ROMA – L’Iran non andrà ai Mondiali. Lo ha detto Ahmad Donyamali, ministro dello sport, con una chiarezza che non lascia spazio a diplomatismi: “Non possiamo partecipare in nessuna circostanza.” Punto. La Coppa del Mondo si gioca negli Stati Uniti, uno dei paesi che dieci giorni fa ha iniziato a bombardare l’Iran. Con il supporto di Israele. Dopo aver ucciso Khamenei.
“Considerate le azioni malvagie che hanno compiuto contro l’Iran, ci hanno imposto due guerre nell’arco di otto o nove mesi e hanno ucciso e martirizzato migliaia di persone. Pertanto, non possiamo certo avere una simile presenza”, ha detto Donyamali.
Effettivamente tutto il dibattito sulla eventuale partecipazione dell’Iran stava diventando paradossale. Eppure Gianni Infantino ci aveva provato. Martedì è andato alla Casa Bianca, ha incontrato Trump, e ne è uscito con una rassicurazione in tasca: l’Iran è il benvenuto. L’ha scritto su Instagram, con quella prosa da cartolina motivazionale che gli riesce così bene. “Il calcio unisce il mondo”.Trump la settimana scorsa aveva detto a Politico che non gli importava granché della presenza iraniana al torneo. Poi, secondo Infantino, avrebbe cambiato registro. Ma dall’Iran lo hanno tolto d’impaccio. La Fifa adesso si trova in un angolo scomodo. Il regolamento è chiaro: ritiro unilaterale significa multa, deferimento disciplinare, possibile squalifica dai tornei futuri. Nessuna nazione si è mai ritirata da un Mondiale dopo il sorteggio nell’era moderna. L’ultima volta fu nel 1950, Francia e India, per motivi di viaggio. Un’altra epoca, un altro calcio.L’Iran era stato sorteggiato nel Gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. Tre partite negli Stati Uniti, due a Los Angeles, una a Seattle. La settimana scorsa ad Atlanta la FIFA ha radunato tutte le nazionali partecipanti per un summit organizzativo. L’Iran era l’unica assente. Aveva già risposto.
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