Il contesto internazionale aumenta volatilità e rischi
L’argomento al centro del forum organizzato da Cassa ragionieri ed esperti contabili
di Davide Mattei
“L’avvio della guerra in Medio Oriente ha provocato un aumento dell’inflazione, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari e generando pressioni sui prezzi. In questo scenario è opportuno mantenere prudenza negli investimenti, privilegiando duration più contenute e strumenti con elevato merito creditizio.
Per il mercato azionario ci attendiamo una volatilità più elevata, con livelli di rischio superiori al passato. La vicenda dello Stretto di Hormuz sta inoltre riducendo le aspettative economiche globali. A beneficiarne sono soprattutto difesa ed energia, mentre risultano più penalizzati i settori legati ai consumi”.
Lo ha dichiarato Giuseppe Patriossi (Prometeia Advisor Sim) nel corso del Cnpr forum speciale “Tecnologia e demografia: cosa potrebbe influenzare i mercati finanziari nei prossimi anni”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, realizzato in collaborazione con l’Istituto nazionale esperti contabili.

Secondo Luigi Cesari (Amundi sgr) “il conflitto in corso sta mettendo a dura prova la crescita globale, alimentando forte incertezza sui mercati legata soprattutto a due variabili: durata e intensità della crisi. Il nostro scenario non prevede una recessione, ma un rallentamento che colpirà alcune aree più di altre, come l’Europa e i Paesi asiatici.
Sul fronte dell’inflazione, il costo dell’energia si sta trasmettendo in modo significativo ai prezzi. Occorre capire se si tratti di uno shock temporaneo o di un fenomeno con effetti più strutturali. L’attuale contesto penalizza soprattutto il comparto obbligazionario, a causa del rialzo dei tassi d’interesse, con ripercussioni anche sugli altri mercati”.

A sottolineare i rischi e la durata dell’inflazione Nino Mancini (Banca Patrimoni Sella & C.): “Il rialzo dei prezzi petroliferi e dei suoi derivati ha effetti rilevanti sulla crescita dell’inflazione e la principale preoccupazione riguarda quanto a lungo potrà accompagnarci nei prossimi mesi. Le banche centrali stanno valutando un passaggio da politiche monetarie espansive a misure più restrittive, con possibili aumenti dei tassi.
Tuttavia, la storia insegna che gli shock petroliferi non si contrastano efficacemente con il rialzo dei tassi, perché finiscono per penalizzare la crescita. Un eventuale aumento del costo del denaro potrebbe rallentare l’inflazione, ma rischierebbe di frenare ancora di più l’economia, senza reali benefici complessivi”.

Sui possibili scenari futuri ha espresso prudenza Nunzio Monteverde, presidente dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Dopo le recenti vicende legate al conflitto in Iran, i mercati stanno recuperando indici e performance, dimostrando in alcuni casi una maggiore maturità rispetto alla politica.
Restano però scenari delicati, che possono essere stravolti rapidamente da un momento all’altro. Per questo è fondamentale guardare agli equilibri mondiali complessivi e lavorare con responsabilità per superare le attuali incertezze economiche e geopolitiche”.

* ItaliaOggi
