Rubrica “PARI E DIS-PARI”
di Sophia Mariano*
Quando si parla di violenza economica si fa riferimento a una forma di abuso che limita l’autonomia nella gestione delle risorse e nelle decisioni finanziarie. Si tratta di una dinamica meno visibile, ma incisiva, che può emergere anche nell’attività professionale ordinaria di chi esercita la professione di commercialista.
Nella prassi, questo fenomeno coinvolge prevalentemente donne, pur non essendo esclusivamente femminile. Più raramente si riscontrano situazioni analoghe a carico di uomini, ma nei casi osservati negli studi professionali sono soprattutto le donne a risultare intestatarie formali di imprese, quote o posizioni debitorie, senza esercitare un reale potere decisionale.
Nell’esercizio della professione ci si confronta con clienti che risultano titolari o amministratrici, ma che nella sostanza non partecipano alla gestione. Le decisioni vengono assunte dal partner, mentre su di loro ricadono responsabilità giuridiche e patrimoniali. Non sono rari segnali come la scarsa conoscenza dei dati essenziali dell’attività, la delega al compagno, la firma di documenti senza piena comprensione o la mancanza di disponibilità dei codici di accesso per la gestione e la verifica dei conti bancari.
Spesso queste situazioni non nascono con l’intento di arrecare un danno. Il partner può ritenere di agire nel loro interesse, ad esempio per garantire una futura stabilità o una pensione. In concreto, però, la cliente viene utilizzata come intestataria per superare difficoltà legate all’accesso al credito, a esposizioni debitorie o a rapporti con banche e amministrazione fiscale, determinando una separazione tra chi decide e chi risponde. È proprio in questa distanza tra ruolo formale e reale potere decisionale che si annida la criticità.
Queste dinamiche emergono frequentemente nelle procedure di sovraindebitamento ed esdebitazione, dove si ricostruisce la storia economica della cliente. Si riscontrano casi in cui obbligazioni rilevanti sono state assunte senza reale partecipazione, con il coinvolgimento del patrimonio personale, spesso costituito da immobili. Anche quando si giunge all’esdebitazione, il percorso comporta la perdita dei beni e un significativo ridimensionamento della condizione economica.
Chi esercita la professione non svolge attività investigative, ma deve operare con diligenza e consapevolezza del contesto. Ignorare o tollerare situazioni palesemente anomale, soprattutto in presenza della consapevolezza dell’esistenza di un titolare effettivo diverso da quello formale, può esporre a responsabilità professionali, sia sotto il profilo civilistico sia in relazione agli obblighi di adeguata verifica e trasparenza.
La sottoscrizione di garanzie, bilanci, contratti o altri atti finanziari non è mai neutra: comporta conseguenze concrete e richiede piena consapevolezza.
* Commercialista e revisore contabile
