Investimenti sostenibili – ESG

Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI

Alla luce degli attuali scenari geopolitici, non sembra che gli investimenti sostenibili siano nel loro periodo migliore: ma le regole sulla transizione ecologica ed energetica non devono far pensare che si preveda un arretramento delle politiche ambientali.

In realtà, soprattutto negli Stati Uniti dell’era Trump i prodotti finanziari ESG (Environmental, Social, Governance), e cioè quelli rispettosi dei criteri standard di sostenibilità, impatto etico e gestione responsabile, hanno subito un evidente decrescita, con disinvestimenti per almeno 80 miliardi di dollari: ma in Europa, vera e propria patria degli ESG, non si registrano deflussi di investimento dal settore.

Secondo i dati degli organismi internazionali gli obiettivi ambientali non sono rinviabili, così come quelli di benessere sociale e di trasparenza nel governo delle imprese; e dunque gli investitori devono essere guidati ed incentivati verso scelte più consapevoli nel medio e lungo termine.

Nel mondo occidentale si va però consolidando l’idea che la spesa per armamenti, quella per le tecnologie ad altissimo assorbimento di energia come l’Ai, la spesa per satelliti e quella per l’automotive non a trazione elettrica debbano essere oggetto di nuovo impulso; e ciò sia per la situazione internazionale che per il maturare di una sorta di disillusione dal Piano Timmermans: ci si domanda se davvero si è pronti e disponibili a ristrutturare tutte le abitazioni, chiudere tutti gli impianti di auto non elettriche, spegnere tutte le caldaie, chiudere le industrie della plastica e degli armamenti con le intere filiere di contorno.

Il percorso è ancora lungo e assai complesso, e non richiede soltanto norme generali e scadenze prefissate e forse inattuabili; occorrono politiche di incentivo e di condivisione.

E soprattutto la costruzione di uno scenario futuro che rispetti le incertezze derivanti dai dati meteorologici e da quelli di difesa delle democrazie e delle disparità sociali e di genere e che progetti in dettaglio gli obiettivi da raggiungere e i percorsi da seguire.

In questo generale contesto, la finanza ha un ruolo fondamentale: gli investitori sono chiamati a scelte dirette alla sicurezza e al rendimento ma anche alla sostenibilità; fra gli investitori istituzionali, le Casse di Previdenza dei professionisti, con la dotazione di 115 miliardi di euro di patrimonio, possono giocare un ruolo importante.

E non a caso, le politiche di allocation che alcune Casse stanno ponendo in essere sono anche rivolte agli scenari SRI (sustainable and responsible investment): secondo l’indagine annuale condotta da Itinerari Previdenziali, le sole sette Casse che hanno dichiarato di non adottare una politica di investimento sostenibile hanno comunque confermato di avere in programma la valutazione di una prossima adozione del sistema.

Le motivazioni degli investitori che hanno già adottato criteri ESG sono legate alla volontà di contribuire allo sviluppo sostenibile, alla più efficace gestione dei rischi finanziari, al miglioramento reputazionale dell’ente.

Diverse sono le difficoltà rappresentate dagli investitori: in particolare da parte di molti si lamenta la difficile misurabilità degli impatti e della performance, con la mancanza di una definizione univoca e comparabile degli obiettivi e della corretta misurazione dei target su cui investire.

Ma almeno ed in ogni caso i criteri da seguire (si confrontino le strategie SRI) dovrebbero essere quelli delle esclusioni: no ai prodotti collegati al mercato delle armi, della pornografia, del gioco d’azzardo, delle imprese che vanno contro i diritti umani e civili; e crescita degli investimenti in prodotti collegati alle energie sostenibili ed all’efficientamento climatico.

Gli enti che intendono svoltare verso investimenti sempre più sostenibili utilizzano strategie di scelta guidate: fra essi spicca CNPR che ha affidato mandati ai propri gestori con specifici obiettivi di sostenibilità.

Il convegno annuale di Itinerari Previdenziali sulle politiche di investimento sostenibile si è concluso con la premiazione dell’ente che è risultato più avanti di tutti nell’implementazione dei criteri ESG – SRI; Inarcassa ha ricevuto il riconoscimento, ma CNPR è risultata fra i primi: e per i prossimi anni sarà senz’altro in grado di competere per il premio.

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