ROMA – Ad Évian-les-Bains, il G7 si muove al ritmo di Trump. Gli altri leader hanno aspettato quasi un’ora in sala prima che arrivassero Macron, Trump e Zelensky. Una attesa che, a giudicare dalle facce, non sembrava fosse prevista nel programma. Quando Trump è entrato, Friedrich Merz gli è quasi corso incontro – racconta il Guardian – per consegnargli la maglia della nazionale tedesca col numero 47 (quello del quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti) e assicurarsi la foto del giorno. Il nonno di Trump, di nome Friedrich, nacque a Kallstadt nel 1869: in teoria, ha scherzato qualcuno, potrebbe persino avere i requisiti per giocare con la Mannschaft.
Versöhnungsgeste? Merz überreicht Trump ein Deutschlandtrikot mit seinem Namen. "This is yours" sagt der Bundeskanzler. "It’s great", sagt der US-Präsident beim #G7summit in Évian. @tonline pic.twitter.com/KQPS2wQKkp
— Bastian Brauns (@BastianBrauns) June 16, 2026
L’aneddoto dice molto sul tono del vertice. Il summit di quest’anno si riduce essenzialmente alla gestione di un solo uomo e delle sue posizioni sulle questioni del giorno: Ucraina, Medio Oriente, equilibri commerciali. Gli altri, Canada, UE, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, manovrano intorno a lui cercando di non perdere terreno.
Al tavolo si è seduto anche Volodymyr Zelensky, con un obiettivo preciso: tenere vivo il sostegno americano, nel timore che Trump possa essere tentato di riaprire un canale diretto con Mosca, scavalcando i partner europei.
Giorgia Meloni – scrive il Corriere della Sera – ha commentato così l’incontro con Trump: “E’ andata benissimo, abbiamo parlato come se nulla fosse, abbiamo riso e scherzato. Non avevo dubbi, tutto bene”. Un disgelo, lo hanno definito i presenti. Anche se, in questo G7, il termometro lo tiene in mano uno solo.
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