Giungla europea sulla tassazione dei pensionati

Gli approfondimenti sulla previdenza di PAOLO LONGONI

La tassazione delle pensioni in Europa non è armonizzata: ogni Stato membro mantiene la piena sovranità fiscale sul proprio sistema previdenziale. Questa situazione dà origine a profonde discrepanze non solo nell’importo netto che un pensionato riceve a parità di contributi versati, ma anche nella filosofia stessa con cui il fisco tratta la terza età.

A livello macroeconomico, l’Italia si posiziona costantemente tra i Paesi europei con il maggior carico fiscale sulle pensioni pubbliche, poiché queste vengono equiparate quasi interamente al reddito da lavoro dipendente, senza le ampie deduzioni specifiche o le generose “no-tax area” presenti altrove.

I tre modelli di tassazione della previdenza

Per mappare come i diversi Paesi europei tassano il ciclo di vita della previdenza (contributi, rendimenti e prestazioni), si utilizzano generalmente tre acronimi basati sulle variabili E (Exempt – Esente) e T (Taxed – Tassato):

Modello Contributi Rendimenti del Fondo Prestazione Finale Paesi di Esempio
EET Esenti Esenti Tassati Francia, Germania, Regno Unito, Spagna
ETT Esenti Tassati Tassati Italia, Svezia, Danimarca
TEE / EEE Tassati / Esenti Esenti Esenti Ungheria, Polonia, Slovacchia, Bulgaria
  • Il modello EET (maggioritario in UE): Lo Stato rinuncia a tassare il reddito durante la fase di accumulo e crescita finanziaria, rimandando il prelievo interamente al momento dell’erogazione della rendita.
  • Il modello ETT (l’anomalia italiana e scandinava): Si applica un prelievo anche sulla maturazione dei rendimenti finanziari dei fondi (in Italia, ad esempio, con aliquote differenziate tra i fondi pensione ordinari e le Casse di previdenza professionali).

Il confronto sul “netto in tasca”

Ma la vera differenza strutturale risiede nelle agevolazioni che i singoli Paesi riconoscono ai pensionati rispetto ai lavoratori attivi. Mentre in Italia le detrazioni per reddito da pensione si azzerano progressivamente superate certe soglie, in altri Paesi europei i meccanismi di scomputo o abbattimento della base imponibile sono molto più incisivi:

  1. Germania: Il sistema della tassazione differita (Kohortenbesteirung)

La Germania sta transitando gradualmente verso la totale tassazione della rendita pensionistica, che sarà a regime solo nel 2040. Per chi va in pensione oggi solo una percentuale dell’assegno (attorno all’80-85%) è soggetta a tassazione IRPEF (Einkommensteuer), mentre la restante quota rimane esente in perpetuo. Ed inoltre, la Grundfreibetrag (la no-tax area generale) è molto elevata (oltre gli 11.000€ per i single), riducendo drasticamente il prelievo sui redditi medio-bassi.

  1. Francia: L’abbattimento forfettario

In Francia, i redditi da pensione beneficiano di un abbattimento automatico del 10% sulla base imponibile dell’imposta sul reddito (IR), entro un tetto massimo stabilito annualmente. A questo si aggiunge l’impatto del Quoziente Familiare, che attenua la progressività delle aliquote se il nucleo familiare è numeroso o composto da coniugi con redditi asimmetrici.

  1. I Paesi a “Tassazione Zero” sulle prestazioni

Stati come la Slovacchia, la Bulgaria e l’Ungheria adottano una politica radicale: le pensioni derivanti dal sistema pubblico e pilastri obbligatori non sono soggette a imposta sul reddito delle persone fisiche, lasciando l’assegno lordo coincidente con il netto, poiché lo Stato ha già tassato i flussi a monte e, tra l’altro, finanzia la previdenza tramite la fiscalità generale (Iva e imposte societarie).

