistema, anche se solo in parte, della capitalizzazione – vanta patrimoni irrisori rispetto a quelli dei colossi americani; si pensi ai corca 100 miliardi di euro che costituiscono la dotazione patrimoniale delle Casse dei professionisti a paragone con i 24,4 miliardi di miliardi (24.000.000.000.000.000.000, meglio scriverlo in cifre) di dollari dei fondi pensione americani.

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