Il video di Ben Gvir e lo spettro del fascismo in Israele: la profezia dimenticata di Einstein e Arendt

ROMA – La solita tiritera della minaccia alla sicurezza di Israele. Ogni volta che i cani armati sguinzagliati dal governo fascista di Netanyahu assaltano e arrestano in acque territoriali quelli che protestano contro i loro metodi parte la registrazione sulla minaccia alla sicurezza. Che ormai non solo ha stancato ma suona come ulteriore sberleffo per quanti hanno a cuore le sorti del popolo israeliano. Che per fortuna non è tutto schierato con i fascisti ora al governo e che si spera riescano presto a rimandare a casa o in tribunale come meritano.

Quanto accaduto in queste ore alle centinaia e centinaia di attivisti della Global Flotilla – la flotta in navigazione verso Gaza per portare aiuti umanitari e solidarietà ai palestinesi – arrestati dalle milizie israeliane in acque internazionali e mostrati in ginocchio in carcere richiama alla mente episodi tristi delle passate dittature. In un video c’è pure il ministro Ben Gvir, che si proclama tutore della sicurezza nazionale, fiero e felice che si fa largo tra gli inginocchiati, prendendoli pure in giro. Bene ha fatto il nostro governo, la premier Meloni e il ministro Tajani, a protestare con forza contro quello che è semplicemente un atto di pirateria.

E a quanti pensano, anche a casa nostra, che in fondo ‘se la sono cercata’ va ricordato che quelle persone stanno lottando anche per salvare i nostri diritti, perché sia sempre garantita la dignità umana di chi protesta e non è d’accordo con una politica che ormai molte volte assume  tratti assassini. Quello che più preoccupa è che un simile governo viva e predichi odio, odio che purtroppo genera rabbia furiosa nei confronti di Israele. Una giostra dell’incubo, perché Netanyahu, Gvir e la loro cricca possono continuare a governare soltanto seminando odio e guerra ogni giorno e così pararsi dietro la scusa della ‘sicurezza nazionale’. E vengono i brividi a rileggere il documento storico siglato il 2 e pubblicato il 4 dicembre 1948, cinque mesi prima della nascita dello Stato di Israele, sul The New York Times con le firme di Albert Einstein, la filosofa Hannah Arendt e altri 28 intellettuali ebrei. Se la prendevano con il Partito della Libertà del futuro primo ministro Menachem Begin che, scrivono, “nell’organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti nazista e fascista”. All’interno della comunità ebraica, come altri partiti fascisti, continua il documento, “hanno predicato un misto di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità razziale”.

I sottoscritti, conclude il documento “usano questi mezzi per presentare pubblicamente alcuni fatti salienti che riguardano Begin e il suo partito, e per sollecitare tutti gli sforzi possibili per non sostenere quest’ultima manifestazione di fascismo”. Firmato: Isidore Abramowitz (Scrittore e saggista), Hannah Arendt (Filosofa e teorica politica), Abraham Brick Rabbi Jessurun Cardozo (Rabbino), Albert Einstein (Fisico, premio Nobel), Herman Eisen, M.D. (Medico e scienziato), Hayim Fineman (Professore di letteratura e attivista sionista), M. Gallen, M.D. (Medico),H.H. Harris Zelig S. Harris (Linguista di fama mondiale), Sidney Hook (Filosofo e accademico), Fred Karush (Immunologo e scienziato), Bruria Kaufman (Fisica e matematica, stretta collaboratrice di Einstein), Irma L. Lindheim (Presidente nazionale di Hadassah, l’organizzazione delle donne sioniste americane) Nachman Maisel (Critico letterario e storico, Seymour Melman (Economista e ingegnere), Myer D. Mendelson, M.D. (Medico), Harry M. Oslinsky, Samuel Pitlick, Fritz Rohrlich (Fisico teorico), Louis P. Rocker (Filantropo e presidente della League for Religious Freedom), Ruth Sagis, Itzhak Sankowsky (Educatore e artista), I.J. Shoenberg (Matematico), Samuel Shuman, M. Singer, Irma Wolfe, Stefan Wolfe.

Un documento importante, fondamentale, storicamente dimostra che le critiche più dure e l’uso del termine “fascismo” nei confronti di alcune frange della politica israeliana non sono nati dall’esterno o dall’antisemitismo, ma sono state formulate originariamente da alcune delle menti più brillanti della stessa diaspora ebraica mondiale, animate dal timore per la tenuta democratica e morale del nuovo Stato. Con i giusti distinguo, anche oggi ci sono molte cose che ritornano, giusto quindi sollecitare una grande e democratica reazione contro chi sta demolendo la democrazia e instaurando il fascismo in Israele.

Ps: per chi vuole leggere tutta la lettera la si trova facilmente in rete.
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