La competizione fiscale sui pensionati stranieri

Un fenomeno prettamente europeo è l’utilizzo di regimi fiscali speciali per attrarre pensionati benestanti da altri Stati membri: le cosiddette politiche di fringe benefits territoriali. Molti Paesi offrono una Flat Tax sostitutiva sui redditi di fonte estera a chi trasferisce la residenza fiscale:

  • Grecia: Applica un’aliquota fissa del 7% per 15 anni su tutti i redditi esteri, comprese le pensioni private e pubbliche (laddove l’accordo contro le doppie imposizioni lo consenta).
  • Cipro: Prevede un’esenzione totale fino a circa 3.420€ e un’aliquota agevolata del 5% sulla parte eccedente.
  • Italia (Sud): Per controbilanciare questo flusso in uscita, l’Italia ha introdotto una flat tax al 7% per i pensionati esteri sia stranieri che italiani rimpatriati che scelgono di risiedere nei piccoli comuni del Mezzogiorno o in determinate aree colpite da eventi sismici.

In ogni caso, nei trasferimenti transfrontalieri la regola generale dei trattati OCSE prevede che le pensioni dei privati siano tassate solo nel Paese di nuova residenza, mentre le pensioni degli ex dipendenti pubblici restino generalmente tassate alla fonte nello Stato che eroga l’assegno, annullando di fatto il beneficio fiscale dell’espatrio.

Esempi pratici

Prendendo come parametro un assegno pensionistico di 1.800 € lordi al mese per un pensionato single, senza carichi di famiglia, proveremo a fare un confronto omogeneo fra alcuni Paesi; successivamente proveremo a introdurre il confronto con il Regno Unito, che pur essendo al di fuori dell’Unione Europea rappresenta comunque un importante riferimento.

Abbiamo ipotizzato una tassazione su base annua rapportata a 12 mensilità (pari a un lordo annuo di 21.600 €).

Vediamo nelle righe che seguoto come cambia il netto nei diversi Paesi a causa di ritenute sanitarie, no-tax area e abbattimenti specifici.

  1. Italia: Il prelievo fiscale più pesante

In Italia la pensione è equiparata al reddito da lavoro dipendente. Sul lordo mensile si applicano le aliquote IRPEF a scaglioni e le addizionali regionale e comunale, mitigate dalle detrazioni per reddito da pensione, che tuttavia sono decrescenti con il crescere del reddito da pensione.

  • Lordo Annuo: 21.600 € (calcolato su 12 mesi per uniformità, anche se in Italia si percepisce su 13 mensilità).
  • Trattenute di assistenza/sanità: Non presenti perché finanziate dalla fiscalità generale.
  • IRPEF lorda + Addizionali: Circa 4.300 €.
  • Detrazioni spettanti: Circa 1.300 €.
  • Netto stimato mensile (su base 12 mesi): ~1.550 € (Se distribuito su 13 mensilità reali, l’importo mensile scende a circa 1.430 €, fermo restando il netto annuo di circa 18.600 €).
  1. Francia: L’impatto della deduzione forfettaria

La Francia applica alle pensioni la CSG (Contribution Sociale Généralisée) e altri mini-contributi sociali per la sanità, pari a circa il 9,1% totale, ridotto per i redditi medio-bassi. Ai fini dell’imposta sul reddito (IR), la base imponibile beneficia di un abbattimento automatico del 10%.

  • Lordo Annuo: 21.600 €
  • Contributi Sociali (Sanità/Welfare ~7,4% medio su questa fascia): ~1.600 €
  • Imponibile Fiscale dopo l’abbattimento del 10%: ~18.000 €
  • Imposta sul Reddito (Francia): Entra nello scaglione dell’11% solo per la quota che supera la no-tax area francese (~11.500 €). L’imposta netta è di circa 715 € annui.
  • Netto stimato mensile: ~1.605 €
  1. Germania: La tassazione differita (Kohortenbesteuerung)

In Germania i pensionati pagano obbligatoriamente i contributi per l’assicurazione sanitaria (Krankenversicherung) e per l’assistenza a lungo termine (Pflegeversicherung), complessivamente circa l’11%. Tuttavia, ai fini fiscali, per chi va in pensione oggi solo l’85% circa del lordo è tassabile. Il restante 15% è esente da tasse per sempre. Inoltre, la no-tax area (Grundfreibetrag) copre i primi 11.784 € (valore aggiornato).

