Tra i settori più penalizzati dal carovita ci sono le strutture balneari, che rischiano di diventare un bene di lusso
Il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori dell’economia italiana, ma il settore si trova oggi a fare i conti con rincari sempre più pesanti che rischiano di trasformare le vacanze in un lusso per poche famiglie. Aumenti dei costi energetici, inflazione, difficoltà occupazionali e incertezza normativa stanno infatti incidendo sull’intera filiera turistica, in particolare sul comparto balneare.
Il tema è stato affrontato nel corso del Cnpr forum “Turismo da record ma vacanze sempre più care per gli italiani”, durante il quale esperti e professionisti hanno analizzato le principali criticità che stanno investendo il settore.
Secondo Sabatino Broccolini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Teramo, il turismo resta uno dei pilastri della crescita economica italiana ma necessita di nuove strategie per mantenere competitività e sostenibilità. Broccolini ha richiamato i dati pubblicati da Altroconsumo, secondo cui il costo di una giornata in spiaggia con ombrellone e lettini è aumentato del 24% rispetto al 2021 e del 6% rispetto al 2025.
Numeri che fotografano un incremento costante dei prezzi, mentre gli operatori del settore lamentano contemporaneamente un rallentamento delle prenotazioni. Una contraddizione che evidenzia le difficoltà di un comparto stretto tra aumento dei costi di gestione e riduzione della capacità di spesa delle famiglie.
Secondo Broccolini, il turismo balneare rischia di diventare sempre più esclusivo, con conseguenze negative non soltanto per i consumatori ma per l’intero sistema economico legato alle vacanze. Da qui la necessità di costruire un’offerta articolata e accessibile, capace di rispondere sia alle richieste del turismo di fascia alta sia alle esigenze delle famiglie con redditi medio-bassi.
Le conclusioni del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili, che ha sottolineato come gli aumenti non dipendano esclusivamente dall’inflazione tradizionale ma da un insieme di fattori strutturali.
Tra le principali cause Longoni ha indicato la crisi energetica, l’aumento del costo del gas, il rincaro delle materie prime e la difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato. A tutto questo si aggiunge la perdita di valore dei salari reali, che rende ancora più pesante la percezione dei rincari da parte dei cittadini.
“Quando il potere d’acquisto degli stipendi resta fermo mentre crescono i costi dei servizi, il peso psicologico degli aumenti diventa ancora più forte”, ha spiegato Longoni, evidenziando come il consumatore percepisca il rincaro in modo molto più intenso rispetto ai numeri ufficiali.
Secondo il consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili, il rischio concreto è l’erosione progressiva delle risorse che le famiglie destinano al tempo libero e alle vacanze. Una dinamica che potrebbe avere ripercussioni non solo sociali ma anche economiche, riducendo la capacità di spesa interna proprio in uno dei settori più importanti per il Pil nazionale.
Bru.Mar.
* Libero Quotidiano
