Il sistema previdenziale in Gran Bretagna

Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI

Proseguiamo questa breve rassegna che esamina e descrive la previdenza negli altri Paesi, occupandoci questa settimana del Regno Unito; la settimana prossima chiuderemo la rassegna con un esame del sistema spagnolo.

Il sistema previdenziale del Regno Unito (UK) è profondamente diverso da quello italiano: è un sistema a tre pilastri che punta molto meno sulla pensione statale (che è uguale per tutti, “flat-rate“) e molto più sul risparmio privato e aziendale.

Ecco come funziona nel 2026:

  1. Primo Pilastro: State Pension (Pensione Statale)

Non dipende dallo stipendio percepito, ma dagli anni di contributi versati (National Insurance).

  • Età pensionabile: Attualmente è di 66 anni, ma è in corso un innalzamento graduale verso i 67 anni (processo che si concluderà nel 2028).
  • Requisiti: Servono almeno 10 anni di contributi per ricevere l’assegno minimo e 35 anni per ottenere la prestazione piena (Full New State Pension).
  • Importo della prestazione: Grazie al meccanismo del Triple Lock (che adegua la pensione al valore più alto tra inflazione, crescita salari o 2,5%), la pensione piena è attualmente di circa £ 241,30 a settimana (circa £12.548 l’anno); importo sotto la soglia di esenzione fiscale (Personal Allowance di £12.570).
  1. Secondo Pilastro: Workplace Pension (Pensione Aziendale)

A partire dal 2012 è stato introdotto l’obbligo di Auto-enrolment: se il reddito da lavoro è superiore a £10.000 l’anno, il datore di lavoro deve iscrivere obbligatoriamente il lavoratore a un fondo pensione, quasi sempre gestito dal datore di lavoro stesso.

  • Contributi: Il minimo legale è l’8% dello stipendio (solitamente 3% a carico dell’azienda, 4% a carico del lavoratore e 1% a carico dello Stato).
  • Flessibilità: è possibile decidere di versare di più o di uscire dal sistema (opt-out), ma l’opzione di uscita, comportando la perdita del contributo versato dal datore di lavoro, non viene quasi mai esercitata.
  1. Terzo Pilastro: Personal Pensions (Pensione Privata)

Sono fondi che il lavoratore può aprire individualmente (SIPP – Self-Invested Personal Pensions). Sono molto diffusi perché godono di grandi vantaggi fiscali: per ogni £80 versati, lo Stato aggiunge £20.

Prospettive

  • Pensions Dashboards: Entro la fine del 2026, tutti i Fondi pensione dovranno collegarsi a una piattaforma digitale unica che permetterà ai cittadini di vedere tutte le loro “pentole” di risparmio (spesso frammentate tra vari ex datori di lavoro) in un’anagrafica unica.
  • Inheritance Tax: Dal 2027, i fondi pensione entreranno nel calcolo della tassa di successione, un cambiamento radicale che sta spingendo molti britannici a rivedere le proprie strategie di risparmio, liquidando il Fondo e passando ad altre forme di risparmio.
  • Revisione dell’età: Il parlamento sta discutendo se accelerare l’aumento dell’età pensionabile a 68 anni a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Solidità del sistema britannico

Il processo in corso di mutamento del sistema richiede un’analisi dettagliata:

Fondi Defined Benefit (DB):

I fondi a “beneficio definito” (quelli che garantiscono una cifra fissa, tipici delle vecchie generazioni) hanno grande solidità.

Si stima che i fondi DB privati abbiano un surplus collettivo di circa £223 miliardi. Il rapporto tra attività e passività è salito a circa il 104-109%. L’aumento dei tassi di interesse negli ultimi anni ha ridotto drasticamente il valore attuale delle passività future e i fondi ora hanno un tasso di copertura delle prestazioni promesse più che positivo.

Dopo il panico del 2022, causato dalla manovra finanziaria di Liz Truss che verrà brevemente descritta, le autorità hanno imposto cuscinetti di liquidità molto più ampi. Oggi i fondi possono sopportare un aumento improvviso dei rendimenti dei titoli di stato (gilts) di oltre 300-400 punti base senza andare in crisi di collaterale.

Fondi Defined Contribution (DC): Il nuovo “Mansion House Accord”

La maggior parte dei lavoratori attivi è in fondi a “contribuzione definita” nei quali il rischio è a carico del risparmiatore. Qui la misura della solidità non deriva dal surplus, ma dalla qualità degli investimenti.

Investimenti in Private Equity: Nel 2025/2026 è entrato nel vivo l’accordo di Mansion House. I grandi gestori si sono impegnati a investire il 5% dei fondi in asset non quotati (startup, infrastrutture, venture capital) entro il 2030, con l’obiettivo di aumentare i rendimenti a lungo termine (la stima è fino a £16.000 in più per un lavoratore medio a fine carriera).

Questa nuova strategia, tuttavia, rende i fondi potenzialmente più volatili e meno liquidi rispetto al passato.