  • Lordo Annuo: 21.600 €
  • Assicurazione Sanitaria e Assistenza (~11%): ~2.370 €
  • Quota tassabile ai fini IRPEF (85%): 18.360 €
  • Imposta sul reddito (Einkommensteuer): Applicata sulla parte eccedente la no-tax area, si attesta a circa 750 € annui.
  • Netto stimato mensile: ~1.540 €
  1. Ungheria / Slovacchia / Bulgaria: Il modello a tassazione zero

Come accennato nel quadro generale, questi Paesi applicano il principio per cui le prestazioni pensionistiche pubbliche non devono subire alcuna decurtazione fiscale o contributiva alla fonte.

  • Lordo Annuo: 21.600 €
  • Trattenute e Imposte: 0 €
  • Netto stimato mensile: 1.800 €

Sintesi del “Netto in tasca” (Su base 12 mesi)

Paese Lordo Mensile Ritenute Sanitarie / Sociali Tasse (IRPEF locale) Netto Mensile Stimato
Ungheria / Slovacchia / Bulgaria 1.800 € 0 € 0 € 1.800 €
Francia 1.800 € ~133 € ~62 € 1.605 €
Italia 1.800 € 0 € ~250 € 1.550 €
Germania 1.800 € ~197 € ~63 € 1.540 €

È da sottolineare il paradosso della Germania: pur avendo un netto mensile molto simile a quello italiano a questo livello di reddito a causa delle pesanti trattenute per la sanità tedesca, il sistema fiscale tedesco diventa nettamente più vantaggioso dell’italiano man mano che l’assegno lordo sale, poiché l’abbattimento della base imponibile e le aliquote d’ingresso inferiori frenano la progressività dell’imposta rispetto all’IRPEF italiana.

Se saliamo a un livello di reddito medio-alto, pari a 2.500 € lordi al mese (ossia un lordo annuo di 30.000 € ipotizzando una distribuzione su 12 mensilità), la forbice tra l’Italia e gli altri grandi Paesi europei si allarga notevolmente.

Qui emerge con chiarezza il meccanismo della progressività delle aliquote e l’impatto degli abbattimenti strutturali sulla base imponibile. Vediamo come risponde ciascun Paese a parità di condizioni (pensionato single, senza carichi familiari).

  1. Italia: La forte spinta della progressività IRPEF

A 30.000 € lordi annui, la pensione subisce l’effetto del salto di scaglione IRPEF. Inoltre, le detrazioni per reddito da pensione in Italia subiscono un forte décalage (si azzerano del tutto a 50.000 €).

  • Lordo Annuo: 30.000 € (su base 12 mesi).
  • Imposta lorda + Addizionali locali: L’IRPEF teorica assorbe il 23% sulla prima tranche fino a 28.000 € e il 35% sulla quota eccedente, a cui si aggiungono le addizionali regionali e comunali.
  • Detrazioni spettanti: Si riducono sensibilmente, attestandosi intorno ai 700-800 €.
  • Netto stimato mensile (su base 12 mesi): ~1.970 € (Se calcolato su 13 mensilità reali, l’assegno mensile ordinario è di circa 1.820 €, con la tredicesima a fare da conguaglio).
  1. Francia: La tenuta delle agevolazioni fiscali

In Francia, l’impatto dei contributi sociali (CSG) sale leggermente alla quota standard del 9,1% (circa 2.730 €), ma la base imponibile fiscale viene ridotta del 10% forfettario prima di applicare l’imposta sul reddito (IR).

  • Lordo Annuo: 30.000 €
  • Contributi Sociali (Sanità/Welfare): ~2.730 €
  • Imponibile Fiscale dopo abbattimento 10%: ~24.540 €
  • Imposta sul Reddito (IR): Grazie al baréme francese, la quota fino a 11.600 € è a zero, e la parte restante rientra interamente nello scaglione basso dell’11%. L’imposta netta annua è di circa 1.420 €.
  • Netto stimato mensile: ~2.150 €
  1. Germania: Il sorpasso grazie all’esenzione parziale

È a questo livello di reddito che il sistema tedesco della tassazione differita mostra tutta la sua efficacia rispetto a quello italiano. Anche se le trattenute per le assicurazioni sanitarie e di cura (Kranken- und Pflegeversicherung) drenano circa l’11%, ai fini fiscali viene tassato solo l’85% circa del lordo.

