La Gestione Separata INPS

Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI

La Gestione Separata, istituita dall’art. 2, comma 26 della Legge 335/1995 con decorrenza dal marzo 1996, ha attivato una copertura pensionistica ai lavoratori definiti “parasubordinati”, cioè a quei soggetti che esercitano per attività abituale anche se non esclusiva il lavoro autonomo senza essere iscritti ad albi professionali.

All’epoca di istituzione del Fondo Gestione Separata questi soggetti erano del tutto scoperti sotto il profilo previdenziale, e non avevano nessun obbligo di iscrizione alla previdenza pubblica

Dalla sua istituzione, la Gestione Separata INPS è diventato il “polmone” previdenziale che include i liberi professionisti senza cassa, collaboratori coordinati e continuativi e altre figure precarie o emergenti.

Fra le figure professionali che devono aderire alla Gestione Separata si distinguono tutte le categorie che sono prive di una Cassa di Previdenza autonoma: consulenti di marketing, consulenti aziendali, amministratori di condominio, amministratori di società, revisori legali, collaboratori di giornali e riviste, dottorandi, assegnisti e borsisti titolari di assegno di ricerca o borse di studio, medici specializzandi ed altri, fino alle recenti figure nate sotto l’egida dei social network, come gli influencer e i social media manager.

L’INPS divide gli iscritti in due macro-gruppi:

  • I liberi professionisti con partita IVA, che esercitano in modo abituale anche se non esclusivo un’attività di lavoro autonomo al di fuori delle categorie che hanno un albo professionale e sono dotate di Cassa autonoma; secondo l’orientamento dell’INPS anche gli iscritti ad un albo professionale ed a una Cassa autonoma, per i redditi che derivano da attività diverse da quelle relative alla Cassa cui sono iscritti, sono tenuti al versamento dei contributi alla Gestione Separata;
  • I collaboratori senza partita IVA, che svolgono attività di lavoro autonomo sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa.

Secondo i dati disponibili, aggiornati al 2024, al primo gruppo appartengono circa 600.000 soggetti; al secondo gruppo oltre 1.100.000.

Nella variegata popolazione degli iscritti alla Gestione Separata, vanno distinti i c.d. “esclusivi” (professionisti con partita IVA, collaboratori coordinati del settore sportivo) che versano un’aliquota ridotta rispetto a quella dei collaboratori coordinati senza partiva IVA.

Ecco il quadro aggiornato al 2026, basato sugli ultimi dati ufficiali e le aliquote vigenti.

Per l’anno in corso, le soglie di reddito su cui calcolare i contributi, adeguate all’inflazione sono:

Parametro Valore 2026 Note
Massimale di reddito 122.295,00 Oltre questa cifra non si pagano più contributi.
Minimale di reddito 18.808,00 Reddito minimo per avere 12 mesi di contributi accreditati.
Contributo minimo  4.903,25 Quota minima per l’intero anno

Le aliquote sono rimaste stabili rispetto al 2025, confermando il trend degli ultimi anni:

  1. Liberi Professionisti (Partita IVA “senza cassa”)

L’aliquota totale è del 26,07%. Si compone di:

  • 25,00%: Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (IVS).
  • 0,72%: Aliquota aggiuntiva per maternità, malattia e assegni familiari.
  • 0,35%: Quota destinata all’ISCRO
  1. Collaboratori e Figure Assimilate

Per chi non ha altra copertura previdenziale, l’aliquota è del 35,03% (include la DIS-COLL per la disoccupazione). Se non è prevista la DIS-COLL, scende al 33,72%.

Ripartizione: Per i collaboratori, l’onere è per 2/3 a carico del committente e 1/3 a carico del lavoratore.

  1. Pensionati o Iscritti ad altre Gestioni

Per chi ha già un’altra copertura (es. dipendenti che fanno anche consulenza o pensionati), l’aliquota è ridotta al 24,00%.

