Il programma per l’edilizia pubblica prevede 100mila alloggi in 10 anni
La misura al centro del focus del Cnpr con la partecipazione di politici di entrambi gli schieramenti
Bruno Marrone
Centomila nuovi alloggi nei prossimi dieci anni, recupero del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato, social housing e semplificazione burocratica. Sono questi i pilastri del “Piano Casa Italia” discusso nel corso del Cnpr forum “Piano Casa Italia: cosa cambia adesso?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
Ad aprire il dibattito è stato Andrea Mascaretti (Fratelli d’Italia), parlamentare di Fratelli d’Italia nelle Commissioni Bilancio e Lavoro della Camera, che ha difeso l’impianto del piano varato dal Governo. “Si tratta di una misura ambiziosa che mancava da decenni. L’obiettivo dei 100mila alloggi nasce dalla necessità di dare risposte concrete a un’emergenza abitativa sempre più evidente, soprattutto nelle grandi città dove i prezzi sono esplosi e il ceto medio fatica ad acquistare casa”, ha spiegato Mascaretti, sottolineando come il progetto richieda anche il coinvolgimento diretto di Regioni e Comuni. Secondo l’esponente di FdI, sarà fondamentale recuperare e ristrutturare l’edilizia pubblica esistente, abbattendo al tempo stesso gli ostacoli burocratici che rallentano gli interventi.

Sulla stessa linea Laura Cavandoli (Lega), che ha definito il decreto legge 66 una risposta concreta alle fragilità sociali e all’emergenza abitativa. “L’obiettivo è rigenerare il patrimonio immobiliare pubblico, riconvertire gli edifici inutilizzati e rimetterli sul mercato, sia nell’ambito dell’edilizia sociale sia di quella agevolata”, ha affermato. Cavandoli ha inoltre evidenziato la necessità di intervenire a favore delle fasce più deboli, degli studenti universitari e dei lavoratori stagionali, ricordando che il piano prevede investimenti stimati in circa cento miliardi di euro. Tra le priorità indicate anche la nomina di commissari straordinari per accelerare il recupero degli immobili pubblici inutilizzati.

Di segno opposto le valutazioni delle opposizioni. Antonio Misiani (Partito Democratico), vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama, ha espresso forti perplessità sull’efficacia del Piano Casa. “L’emergenza abitativa coinvolge ormai un milione e mezzo di famiglie e riguarda sempre più anche il ceto medio. Un piano realmente all’altezza richiederebbe risorse straordinarie e una visione di lungo periodo, mentre il Governo si limita a redistribuire fondi già esistenti senza introdurre strumenti realmente innovativi”, ha dichiarato. Misiani ha criticato in particolare l’assenza di rifinanziamenti per il fondo affitti e la mancanza di misure efficaci contro il caro-canoni e gli effetti degli affitti brevi nelle città a forte vocazione turistica.

Critico anche Agostino Santillo (M5s): “Le liste d’attesa per gli alloggi sociali coinvolgono oltre 650mila famiglie e il Piano Casa non chiarisce da dove arriveranno le risorse necessarie”, ha osservato. Santillo ha inoltre denunciato la riduzione dei fondi destinati ai morosi incolpevoli e l’assenza di strumenti adeguati a sostenere gli affitti delle famiglie in difficoltà. Secondo l’esponente pentastellato, il primo passo dovrebbe essere una ricognizione completa del patrimonio immobiliare inutilizzato, pubblico e privato, accompagnata da misure di calmieramento dei prezzi.

Nel corso del forum, moderato da Anna Maria Belforte, è intervenuta anche Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo, che ha evidenziato il delicato equilibrio tra velocità degli interventi e tutela del territorio. “La semplificazione burocratica e la collaborazione tra pubblico e privato possono rappresentare strumenti utili, ma servono garanzie affinché il Piano Casa non produca effetti distorsivi sul piano urbanistico e ambientale”, ha spiegato.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili, che ha posto l’accento sul nodo delle coperture economiche. “Gli obiettivi sono ambiziosi, ma mancano risorse realmente aggiuntive. Si rischia di finanziare il Piano Casa sottraendo fondi ad altri programmi di rigenerazione urbana già esistenti”, ha osservato.
Il confronto ha così evidenziato la centralità della questione abitativa nel dibattito economico e sociale italiano. Se da un lato il Governo punta su un grande piano di rigenerazione e recupero immobiliare, dall’altro restano aperti i nodi delle coperture finanziarie, della sostenibilità urbanistica e della capacità di garantire risposte concrete alle fasce più fragili della popolazione.
* Il Tempo