  • Lordo Annuo: 30.000 €
  • Assicurazione Sanitaria e Assistenza (~11%): ~3.300 €
  • Quota tassabile ai fini IRPEF (85%): 25.500 €
  • Imposta sul reddito (Einkommensteuer): Tolta la no-tax area tedesca (Grundfreibetrag), l’imposta progressiva d’ingresso si applica su una base ridotta. L’imposta totale annua si attesta intorno ai 2.050 €.
  • Netto stimato mensile: ~2.054 €
  1. Ungheria / Slovacchia / Bulgaria: Il netto invariato

Nessuna trattenuta progressiva o previdenziale sul cedolino della pensione pubblica.

  • Lordo Annuo: 30.000 €
  • Netto stimato mensile: 2.500 €

Prospetto comparativo del “Netto in tasca” (A 2.500 € Lordi)

Paese Lordo Mensile Ritenute Sanitarie / Sociali Tasse (IRPEF locale) Netto Mensile Stimato % di “Taglio” sul Lordo
Ungheria / Slovacchia 2.500 € 0 € 0 € 2.500 € 0%
Francia 2.500 € ~227 € ~118 € 2.155 € ~14%
Germania 2.500 € ~275 € ~171 € 2.054 € ~18%
Italia 2.500 € 0 € ~530 € 1.970 € ~21%

Mentre sulla pensione da 1.800 € lordi l’Italia e la Germania si equivalevano nel netto a causa delle pesanti trattenute sanitarie tedesche, a quota 2.500 € la spinta fiscale dell’IRPEF italiana genera un divario evidente.

Il pensionato in Italia subisce un prelievo totale che supera il 21% del lordo, dovuto principalmente all’aliquota marginale che sale rapidamente e alle detrazioni che si sgonfiano. In Francia e Germania, i meccanismi di abbattimento della base imponibile riescono a trattenere la progressività dell’imposta, lasciando al pensionato un potere d’acquisto mensile ben superiore.

È utile e interessante estendere l’analisi al Regno Unito: pur non essendo parte dell’Unione Europea, si tratta di una nazione assai vicina anche nei parametri di PIL e di Reddito pro capite.

Nel Regno Unito (Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord), il sistema di tassazione segue rigidamente il modello EET.

La caratteristica fondamentale del sistema britannico risiede nella completa esenzione dei pensionati dai contributi previdenziali e assistenziali. Una volta raggiunta l’età pensionistica (State Pension age), non si paga più la National Insurance (l’equivalente dei nostri contributi INPS o sanitari), indipendentemente da quanto si riceva.

Tutta la tassazione si riduce quindi alla sola Income Tax (l’IRPEF britannica), mitigata da una no-tax area molto generosa denominata Personal Allowance, che per l’anno fiscale 2026/2027 è congelata a 12.570 £ annue. Oltre questa soglia, si applica l’aliquota base del 20% fino a 50.270 £.

Vediamo la simulazione applicando il tasso di cambio odierno sui due scaglioni lordi precedenti.

Caso 1: Pensione di 1.800 £ lorde al mese

Convertito in sterline, un lordo annuo di 30.000 € (calcolato su 12 mesi per uniformità) equivale a circa 25.200 £ lorde all’anno (~2.100 £ al mese).

  • Lordo Annuo: 25.200 £ (~30.000 €)
  • Contributi Sociali / Sanità (National Insurance): 0 £ (Esenzione totale per i pensionati).
  • Quota Esente (Personal Allowance): I primi 12.570 £ non subiscono alcuna tassazione.
  • Imponibile Fiscale: 12.630 £ (ossia 25.200 £ meno i 12.570 £ di no-tax area).
  • Income Tax (Aliquota Basic Rate al 20%): Il 20% di 12.630 £ equivale a circa 2.526 £ di tasse annue (~210 £ al mese).
  • Netto stimato mensile: ~1.890 £ (che riconvertiti corrispondono a circa 1.580 €).