La Situazione Attuale

La Gestione Separata continua a essere una dei pochi Fondi INPS in attivo strutturale: le entrate contributive superano di gran lunga le prestazioni erogate. E questo è il motivo principale per il quale l’INPS non “cede” volentieri platee di iscritti ad altre gestioni; infatti (dati 2024):

Attivi 1.730.000 Pensionati 621.400 Rapporto pensionati/attivi 2,78
Entrate contributive 12,4 miliardi Uscite per pensioni 2,4 miliardi Saldo 10 miliardi
Contributo medio versato 6.920 Pensione media 4.320 Rapporto pensione media/contributo medio 0,62
Patrimonio Netto della Gestione 173 miliardi Risultato di esercizio della gestione 9,6 miliardi

Un contributo assai sostanzioso all’ avanzo patrimoniale dell’INPS: nel 2024 il risultato di esercizio complessivo dell’Istituto è stato di 2 miliardi: senza la Gestione Separata il risultato sarebbe stato negativo per 7,6 miliardi.

La situazione rosea del Fondo dipende da due motivi principali:

  1. Popolazione giovane: Molti iscritti, infatti, sono all’inizio della carriera.
  2. Sistema contributivo puro: Le pensioni erogate sono calcolate esclusivamente su quanto versato, senza alcuna integrazione; ciò dà corso a pensioni mediamente assai basse

Alcuni punti di attenzione devono essere sollevati:

Da un lato, la frammentarietà: Il numero di iscritti rimane elevato (oltre 1,7 milioni di attivi tra professionisti e collaboratori), ma i redditi medi dichiarati restano spesso sotto la soglia del minimale, portando a “buchi” nell’anzianità contributiva; versando contributi al di sotto del minimale si maturano meno di 12 mesi l’anno di anzianità contributiva.

D’altra parte si osservano tutele in crescita: con l’introduzione definitiva dell’ISCRO e il rafforzamento delle indennità di maternità e paternità, la Gestione sta cercando di perdere l’etichetta di “cassa di serie B”, anche se il peso contributivo è percepito come molto alto rispetto alle prestazioni future stimate ed alle contribuzioni richieste dalle Casse professionali.

L’ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa) è stata resa strutturale dalla Legge di Bilancio 2024. Somiglia, di fatto, alla cassa integrazione per i lavoratori dipendenti.

Il suo funzionamento:

Requisiti per l’accesso

Per poter beneficiare dell’ISCRO, il lavoratore autonomo deve soddisfare contemporaneamente questi criteri:

  • Iscrizione: Essere iscritto esclusivamente alla Gestione Separata.
  • Partita IVA: Deve essere attiva da almeno 3 anni al momento della domanda.
  • Calo del Reddito: Il reddito da lavoro autonomo dell’anno precedente deve essere inferiore al 70% della media dei redditi dei due anni precedenti.
  • Reddito Massimo: Il reddito dell’anno precedente non deve superare i 12.000,00 euro (soglia soggetta a rivalutazione annuale ISTAT).
  • Regolarità: Essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali.

Importo e Durata

L’indennità non è fissa, ma parametrata ai redditi precedenti:

Consiste nel 25% della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nei due anni precedenti la domanda, con il limite mensile minimo di 250 euro/mese ed il limite massimo di 800 euro/mese

L’ISCRO viene erogata per un massimo di 6 mensilità e può essere richiesta una sola volta ogni 3 anni, ma l’erogazione è strettamente legata

L’erogazione è però strettamente legata alla c.d. politica attiva: i soggetti che beneficiano dell’assegno ISCRO hanno l’obbligo di partecipare a corsi di aggiornamento professionale, e la mancata partecipazione comporta la decadenza dal beneficio e la restituzione di quanto percepito.

L’ISCRO è finanziata dagli iscritti stessi tramite un’aliquota aggiuntiva che, per il 2026, è pari allo 0,35%.

Si tratta di una misura assai rilevante, la prima che interviene come tutela assistenziale della categoria degli autonomi “senza cassa”, spesso trascurati e considerati come figli di un Dio minore.

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