Consolidamento in “Megafondi”

Il governo britannico sta spingendo aggressivamente per la creazione di Megafondi, simili a quelli canadesi o australiani. La soglia è fissata in £25 miliardi: Entro la fine del 2026, molti piccoli fondi aziendali e i fondi dei governi locali (LGPS) procederanno a fusioni per ridurre i costi di gestione e avere più potere d’acquisto; il tutto allo scopo di una migliore capacità di resistere agli shock di mercato e di operare su dimensioni di investimento più grandi.

La Rete di Sicurezza: Pension Protection Fund (PPF)

È prevista dalla normativa di vigilanza una specifica protezione in caso di fallimento del datore di lavoro e del Fondo a lui collegato, che prevede l’intervento del PPF. Il Pension Protection Fund statale detiene riserve molto cospicue, tant’è che non è previsto un prelievo a carico delle aziende datrici di lavoro.

Merita un breve approfondimento il c.d. “Mini-Budget”, ufficialmente chiamato The Growth Plan: presentato il 23 settembre 2022 da Liz Truss, Primo Ministro nel 2022, è definito dalla stampa britannica un grave autogol del sistema; nonostante fosse presentato come una manovra per sbloccare la crescita, scatenò un panico finanziario che portò alle dimissioni dello stesso Primo Ministro dopo soli 45 giorni: il Premier con il mandato più breve della storia del Regno Unito.

L’idea alla base era la cosiddetta “Trickle-down economics” (economia del gocciolamento): tagliare le tasse ai più ricchi e alle imprese per stimolare investimenti e crescita. I punti principali erano:

  • Taglio dell’aliquota massima IRPEF: Abolizione dello scaglione del 45% per i redditi sopra le £150.000.
  • Blocco della Corporation Tax: Cancellazione dell’aumento previsto dal 19% al 25%.
  • Taglio dei contributi (National Insurance): Eliminazione dell’aumento dell’1,25% introdotto pochi mesi prima.

In realtà la manovra aveva un costo enorme: circa £45 miliardi di tagli fiscali, totalmente non finanziati (cioè coperti interamente da nuovo debito pubblico).

I mercati reagirono immediatamente di fronte ad una manovra interamente a debito, fatta in un momento in cui il tasso di inflazione era intorno al 10%.

La sterlina precipitò ai minimi storici; i titoli di stato ebbero un contraccolpo di rendimento verso l’alto, ed i Fondi Pensione entrarono in forte turbolenza.

I fondi, infatti, utilizzavano strategie LDI (Liability-Driven Investment), sottoscrivendo derivati di protezione sulle fluttuazioni dei tassi; di fronte ad una crescita improvvisa ed inattesa dei tassi, gli istituti di credito richiesero imponenti versamenti a titolo di margine di garanzia; ed i fondi, costretti a reperire liquidità, iniziarono una massiccia vendita di titoli di stato: la conseguenza inevitabile fu il crollo del valore dei titoli stessi; solo l’intervento della Bank of England con un massiccio acquisto di titoli evitò il collasso del sistema dei fondi pensione.

Dopo questo violento shock, le autorità di regolamentazione britanniche (FCA e The Pensions Regulator) hanno imposto una ristrutturazione profonda delle strategie d’investimento.

Ecco le tre direzioni principali prese dai fondi sulla scorta delle disposizioni di vigilanza dopo la crisi provocata dal Governo Truss:

  1. Cuscinetti di Liquidità (Liquidity Buffers) obbligatori
  • La regola del 300-400 bps: Oggi i fondi che usano strategie LDI (Liability-Driven Investment) devono dimostrare di poter resistere a un aumento improvviso dei tassi di interesse di almeno 300-400 punti base senza dover vendere asset in preda al panico.
  • Cash on hand: I fondi devono mantenere una quota molto più alta di contanti o titoli altamente liquidi (come i Money Market Funds), rinunciando ai rendimenti più alti in cambio della sicurezza di poter coprire istantaneamente le “margin calls” delle banche.
  1. De-leveraging (Riduzione della Leva Finanziaria)

Prima del 2022, molti fondi usavano la leva finanziaria per far sembrare i loro rendimenti più alti di quanto fossero realmente.

  • Meno derivati: Si è tornati a un approccio più tradizionale. Molti fondi hanno ridotto l’uso di swap e derivati complessi, preferendo possedere direttamente i titoli di stato (Gilts).
  • Asset reali: C’è stato uno spostamento verso infrastrutture e immobili che generano flussi di cassa costanti, riducendo la necessità di “scommettere” sull’andamento dei tassi d’interesse.
  1. Stress Test e Monitoraggio in Tempo Reale

I controlli costanti hanno oggi un ruolo chiave nella vigilanza:

  • Reporting giornaliero: Mentre prima i fondi controllavano i rischi settimanalmente o mensilmente, ora molti gestori utilizzano sistemi di monitoraggio in tempo reale collegati direttamente alle autorità di vigilanza.
  • Scenario “Cigno Nero”: I fondi devono eseguire regolarmente simulazioni di crisi politiche estreme per testare la tenuta delle loro riserve.

I fondi pensione oggi sono giudicati dalla Vigilanza assolutamente solidi, e per il cittadino risparmiatore la prospettiva pensionistica è più sicura, anche se i rendimenti saranno certamente più bassi rispetto alle prospettive che l’epoca pre-Truss offriva.

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