Caso 2: Pensione di 2.500 € lordi al mese

Per una pensione di 2.500 € lordi al mese, il lordo annuo si attesta a 30.000 € che corrispondono a circa 25.200 £complessivi all’anno (~2.100 £ al mese).

  • Lordo Annuo: 25.200 £ (~30.000 €)
  • Contributi Sociali / Sanità: 0 £
  • Quota Esente (Personal Allowance): 12.570 £
  • Imponibile Fiscale: 12.630 £
  • Income Tax (20% sulla quota imponibile): 2.526 £ annue (~210 £ al mese).
  • Netto stimato mensile: ~1.890 £ (pari a circa 2.250 € al cambio attuale).

Il quadro europeo aggiornato col Regno Unito su un lordo mensile di 2.500 €.

Paese Lordo Mensile Ritenute Sanitarie / Sociali Tasse (IRPEF locale) Netto Mensile Stimato % di “Taglio” sul Lordo
Ungheria / Slovacchia / Bulgaria 2.500 € 0 € 0 € 2.500 € 0%
Regno Unito 2.500 € 0 € ~250 € 2.250 € ~10%
Francia 2.500 € ~227 € ~118 € 2.155 € ~14%
Germania 2.500 € ~275 € ~171 € 2.054 € ~18%
Italia 2.500 € 0 € ~530 € 1.970 € ~21%

A questo livello di importo (2.500 € lordi), il Regno Unito si posiziona al vertice dei grandi Paesi occidentali in termini di rendimento netto. La ragione è squisitamente tecnica: Mentre la Germania applica forti trattenute sanitarie fisse (circa l’11%) e la Francia si affida alla CSG, il Regno Unito azzera i contributi e fa scattare l’aliquota del 20% solo sulla parte di reddito che supera la soglia esente dei 12.570 £. Di conseguenza, l’aliquota reale effettiva (effective tax rate) sull’intero importo lordo di questo scaglione si ferma a un misero 10% circa, contro il 21% del fisco italiano.

Questa esposizione, accompagnata da esempi che offrono una visuale precisa dei diversi regimi, induce a diverse riflessioni, che chi scrive vuole lasciare al lettore.

Ma in conclusione l’osservazione del sistema ed il confronto con i diversi trattamenti in Europa deve indurci a riflettere: un tempo, andare in pensione voleva dire lasciare il lavoro, dipendente o autonomo, e vivere con la sola pensione. Da alcuni decenni non è più così: significa lasciare il lavoro e vivere di pensione solo per una parte dei lavoratori, per lo più dipendenti: per gli altri, si tratta soltanto di cominciare ad avere un’entrata in più continuando a lavorare.

Ma fino a quando il gettito nazionale IRPEF derivante dalle pensioni – circa 50 miliardi di euro -continuerà a rappresentare circa il 20% del gettito complessivo sarà ben difficile coltivare idee e programmi di crescita reale dei redditi dei pensionati; e questo prelievo fiscale massiccio genera, oltretutto, una profonda distorsione nella presentazione dei dati della spesa pensionistica: se il totale della spesa lorda dello Stato è circa 330 miliardi, è pur vero che almeno 50 miliardi vengono trattenuti a titolo di imposte dirette, portando ad una spesa pensionistica netta di 280 miliardi.

E dunque di fatto vengono erogate pensioni con una mano riprendendone almeno un quinto con l’altra sotto forma di tassazione: la spesa previdenziale che viene esposta nei dati è molto più alta di quella che viene effettivamente immessa nel circuito dei consumi. Ed ancora: il grosso dei 50 miliardi di gettito viene garantito dal 25% dei pensionati, i cui assegni lordi vengono definiti medio alti (da 28.000 euro in su), trasformando questa piccola fetta di contribuenti nei veri finanziatori del sistema di welfare nazionale.

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